In largo Ciro Menotti (ore 19) la lettura per l'iniziativa nazionale promossa dalla campagna Senzatomica

Russell-Einstein: 60 anni fa a Londra il Manifesto contro le armi nucleari, domani a Pisa

Il 9 luglio 1955 la lettura pubblica della prima importante denuncia sulla minaccia atomica

[8 luglio 2015]

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Il Manifesto Russell-Einstein è un accorato appello degli scienziati “come esseri umani ad altri esseri umani”: alcuni suoi passaggi – come ad esempio “ricordate la vostra umanità e dimenticatevi del resto. Se riuscirete a farlo si aprirà la strada verso un nuovo Paradiso; se non ci riuscirete, si spalancherà dinanzi a voi il rischio di un’estinzione totale” – sono divenuti celebri e, fortunatamente, noti al di là della comunità scientifica.

Verso la metà degli anni ’50 la Guerra Fredda sembrava aver raggiunto una situazione critica: entrambi i contendenti possedevano la bomba all’idrogeno, un’arma con un potenziale distruttivo teoricamente illimitato anche per una singola testata. Furono sperimentate testate capaci di sprigionare un’energia migliaia di volte superiore a quella sprigionata dalle bombe che avevano raso al suolo Hiroshima e Nagasaki e ucciso all’istante decine di migliaia di persone.
Nel marzo 1954 gli Stati Uniti aveva testato la bomba all’idrogeno sull’atollo di Bikini nell’Oceano Pacifico. Il peschereccio giapponese Lucky Dragon si trovava a 130 chilometri dall’atollo ma il fallout radioattivo uccise un membro dell’equipaggio e fece ammalare gravemente gli altri.

Nel prendere atto di questa situazione estremamente pericolosa, il filosofo e scienziato Bertrand Russell scrisse ad Albert Einstein, suggerendo che “i più eminenti uomini di scienza avrebbero dovuto fare qualcosa di grande effetto, per far comprendere alla gente ed ai governi le catastrofi che potevano essere causate”. Russell stese una prima versione della dichiarazione che fece poi circolare tra un gruppo di illustri scienziati, nella speranza di ottenere la loro sottoscrizione. L’impresa si dimostrò ardua. Nel contesto della Guerra Fredda non era facile convincere intellettuali importanti ad ignorare le loro differenze di vedute politiche e concentrarsi su quello che era l’interesse comune dell’umanità. Gli scienziati dell’Unione Sovietica e della Cina, ad esempio, si rifiutarono di firmare il documento.

Nell’aprile di quell’anno Einstein, dopo una breve malattia, morì. Russell si trovava su un volo Roma-Parigi quando il comandante annunciò la morte di Einstein. Russell piombò nello sconforto. Senza la firma del più eminente scienziato al mondo sarebbe stato molto più difficile catturare l’attenzione con il suo Manifesto e convincere gli altri scienziati a sottoscriverlo. Il suo ambizioso progetto sembrava arenarsi. Ma quando giunse in albergo a Parigi, Russell trovò una lettera, recapitatagli da Londra: “La ringrazio per la sua lettera del 5 aprile. Firmerò con gioia il suo eccellente pronunciamento. Concordo, inoltre, con la scelta dei possibili firmatari. Albert Einstein.” Fu l’ultima lettera di Einstein, l’ultima firma, il suo testamento morale all’umanità.

In seguito Russell riuscì a convincere altri nove eminenti scienziati: Percy Bridgman, Hermann Muller e Linus Pauling dagli Stati Uniti, Cecil Powell e Joseph Rotblat dalla Gran Bretagna, Hideki Yukawa dal Giappone, Frédéric Joliot-Curie dalla Francia, Max Born dalla Germania Ovest e Leopold Infeld dalla Polonia.

Il 9 luglio 1955, a Londra, durante una conferenza pubblica gremita di rappresentanti dei mezzi di informazione, Russell annunciò per la prima volta il manifesto, che rappresenterà il primo importante documento di denuncia sulla minaccia rappresentata dalle armi nucleari per il genere umano.

Nel 1957, partendo proprio dal Manifesto Russell-Einstein, un gruppo di scienziati appartenenti ad entrambi i fronti della Guerra Fredda si incontrarono nel piccolo villaggio di Pugwash, in Nuova Scozia, presso la residenza del filantropo Cyrus Eaton: l’obiettivo, ancora una volta, era cercare una soluzione per evitare una catastrofe nucleare. Da lì partirono diversi cicli di incontri ai quali parteciparono anche diplomatici, in maniera informale, non in rappresentanza dei loro paesi. Tutto ciò ha poi gettato le basi per negoziati internazionali che hanno portato a risultati importanti. Lo stesso Gorbachev ammise che gli scienziati di Pugwash lo avevano aiutato a comprendere come la politica nucleare fosse troppo pericolosa. Le Pugwash Conferences sono nel tempo cresciute e nel 1995 sono state insignite del premio Nobel per la pace, insieme a Josef Rotblat, l’unico scienziato che abbandonò il progetto Manhattan allorché apprese che il pericolo di un’atomica nazista non esisteva più.

A distanza di 60 anni dalla sua divulgazione, il Manifesto Russell-Einstein conserva tutta la sua attualità e sollecita riflessioni su temi importanti: la minaccia nucleare ancora viva benchè scarsamente percepita, la responsabilità sociale degli scienziati, la divulgazione delle informazioni scientifiche come pilastro delle società democratiche, la richiesta di maggiore trasparenza con riguardo ai processi decisionali che riguardano la vita di tutti, la necessità di negoziati internazionali plurilaterali per il disarmo nucleare, l’urgenza di un Trattato internazionale per la messa al bando delle armi nucleari (come già accaduto per altre armi di distruzione di massa).

Con lettura pubblica del Manifesto si intende non solo rendere omaggio ad un testo di straordinaria intensità, ma soprattutto esprimere il senso di appartenenza alla comune famiglia umana. Perché – come disse Rotblat nel discorso tenuto alla cerimonia di consegna del premio Nobel – “dobbiamo riuscire a trasmettere il messaggio che la salvaguardia del nostro bene comune, l’umanità, esige che in ognuno di noi si sviluppi una nuova lealtà: la lealtà verso il genere umano. (…) La ricerca di un mondo libero dalla guerra ha uno scopo fondamentale: la sopravvivenza, ma nel corso dell’impresa impareremo come assicurarci la sopravvivenza per mezzo dell’amore, invece che con la paura, con la gentilezza invece che con la costrizione; se impareremo a combinare l’utile e il dilettevole, l’opportuno e il caritatevole, il pratico e il bello, questo sarà un ulteriore premio per avere intrapreso questa missione”.

di Enza Pellecchia, vicedirettore Cisp – Centro Interdisciplinare Scienze per la Pace