Russia contro Greenpeace: accusato di pirateria anche l’attivista italiano. Rischia 15 anni

L’associazione ambientalista e deputati Pd all’esecutivo governo: «Sostenere l'azione del governo olandese all’Onu»

[3 ottobre 2013]

Anche per Cristian D’Alessandro, l’attivista italiano di Greenpeace, membro dell’equipaggio dell’Arctic Sunrise di Greenpeace sequestrata a mano armata dalla Guardi di confine russe, sono state avanzate e confermate  le accuse di pirateria, secondo l’articolo 227 del Codice penale russo. Quindi  Cristian e tutti gli attivisti di Greenpeace rischiano fino a 15 anni di carcere.

Greenpeace ricorda che «L’equipaggio dell’Arctic Sunrise, gli attivisti e i due giornalisti freelance a bordo della nave sono nelle mani delle autorità russe da giovedì 19 settembre, quando la Guardia Costiera ha abbordato e sequestrato la nave rompighiaccio di Greenpeace in acque internazionali. Dal 24 settembre sono detenuti in strutture di detenzione preventiva intorno alla città di Murmansk».

L’associazione ambientalista chiede al governo italiano di «Sostenere l’azione del governo olandese presso il Tribunale Internazionale previsto dalla Convenzione Onu sul diritto del mare».

Una richiesta accolta e fatta propria dai  deputati del Partito democratico Michele Anzaldi, Ermete Realacci, presidente commissione Ambiente, ed Enzo Amendola, della commissione esteri:  «Chiediamo al Presidente del Consiglio di sostenere formalmente le richieste del governo olandese che ha chiesto l’immediato rilascio sia della nave di Greenpeace che di tutto l’equipaggio e che, in caso di rifiuto da parte russa, ricorrerà al Tribunale Internazionale della Convenzione ONU sul mare (Unclos).  Le notizie che arrivano dalla Russia  continuano a destare grande preoccupazione. Le campagne di comunicazione di Greenpeace, assolutamente non violente, sono note in tutto il mondo da anni, hanno sempre rappresentato uno strumento di straordinaria efficacia per sensibilizzare alla difesa dell’ambiente. E’ evidente che con la pirateria non c’entrano nulla. Per l’accusa infondata di pirateria  la Convenzione Onu prevede (art. 160) il risarcimento dei danni materiali e non da parte di chi ha usato in modo improprio la forza. Visti i consolidati rapporti tra Italia e Russia, è opportuno che il governo intervenga in maniera forte e decisa. Non è possibile che chi difende l’ambiente possa essere incarcerato col rischio di restare in galera addirittura 15 anni».