Verbali Schiavone, i geologi del Molise preoccupati per i rifiuti tossici

[7 novembre 2013]

«Esprimiamo viva preoccupazione per il reale stato del nostro territorio, nonché per le ricadute, a breve e lungo termine, sulla salute pubblica. L’elevato ed anomalo tasso di malattie degenerative, autoimmuni e cancerose nella nostra regione aveva già da tempo fatto alzare un grido di allarme da parte della comunità dei medici». A dirlo è l’Ordine dei Geologi del Molise in seguito alle dichiarazioni del boss Carmine Schiavone sull’ecocidio del Sud.

L’allarme dei geologi si aggiunge a quello del Procuratore di Isernia, Paolo Albano,  che ha annunciato l’apertura di un’inchiesta su quanto è accaduto negli anno ’90 nel Molise Ovest. Nel verbale del 7 ottobre 1997 sulle dichiarazioni di Carmine Schiavone, si fa riferimento infatti anche ad «Isernia e zone vicine» per lo smaltimento illecito dei rifiuti.

Il segreto tenuto nascosto per 16 anni, non è una novità ma è soltanto una conferma di quello che è stato denunciato ormai da tanti anni da  Legambiente con i rapporti Ecomafia. L’associazione ambientalista ha evidenziato, infatti,  come il business legato allo smaltimento dei rifiuti sia in crescita. Il giro d’affari del 2012 nell’intero territorio nazionale è pari a 16,7 miliardi. Sicilia, Calabria, Campania e Puglia sono le regioni con il numero di reati più alto.

In Molise sono 358 le infrazioni accertate, 272 le persone denunciate e 74 i sequestri effettuati. Informazioni che dovrebbero allarmare tutti. «La verità è sapere chi nella politica o nelle istituzioni ha taciuto per tanti anni non agendo, facendo finta di non sapere, nell’indifferenza generale di fatto complice di quella terra ( il riferimento è alla cosiddetta terra dei fuochi ndr)  e di tutto il meridione d’Italia», hanno dichiarato con una nota congiunta Rossella Muroni e Michele Buonomo, rispettivamente direttrice nazionale e presidente regione Campania di Legambiente.

Negli anni non c’è stata una presa di posizione chiara da parte del governo centrale contro le ecomafie, forse l’introduzione dei delitti ambientali nel nostro codice penale potrebbero essere una soluzione efficace. Ma quanto tempo si dovrà ancora aspettare? Il disegno di legge è stato già licenziato dal governo Prodi nel 2007 e ripresentato in questa legislatura al presidente della Commissione ambiente della Camera, Ermete Realacci.

Eppure, i dati  di Legambiente sono raccapriccianti: dal 2001 ad oggi sono stata ben 33 le inchieste per attività organizzata di traffico illecito di rifiuti condotte dalle procure attive nelle due province. I magistrati hanno emesso ben 311 ordinanze di custodia cautelare, con 448 persone denunciate e 116 aziende coinvolte. Inchieste che, al di la dei numeri, hanno consentito di smascherare alcune tra le principali holding mafiose attive nel ciclo dei rifiuti, capaci di movimentare milioni di tonnellate di veleni. Si stima che nel nostro paese solo nel 2010 – sommando i quantitativi sequestrati nelle principali inchieste gli inquirenti hanno messo le mani su un totale che supera i 2 milioni di tonnellate di monnezza: considerando che un tir trasporta in media 25 tonnellate a carico, significa che se ne sono messi in cammino 82.181. Uno dietro l’altro fanno una strada che da Reggio Calabria arriva quasi a Milano (1.117 chilometri). E la maggior parte di queste inchieste riguarda la Campania.

E come se non bastasse, a rincarare la dose, è il Commissario per le bonifiche che nel 2009 mette nero su bianco l’esistenza di 1.122 aree avvelenate da smaltimenti illegali in 70 Comuni, sempre in Campania. Dati che in questi anni sono, purtroppo, sicuramente cresciuti, visto che buona parte degli oltre mille sequestri effettuati dal 2008 al 2012 dalle forze dell’ordine è rappresentata proprio da discariche abusive e aree di sversamento illegale di rifiuti.

«Un virus – concludono i due rappresentanti di Legambiente – con la faccia di apparentemente innocui imprenditori di rifiuti, di professionisti affermati e ben vestiti, colletti bianchi e inamidati, mafiosi di professione, che ha lasciato una scia di veleni che ha finito per ammorbare ogni forma di vita in ampie fette di territorio campano». Ma il Molise non è lontano dalla Campania.

Ulteriori passi in avanti si stanno compiendo contro i crimini ambientali, ma la capacità  della mafia di prendere posto  in molteplici attività e di  celarsi dietro nuovi volti, non consente ai cittadini di abbassare la guardia. Il business degli affari illeciti non riguarda soltanto lo smaltimento dei rifiuti. E’ aumentato con lo sviluppo del mercato dell’eolico, e adesso i pericoli di infiltrazioni mafiose potrebbero arrivare con le bonifiche, ma anche questa non è una novità.

di Michele D’Amico