Una ricerca che parla anche italiano (e sardo)

Ecco il rivoluzionario Gps genomico che dal Dna scopre il luogo di origine delle persone

«Tutte le popolazioni attuali sono frutto di un mescolamento, biologicamente si abbandona il concetto di razza»

[29 maggio 2014]

Nature communications ha pubblicato lo studio “Geographic population structure analysis of worldwide human populations infers their biogeographical origins” nel quale un foltissimo team internazionale di ricercatori spiega che cosa è il Gps, cioè Geographic population structure, l’algoritmo che traduce le informazioni genetiche in coordinate geografiche per scoprire il luogo di origine degli individui. Richiamando dunque il funzionamento di un “normale” Gps, che riesce a tradurre in coordinate geografiche le onde radio dei sistemi satellitari. Il Gps genomico, è stato elaborato da un consorzio internazionale di ricercatori di cui fanno parte diversi italiani: Sergio Tofanelli del Dipartimento di biologia dell’università di Pisa;  Ignazio S. Piras, Carla Maria Calò e Francesco Cucca del Dipartimento scienze della vita ed ambiente dell’università di Cagliari;  Antonella De Montis, Manuela Atzori e Monica Marini del Research Laboratories, bcs Biotech; Paolo Francalacci del Dipartimento scienza della natura e del territorio  dell’Università di Sassari.

Su Nature communications si legge che «l’algoritmo è stato testato su circa 1,650 individui appartenenti a più di 40 popolazioni. L’83% degli individui è stato assegnato correttamente alla nazione di origine e  per alcune popolazioni, come nel caso dei sardi, il 50% è stato collocato correttamente entro un raggio di 50 km dal proprio villaggio di origine. E’ infatti intuitivo che la precisione del Gps genomico relativamente ad una certa popolazione o regione dipende dalla ricchezza di dati specifici disponibili e dall’assenza di fenomeni recenti di mescolamento o di migrazione. Quindi è più preciso se applicato a regioni come la Sardegna che hanno una “residenza storica” della popolazione e una grande mole di dati genomici».

Sergio Tofanelli spiega: «I dati che elabora il Gps genomico sono poche decine di migliaia di varianti a singolo nucleotide, quelle con il maggiore contenuto di informazione biogeografica, che abbiamo selezionato tra i milioni di siti variabili del nostro genoma. In gergo vengono denominati AIMs, termine che in italiano potremmo tradurre con “marcatori informativi di ancestralità”. In particolare, il mio contributo è stato quello di contribuire alla selezione e validazione degli AIMs su popolazioni mediterranee. Uno degli aspetti più innovativi dell’algoritmo Gps è l’applicazione di un nuovo paradigma della genetica evolutiva umana che permette di abbandonare definitivamente qualsiasi implicazione biologica del concetto storico di razza: tutte le popolazioni attuali sono il frutto di un mescolamento».