Un rapporto documenta il degrado di Adriatico e Ionio

In media 658 oggetti spiaggiati ogni 100 metri, il 7,8 sigarette. Sul fondo 510 oggetti per Km2

[3 marzo 2017]

Quello dei rifiuti marini rappresenta un serio problema ambientale, ma  le cifre presentate nel  rapporto “Marine litter assessment in the Adiatic & Ionian Seas”  rivelano un degrado antropico dell’Adriatico e dello Ionio, due mari preziosi per l’economia turistica ed ittica, che è davvero preoccupante.  Infatti il rapporto  dice che  sono stati «Reperiti, in media, 658 oggetti spiaggiati ogni 100 m di litorale monitorato tra i mari Adriatico e Ionio, con un range di 219-2914 oggetti/100m, mentre una media di 332 oggetti per km2 sono stati monitorati in galleggiamento lungo le coste; sul fondo del mare la situazione non è migliore: una media di 510 oggetti raccolti per km2 (con un range che va da 79 a 1099)».

Il rapporto è stato recentemente pubblicato nell’ambito del progetto triennale Ipa-Adriatico DeFishGear ed è frutto di una complessa campagna di monitoraggio cui hanno partecipato 9 istituti, enti e università di 7 diversi Paesi che condividono il bacino Adriatico e Ionico, comprei, per l’Italia, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e Arpae Emilia Romagna, che fanno parte del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa).  All’Ispra spiegano che «La campagna di monitoraggio ha coinvolto Albania, Bosnia ed Erzegovina, Croazia, Italia, Grecia, Montenegro e Slovenia, in uno sforzo comune di coordinazione e armonizzazione di azioni pilota di monitoraggio. In particolare, sono stati analizzati 180 transetti su spiaggia in 31 diversi siti, per un totale di 32.200 mq estesi su oltre 18 Km di costa; sono stati inoltre effettuati 66 transetti a bordo di pescherecci per valutare i rifiuti galleggianti, percorrendo un totale di 415 Km, mentre osservatori su ferry-boat hanno monitorato un totale di 9.062 Km di mare. Per i rifiuti sul fondo, sono stati campionati 11 siti con pescherecci a strascico per un totale di 121 cale ed effettuati 38 transetti in 10 diversi siti tramite operatori subacquei. Per la valutazione della plastica nel biota sono stati analizzati 614 esemplari di pesci».

I ricercatori evidenziano che «Nonostante l’attribuzione delle fonti sia una procedura complessa per l’alto numero di oggetti di origine incerta o mista, dal rapporto risulta che una percentuale variabile fra il 33 e il 39% dei rifiuti trovati nelle diverse matrici (spiaggia, superficie del mare e fondo) proviene dalle coste e da pratiche inefficienti di gestione dei rifiuti, turismo e attività ricreative. Le attività legate al mare (trasporti via mare di merci e passeggeri, pesca sportiva e commerciale, acquacoltura, ecc.) contribuiscono al numero di rifiuti trovati con percentuali che vanno invece dal 6,3% al 23% secondo la matrice considerata».

Ma non c’è solo la cattiva gestione, raccolta, riciclo e riuso dei rifiuti, al degrado delle nostre spiagge e coste contribuiscono anche le cattive abitudini personali: «Dati interessanti – spiegano all’Ispra – sono anche quelli relativi ad alcune fonti, in particolare: il 7,8% dei rifiuti trovati in spiaggia ad esempio è correlato al fumo (mozziconi, accendini ecc.) mentre il 2,6% degli oggetti trovati sul fondo del mare sono di origine sanitaria (preservativi, assorbenti igienici, ecc.)».

DeFishGear sottolinea che  “Marine litter assessment in the Adiatic & Ionian Seas”   «E’ fino ad oggi il primo lavoro che si propone di «valutare l’ammontare, la composizione e, ove possibile, la fonte dei rifiuti marini in tutte le matrici marine (spiaggia, superficie, fondo e biota) dell’Adriatico e dello Ionio. Il Rapporto è, nei fatti, la prima valutazione dei rifiuti marini – a livello europeo e di bacini regionali europei – basata su dati di campo comparabili, ottenuti nello stesso periodo, con l’applicazione di protocolli di monitoraggio armonizzati e che può quindi fornire elementi strategici per il monitoraggio dei rifiuti marini e per le politiche di gestione».