Romano Prodi vuole trivellare il petrolio offshore dell’Adriatico prima dei croati?

[19 maggio 2014]

Che centrano i parchi, le piattaforme petrolifere e Romano Prodi? Andiamo con ordine e lo capirete. La costa teatina ha tutti i numeri per poter diventare il laboratorio di un nuovo sistema di gestione del territorio, attraverso la valorizzazione e la tutela delle sue risorse, raccogliendo tutte le più importanti sfide attuali, come le questioni climatiche, l’energia, il consumo di suolo e la gestione dei beni comuni che la globalizzazione e la crisi economica hanno imposto pesantemente a tutti e che attendono faticosamente risposte adeguate. Sono Tematiche strategiche che, se ben gestite, possono determinare gli elementi di forza per la competitività del territorio e garantire reali e buone ricadute occupazionali.

«Vogliamo che il Parco della costa teatina conquisti il guinness dei primati come primo parco nazionale della storia italiana a nascere commissariato e petrolizzato?», chiede Legambiente Abruzzo alla politica, perché «A tutti i livelli, si adoperi concretamente e seriamente per scongiurare questo triste e pericoloso scenario. Inoltre, occorre scongiurare il commissariamento governativo, in modo da evitare ulteriori esasperazioni territoriali e garantirebbe alle comunità locali la giusta condivisione di un progetto così altamente strategico. Il protagonismo dei territori è importante ma deve essere volto a superate tutte le strumentalizzazioni e banalizzazioni di oggi, al fine di superare le difficoltà esistenti ed arrivare ad una soluzione condivisa e partecipata». Gli ambientalisti sottolineano che «E’ certo che il percorso decisionale all’interno di in un contesto così antropizzato, com’è quello della costa teatina, è inevitabilmente più complesso rispetto alla nascita degli altri parchi abruzzesi, in quanto ci si trova difronte ad economie e ad uno scenario territoriale, anche ambientale, diversificati. Ma è proprio da questa complessità che si può sviluppare un futuro economico, sociale, ambientale e culturale innovativo e funzionale alla crescita sostenibile di questo territorio».

Secondo Giuseppe Di Marco, direttore Legambiente Abruzzo, «E’ necessario, quindi, che venga superata la discussione “parco si, parco no” perché è generica e demagogica e che si focalizzi invece la giusta attenzione sull’opportunità di creare una nuova dimensione di gestione e pianificazione territoriale, in modo da porre fine all’aggressione continua della nostra costa. Inoltre, vanno finalmente create le condizioni e messi in campo gli strumenti necessari e funzionali a raccogliere, con coraggio e determinazione, le nuove sfide della green economy.”

Gli ambientalisti vogliono utilizzare il Parco ed i Trabocchi anche per fermare l’aggressione delle trivelle al mare abruzzese, «Per dire basta una volta per tutte ad una operazione demenziale, volta a recuperare  una quantità irrisoria di petrolio che, ai consumi attuali, si esaurirebbe in circa 20 mesi. Con questi numeri vale davvero la pena ipotecare il futuro della nostra costa per cosi poco?» Un interrogativo comincia a far breccia tra molti operatori economici e che nel dibattito inizia ad affiorare una nuova idea di area protetta come “laboratorio di sostenibilità” aperto a tutti e animato dagli abitanti, un’idea di Parco che comincia a maturare: «Un’idea di futuro – sottolineano a Legambiente – che implica, a differenza di quanto accaduto fino ad ora, una maggiore sinergia degli enti locali nel pianificare un territorio al di là dei propri confini comunali ed un maggiore protagonismo del mondo agricolo nel suo importante ruolo di produttore di beni comuni».

Per Luzio Nelli, responsabile agricoltura di Legambiente Abruzzo, «Non va mai dimenticato che l’agricoltura riveste un ruolo chiave per la Costa teatina, capace di integrare appieno la dimensione ambientale con quella economica, sociale e culturale. Il problema del consumo di suolo come sottrazione di una risorsa fondamentale, fa sì che la prassi amministrativa nella pianificazione territoriale deve oggi iniziare a confrontarsi con la finitezza di questa risorsa. In questo, il mondo agricolo assume un ruolo centrale come produttore di pubblici servizi a favore della collettività, quali la tutela della biodiversità, paesaggio, dissesto idrogeologico, sicurezza alimentare, presidio e custodia dei territori». Nelli e Di Marco sono convinti che «L’area protetta ne costituirà di fatto il territorio di riferimento e contribuirà, altresì, alla  promozione del suo sviluppo multifunzionale. Rafforzerà le politiche di tutela dei siti ad alto valore naturalistico e contribuirà a mettere in atto azioni di garanzia della qualità dei prodotti agroalimentari e di valorizzazione delle risorse turistiche, storiche e culturali e di preservazione e promozione dei mestieri e delle conoscenze locali».

Con Legambiente non è assolutamente d’accordo l’ex premier italiano ed ex presidente della Commissione Ue Romano Prodi che ieri, con una lettera intitolata  “Quel mare di petrolio che giace sotto l’Italia” ha detto che l’Italia può trovare i soldi per uscire dalla crisi «Scavando – e non scherzo – sotto terra». Secondo Prodi, «Il nostro Paese è al primo posto per riserve di petrolio in Europa, esclusi i grandi produttori del Mare del Nord… Abbiamo quindi risorse non sfruttate, unicamente come conseguenza della decisione di non utilizzarle. In poche parole: vogliamo continuare a farci del male». L’ex premier da anche i numeri: «Possiamo produrre 22 milioni di tonnellate di idrocarburi entro il 2020» con «Investimenti per 15 miliardi dando lavoro a decine di imprese». Ma anche Prodi è convinto che «Il principio di precauzione ha la precedenza su tutto (…) sicurezza e protezione ambientale hanno la priorità», ma poi individua  come territori da sfruttare «Basilicata e terre limitrofe» ed i giacimenti hoff shore  perché «Se non li sfrutta l’Italia verranno presi dalla Croazia». Quindi due arre a forte rischio ambientale  e con problemi già esistenti per l’estrazione di idrocarburi, infatti Prodi si contraddice e spiega che «Per gli esperti non c’è nessun rischio» e sollecita ad «Utilizzare in fretta gli strumenti che abbiamo».

La risposta a Prodi arriva da Roberto Della Seta e Fabio Granata, candidati di Green Italia Verdi Europei: «Costellare le acque di fronte alle coste italiane di piattaforme petrolifere come se fosse il Mar del Nord è un’idea scriteriata e anti economica. Stupisce che a rilanciare un’ipotesi che è ‘fossile’ in tutti i sensi sia oggi l’ex Presidente del Consiglio Romano Prodi. Parlare di fantomatici esperti che affermano che “non c’è nessun rischio”  fa pensare che i disastri anche recenti come quelli della  piattaforma della Bp nel Golfo del Messico, con diversi milioni di litri di idrocarburi riversati in mare  ogni giorno per settimane, non siano stati di insegnamento. Oltretutto non si capisce quale sarebbe la convenienza economica di trivellare in lungo e largo il nostro fragile territorio: secondo le stime del Ministero dello Sviluppo economico e la ricerca forsennata per individuare ed estrarre petrolio, comprese le fonti probabili,  potrebbe portare al massimo ad estrarre circa 187 milioni di tonnellate, che agli attuali tassi di consumo esauriremmo in soli 2 anni e mezzo. Gli unici a beneficiarne sarebbero le lobby delle energie fossili, mentre sappiamo benissimo che il nostro Paese non ha bisogno di maggiori quantità di idrocarburi da utilizzare, ma di spendere meno per la sua energia, aumentando l’efficienza e il ricorso alle fonti realmente convenienti che sono quelle rinnovabili. Tutti fattori che l’attuale ministro dello Sviluppo economico Guidi, ministro del petrolio ‘in pectore’,  fa evidentemente finta di non vedere. Senza dimenticare il fatto che sarebbe folle pensare di attrarre turismo se immolassimo i nostri territori e i nostri mari in nome di petrolio e trivelle».