Vele spiegate, un’estate a caccia di rifiuti: su 48 spiagge ne sono stati recuperati 28.390

Oltre 400 volontari provenienti da tutta Italia coinvolti nel progetto di citizen science promosso da Legambiente: ecco i risultati

[14 settembre 2018]

Rifiuti di ogni forma, genere, dimensione, colore pullulano ormai lungo le coste italiane: sono frutto sia della loro cattiva gestione sia dell’abbandono consapevole da parte di troppi cittadini, che non risparmiano aree di pregio come quelle dell’Arcipelago Toscano e del Santuario internazionale dei mammiferi marini o del Cilento. La seconda edizione del progetto Vele spiegate di Legambiente – un bell’esempio di citizen science, dove i cittadini collaborano a monitoraggi scientifici sui problemi ambientali – offre un quadro dettagliato della situazione: oltre 400 volontari provenienti da tutti gli angoli d’Italia hanno monitorato 48 spiagge (per un totale di 2637 metri lineari campionati) e censito ben 28.390 rifiuti.

In totale i volontari di Legambiente hanno raccolto oltre 300 sacchi di rifiuti durante la pulizia di 65 spiagge (40 in Toscana e 25 in Cilento). Ben il 23% di ciò che costituisce un rifiuto sulle spiagge delle due regioni è rappresentato da oggetti creati per avere una vita breve. Tra questi gli oggetti monouso in plastica che utilizziamo per pochi minuti, ma se smaltiti non correttamente inquinano l’ambiente per decine o centinaia di anni come bottiglie (trovate sul 98% delle spiagge), stoviglie (sul 60% delle spiagge) e buste (sul 50%). Proprio per prevenire l’inquinamento da questo tipo di rifiuti, Legambiente ha lanciato la campagna #Usaegettanograzie, che ha già avuto in questi mesi l’adesione di decine di amministrazioni comunali che hanno messo al bando prodotti di plastica usa e getta con apposite ordinanze, proponendo alternative in materiale biodegradabile e compostabile (una scelta che in ogni caso può al massimo lenire il problema, non risolverlo).

Tornando ai dati dell’indagine, nella top ten dei rifiuti più trovatici sono pezzi di polistirolo (ben il 52,7%) gran parte derivante dalla frammentazione delle cassette utilizzate per prodotti ittici; pezzi di plastica (14,6%); sacchetti di patatine o dolciumi (5,3%); bottiglie e tappi di plastica (4,9%); bastoncini per le orecchie (2,2%); mozziconi di sigarette (2,2%); materiale da costruzione (1,8%); altri oggetti di plastica e polistirolo (1,6%).

Per quanto riguarda in particolare la Toscana, l’indagine Beach Litter di Vele Spiegate è stata effettuata su 40 spiagge di Elba (30), Capraia (4), Pianosa (2), Giglio (3), Montecristo (1): sono stati 26,247 rifiuti censiti (su un totale di 1.200 metri lineari di litorale campionato) con una media di circa 22 rifiuti ogni metro di spiaggia. Tre spiagge risultano essere più critiche delle altre, con oltre 100 rifiuti per metro lineare monitorati: Zupignano nel Comune di Rio all’Isola d’Elba (con 143 rifiuti al metro), Cala dei Porcili sull’Isola Capraia (259 rifiuti al metro) e la Caletta ad Est dell’Ogliera nel Comune di Campo nell’Elba (110 rifiuti al metro). La plastica è il materiale più trovato, pari al 95% del totale dei rifiuti rinvenuti, seguita da metallo (1,4%), vetro e ceramica (1,4%) e carta e cartone (1%).

«I dati sul polistirolo sulle spiagge più colpite dal marine litter sono preoccupanti – spiega Umberto Mazzantini di Legambiente Arcipelago toscano e responsabile mare di Legambiente Toscana, oltre che redattore di greenreport – il polistirolo viene in gran parte dalle cassette per il pesce finite o gettate in mare  e dai contenitori per alimenti e frutta, la presenza di molti rifiuti lungo le coste nord-orientali dell’Elba che guardano al Canale di Piombino ci parlano di mala depurazione e di pessime abitudini, ma la forte concentrazione di rifiuti e microplastiche nelle acque protette di Capraia ci dicono che il grande vortice (la zuppa di plastica che qualcuno chiama isola) venutasi a creare fra l’Elba, la Capraia e la Corsica è un pericolo reale per il Parco nazionale dell’Arcipelago toscano e il Santuario internazionale dei mammiferi marini. Non a caso proprio in queste aree quest’estate si è tenuta un’altra iniziativa, Pelagos plastic free, che ci ha visto collaborare con l’Ong francese Expedition Med, il segretariato del Santuario e alcuni Parchi nazionali per cercare di capire quale sia l’estensione del problema del marine litter e come colpisca cetacei e tartarughe marine».

Una soluzione costruttiva al problema non potrà che passare anche per una poderosa quanto necessaria trasformazione culturale. Come sottolinea difatti Marco Marmeggi, presidente di Diversamente marinai, «intervenire sul beach litter, monitorare le spiagge, campionare i rifiuti, non può essere scisso dal problema educativo: cambiare i comportamenti e gli stili di vita e di consumo delle persone resta l’unica strada da percorrere per salvare il pianeta e gli oceani». Da questo punto di vista, arrivano primi segnali incoraggianti: rispetto alla prima edizione del 2017, Vele spiegate 2018 ha visto una più estesa collaborazione di imprese locali, circoli velici, albergatori, cittadini e bagnanti, segno di un grande interesse e preoccupazione di quel che sta accadendo al nostro mare ma anche del grande successo di un’iniziativa sempre più conosciuta.