La Regione convoca i vertici aziendali e il Comune

Rifiuti, Livorno corre da sola: Aamps cambia cda, ma restano le vecchie illusioni

Rifiuti zero, termovalorizzatore spento e no a RetiAmbiente: questi i punti che la nuova amministrazione si impegna a rispettare. Con quali basi?

[22 gennaio 2016]

nuovo cda aamps

Tre nuovi nomi, e il solito programma: oggi l’assemblea dei soci Aamps – ovvero il Comune di Livorno – ha nominato i membri del nuovo cda che dovrà guidare la municipalizzata verso il concordato preventivo in continuità.

Si tratta del quarto cambio di dirigenza in meno di due anni, ovvero da quando la maggioranza pentastellata ha conquistato la guida del Comune labronico. La rosa dei papabili per il Consiglio d’amministrazione è stata più volte sfogliata e cambiata negli ultimi giorni, e infine la scelta è ricaduta su tre nomi inediti: Federico Castelnuovo (nel ruolo di presidente), Paola Annamaria Petrone e Massimiliano Tolone (entrambi consiglieri).

«Abbiamo deciso di conferire l’incarico a questi tre professionisti dal curriculum di evidente spessore perché la nostra volontà è ed è sempre stata quella di garantire la continuità aziendale di Aamps. Il presidente  e i consiglieri – ha dichiarato il sindaco Filippo Nogarin annunciando le nomine – sono certo sapranno dare prospettive e futuro a questa azienda. La loro scelta è dovuta anche al fatto che apporteranno tre differenti esperienze e capacità professionali. Massimiliano Tolone è esperto di management aziendale, Paola Petrone è una manager esperta nel settore rifiuti e in particolare della raccolta differenziata e il presidente Castelnuovo è un esperto di procedure concordatarie. Tutti e tre insieme possono quindi davvero riportare l’azienda in bonis lavorando in sinergia».

Come dichiarato dal sindaco Nogarin, soltanto un membro del nuovo cda – la consigliera Petrone – ha maturato pregresse esperienze nel settore dei rifiuti: Petrone ha ricoperto fino all’anno scorso il ruolo di direttore generale all’Amsa (Azienda milanese servizi ambientali), società facente parte del gruppo A2A: un gigante nel settore delle multiutility, curiosamente agli antipodi rispetto – una rilevante quota azionaria è in mano privata, investitori internazionali compresi – a quel modello aziendale che dal Comune di Livorno hanno ribadito oggi voler cucire addosso all’Aamps.

I nuovi amministratori si sono infatti impegnati ad agire nel rispetto dei punti elencati nell’atto di nomina e ribaditi dal sindaco Nogarin. Tra i più rilevanti troviamo il «ricorso all’istituto del concordato preventivo in continuità aziendale», l’elaborazione di un piano di interventi «ispirati ed orientati a politiche verso Rifiuti Zero», il «superamento dell’utilizzo dell’odierno inceneritore per lo smaltimento dei rifiuti e conseguente spegnimento dello stesso impianto», e infine l’interruzione «del percorso di conferimento della società A.am.p.s. in RetiAmbiente Spa con conseguente mantenimento in house della società ed elaborazione del relativo piano industriale».

Sembra così rimanere l’indirizzo dell’autarchia: Livorno punta a gestire da sola i propri rifiuti.. Sarà interessante vedere come il nuovo cda declinerà il nuovo piano industriale, e su quali basi – ovvero su quali flussi di materia e su quali conti economici – si immagina di ottenere l’approvazione dello stesso dai necessari enti finanziatori, ovvero dalle banche.

Scegliere l’autosufficienza in materia di rifiuti, come già argomentato su queste pagine ma soprattutto come dimostra il contesto territoriale, significherebbe per Livorno la necessità di dotarsi degli impianti necessari. Discarica compresa, a maggior ragione chiudendo il termovalorizzatore – praticamente l’unico asset impiantistico che ad oggi fornisce valore economico all’azienda. Perché il piano industriale possa dirsi tale, il nuovo cda dovrà dunque analizzare quali-quantitativamente i rifiuti prodotti dall’area di riferimento, definire la taglia degli impianti necessari a gestirli, quanto questi costeranno e quanti ricavi si pensa si trarne. È un progetto sostenibile, economicamente ed ambientalmente?

Al di là della girandola di nomi e dichiarazioni, Aamps ha ampiamente dimostrato negli anni (compreso il periodo a gestione pentastellata) di non avere, da sola, i fondamentali per produrre valore. Senza un rapporto di mercato con l’impiantistica esistente a livello di Ato per raggiungere efficienze ed economie di scala, i limiti fisici ed economici continueranno ha rappresentare il vero, invalicabile muro per il futuro dell’azienda. Che nel frattempo, mentre il tempo passa, continua a scivolare nell’abisso.

Una spirale in cui oggi si registrano intereventi anche da Firenze. «Pur in una questione di competenza diretta dell’amministrazione comunale, la Regione – si legge in una nota – ha registrato l’isolamento che potrebbe determinarsi con la decisione di tenere fuori Aamps da RetiAmbiente, secondo scelte che non si muovono nell’ambito delle linee indicate dalle leggi regionali e nazionali. Decisione quest’ultima che oltre a creare innegabili problemi agli equilibri aziendali può produrre anche un rallentamento del processo di qualificazione e di riorganizzazione di tutto il sistema del trattamento dei rifiuti sulla costa». La Regione Toscana, al termine di una riunione richiesta dai sindacati di categoria, allarmati per il futuro dell’azienda, ha reso dunque noto che convocherà i nuovi vertici di Aamps e il Comune di Livorno cercando di «svolgere un ruolo per la riapertura di un dialogo positivo tra le parti nell’interesse dei cittadini e dei lavoratori, con l’obiettivo anche di acquisire certezze per il futuro, visto anche che al centro della questione c’è un tema delicato come quello del trattamento dei rifiuti».