A greenreport Alberto Alemanno, giurista e cofondatore del network Ten

Le riforme vanno testate, come i farmaci: presto l’Ue avrà la sua nudge unit per farlo

Chi decide quali sono le politiche pubbliche più efficaci? Sperimentarle è una rivoluzione, anche per la sostenibilità

[30 giugno 2014]

La medicina giusta per ripartire dopo tanti anni di crisi prima finanziaria, poi sempre più economica e sociale (e ambientale, in modo trasversale), ci insegnano essere le riforme. Ma in questa sorta di new normal, dal 2007 a oggi, di riforme ne abbiamo sbandierate tante, in Italia e fuori. Non hanno funzionato. Chi decide – e come –  quali sono le candidate al successo, e quali inadatte al cambiamento? Un farmaco che si rispetti, prima di entrare in commercio, dev’essere testato: solo lo 0,01% arriva alla fase di commercializzazione. Fare qualcosa di simile con le politiche pubbliche (che hanno un tasso di successo forse ancor più basso…) è da anni l’aspirazione dell’economia comportamentale e di chi ne difende le ragioni; finora l’Europa – per non parlare dell’Italia – è rimasta tutto sommato cieca di fronte a questa possibilità. Ma presto le cose potrebbero cambiare, e in meglio.

A Copenhagen si è appena riunita una prestigiosa conferenza che, tra gli altri, ha visto sedersi allo stesso tavolo relatori del calibro di Cass Sunstein e Richard Thaler, i due profeti del nudge – traducibile con “spinta gentile” –, quell’indicazione gentile ai cittadini per aiutarli a fare la scelta migliore in moltissimi ambiti. L’ambizione del nudge si basa su un’assunzione semplice: l’architettura delle scelte di ognuno (ossia il contesto nel quale vengono prese) non è indifferente al risultato, e sovente può essere migliorata. In fila a una mensa, se davanti a noi – anziché troppo in basso o in alto rispetto al nostro sguardo – sono posizionate verdure fresche e frutta è più probabile che ne mangeremo, e la nostra bilancia ne avrà giovamento. Così come quella delle casse pubbliche, alle quali la Sanità attinge.

Perché simili accorgimenti, efficaci quanto efficienti (in quanto a costo quasi zero) non vengono presi? Secondo Alberto Alemanno, che della conferenza a Copenhagen è stato relatore e organizzatore, in Italia «non stupisce che l’economia comportamentale non abbia finora trovato spazio nell’ambito delle politiche pubbliche». Alemanno, fondatore di eLabEurope e giurista con una cattedra alle prestigiose Hautes Etudes Commerciales di Parigi e alla University School of Law di New York, lavora da tempo in seno all’Unione europea e ha avuto un ruolo di primo piano in direttive come quella recentemente approvata sul tabacco: entro due anni, tutte  le avvertenze sugli effetti alla salute dovranno coprire il 65% del pacchetto, e saranno presenti immagini shock per dissuadere i consumatori dall’acquisto. Un successo dell’economia comportamentale in difesa della salute.

Ma il focus degli interventi potrebbe essere vastissimo, e non riguardare solo l’ambito della salute. «Gli ambiti privilegiati – spiega Alemanno – comprendono tutti i servizi offerti dall’amministrazione al cittadino, compresa la riscossione di tributi e multe. Ma anche settori come quello dell’energia, dei trasporti pubblici e privati e dei cambiamenti nelle modalità di consumo dei cittadini, favorendo scelte sostenibili, rientrano nello stesso perimetro d’azione. Le possibilità sono molte: dall’acquisto di elettrodomestici più efficienti a quello di oggetti prodotti con materiali riciclati, fino alla riduzione dello spreco di cibo».

Gli Stati Uniti e soprattutto la Gran Bretagna stanno da tempo incorporando l’economia comportamentale nella definizione delle loro politiche pubbliche, e «con buoni risultati. In Uk – ricorda Alemanno – hanno la loro nudge unit, e in seno Cabinet office. Sappiamo che anche altri stati, come la Germania o la Svezia, si stanno oggi muovendo in tal senso, mentre non c’è niente di simile al momento nei progetti del governo italiano». L’input per cambiare, ancora una volta, potrebbe venire dall’Europa.

A Copenhagen ha preso ufficialmente il via Ten, il primo network europeo del nudge: «Ten raccoglie organismi esistenti che sono espressione di università e società civile. Vuole fare rete, condividere ricerche ed esperienze. Senza l’obiettivo di far profitto, ma per sviluppare conoscenza e favorire un approccio al nudge che parta sia da basso che dall’alto. La Commissione Ue, infatti, ha già espresso a Copenaghen la volontà a finanziare una parte delle nostre attività per istituzionalizzare Ten in Europa».

Ma c’è di più. Nonostante non ci sia ancora l’ufficialità, l’Ue «sta considerando – confida Alemanno – di creare una propria nudge unit, forse pronta già per fine estate; sta reclutando scienziati comportamentali per centralizzare la formazione di politiche europee ispirate (anche) all’economia comportamentale. Bisogna capire se, a livello politico, la nuova Commissione accetterà e utilizzerà questa nudge unit; combinata con un network molto fluido, “dal basso”, come Ten, potrebbe davvero aiutare a creare un nuovo modello, unico al mondo, e che a Copenhagen ha già suscitato entusiasmo, anche in Sunstein e Thaler».

E l’Italia? Nonostante importanti centri come il Cresa, gli appelli dei media più attenti al tema (promossi dal Sole 24 Ore ma anche da greenreport, con l’economista Luciano Canova) e la volontà “riformatrice” del governo Renzi, sul fronte dell’economia comportamentale ci si ferma a un interesse di massima. «Affinché l’Italia e altri stati membri facciano qualcosa – chiosa Alemanno – ci vuole l’Europa a incoraggiarli». Presto, grazie alla nudge unit dell’Ue e a Ten, potremmo avere una possibilità. Non sprechiamola.