Rimateria e Rea Impianti chiariscono le proprie posizioni

Rifiuti, nuova inchiesta sull’economia circolare in Toscana: sei gli arresti

Traffico illecito, associazione per delinquere e truffa aggravata ai danni della Regione sono i reati ipotizzati

[14 dicembre 2017]

Mentre a Roma si celebrano i primi vent’anni dell’Italia del riciclo, in Toscana scattano le conseguenze di un’inchiesta sul ciclo dei rifiuti partita nel 2014 e condotta dalla Dda di Firenze insieme ai Carabinieri forestali: traffico illecito di rifiuti, associazione per delinquere e truffa aggravata ai danni della Regione sono i reati ipotizzati, che hanno portato all’arresto di sei persone e i sigilli in due aziende livornesi (Lonzi Metalli e Rari).

Secondo quanto finora emerso dalle indagini ancora in corso, sarebbero circa 200mila le tonnellate di rifiuti che sarebbero state smaltite in modi non conformi alla legge nelle discariche oggi gestite dalle partecipate pubbliche Rea Impianti (presso il polo di Scapigliato, a Rosignano Marittimo) e Rimateria (a Piombino). Per gli inquirenti infatti i rifiuti sarebbero stati pericolosi ma gestiti e conferiti in discarica non come tali, un modus operandi che avrebbe garantito alle aziende coinvolte profitti illeciti per 26 milioni di euro, e un ammanco di 4,3 milioni di euro (equivalente all’ammontare dell’ecotasse che sarebbe stata evasa) per la Regione Toscana.

«Oggi i Carabinieri forestali hanno acquisito gli atti reputati d’interesse – spiega il presidente di Rimateria, Valerio Caramassi – Per quanto ci riguarda siamo tranquilli. Nel nostro caso dovrà essere accertata la corretta gestione dei formulari sui rifiuti in ingresso, e il corretto svolgimento dei controlli su questi rifiuti secondo quanto stabilito dalle autorizzazioni che ci permettono di operare. Sono queste autorizzazioni a dire in che mondo, quando e quali controlli effettuare: a campione e a sorpresa».

Anche Rea Impianti, dove alcune figure interne alla società sono state raggiunte da misure cautelari interdittive dall’esercizio di attività imprenditoriali e direzionali, si «dichiara – unitamente alle proprie figure interne, per cui esprime la massima fiducia – assolutamente estranea alla vicenda». L’azienda «opera rigide verifiche documentali ed analitiche per l’accettazione dei rifiuti speciali non pericolosi in discarica», e tale attività «viene svolta con continuità ed in conformità alle autorizzazioni in vigore». Nel ribadire pertanto «la propria estraneità ai fatti», dalla Rea Impianti confermano dunque di aver già avviato, con «il supporto dei legali, le necessarie attività difensive finalizzate a chiarire quanto prima i fatti e le relative posizioni».

Nel frattempo le indagini, descritte dal procuratore capo di Livorno Ettore Squillace Greco, sono ancora in corso mentre a Roma s’invoca giustamente un’economia più circolare. Le inchieste e gli applausi sono due facce della stessa medaglia della green economy italiana, dove a singoli (e numerosi) casi d’eccellenza si affiancano un corpus normativo confuso e contradditorio che rende difficile la vita agli imprenditori di settore onesti, e al contempo apre gli spazi al crimine (perché da qualche parte, i rifiuti sono lo specchio dei nostri consumi, e finché ci sarà spazio per gli uni si dovrà trovare quello anche per gli altri). Anche stavolta sarà un percorso giudiziario – con l’augurio che sia rigoroso, giusto e celere – che proverà a fare chiarezza su questa fetta di economia circolare.