Toscana, dopo il nubifragio torna la paura amianto. Ma dove finisce una volta rimosso?

[5 agosto 2015]

Amianto Tosc

Nei giorni immediatamente successivi l’impatto sul territorio di un evento temporalesco di grande portata, come il nubifragio che ha interessato la Toscana lo scorso sabato o l’uragano di marzo, la presenza di materiali contenenti amianto diventa una delle principali preoccupazioni dei cittadini (e delle autorità). «Sono pervenute varie telefonate ad Arpat per segnalare la presenza di lastre in cemento amianto su aree pubbliche o private della zona sud di Firenze e/o limitrofe», rendono infatti noto dall’Agenzia, che torna a precisare come per attivare gli interventi di rimozione sia invece necessario «che i cittadini si rivolgano al Comune e/o alla Polizia municipale».

L’Arpat ha comunque predisposto e inviato ai comuni interessati (Firenze, Bagno a Ripoli e Pontassieve) e alla ASL 10 uno schema di azione da adottare per la messa in sicurezza e la rimozione del materiale nelle diverse situazioni. «In attesa dei provvedimenti e degli interventi di rimozione, è raccomandato quanto segue: la bagnatura dei materiali contenenti amianto danneggiati, frantumati e/o che hanno subito rotture in quanto tale operazione rappresenta il primo intervento che si può mettere in atto per evitare la eventuale dispersione di fibre nell’ambiente; evitare qualsiasi azione che produca ulteriore rottura o frantumazione; attuare quanto previsto dai provvedimenti che saranno adottati dal sindaco».

Una volta adottate tutte le necessarie precauzioni, e conclusi gli interventi di rimozione (sul suolo pubblico nel comune di Firenze,in particolare, è la società Quadrifoglio a intervenire), come ogni volta torna a ripetersi l’annoso problema: l’amianto che fine fa? Non solo la Toscana, ma l’Italia intera ne è ancora purtroppo piena, ma mancano gli impianti dedicati per gestirlo tutto in modo sostenibile, secondo il principio di prossimità.

Come denunciamo da sempre, già la Del. C.R. 21 dicembre 1999, n. 385 “L.R. 25/98 art. 9 comma 1 – Piano Regionale di gestione dei rifiuti – secondo stralcio relativo ai rifiuti speciali anche pericolosi” stabiliva che per le discariche regionali avrebbero dovuto essere previsti moduli dedicati allo smaltimento dell’amianto, ma questo provvedimento non è stata mai attuato.

Nonostante la Toscana (dove gli impianti di discarica che smaltiscono RCA sono a Montignoso, Cascina, Serravalle Pistoiese e Pomarance, e solo quest’ultima per i rifiuti pericolosi) sia una delle regioni che riesce a smaltire le maggiori quantità di amianto, nell’anno 2013 (come riporta l’ultimo rapporto sui rifiuti speciali dell’Ispra) la quantità di rifiuti contenenti amianto prodotti in Italia è stata pari a circa 414 mila tonnellate, e 254.338 sono state le tonnellate di rifiuti contenenti amianto esportate in altri paesi. La quasi totalità di queste (253.227 tonnellate) va nella virtuosa Germania, e molti vengono smaltiti in miniere dismesse, con costi elevati per la comunità (italiana).

Smaltire l’amianto è possibile e necessario, anche in Italia e in Toscana, ma incomprensibilmente incute meno paura l’amianto che gli impianti per gestirlo in sicurezza.