Russia contro Greenpeace: Cristian e i 30 dell’Arctic Sunrise restano in carcere

[15 ottobre 2013]

Oggi si è tenuta l’udienza per la richiesta di scarcerazione di Cristian D’Alessandro, l’attivista italiano di Greenpeace, membro dell’equipaggio della nave Arctic Sunrise, attualmente trattenuto per due mesi in custodia cautelare dalle autorità russe.

Gli avvocati di Greenpeace hanno chiesto la scarcerazione su cauzione del 31enne italiano e degli altri 27 attivisti e i 2 giornalisti free lance. L’associazione spiega che «Così come per gli altri casi esaminati finora, anche per Cristian il ricorso è stato respinto. Rimane per tutti l’accusa di pirateria, secondo l’articolo 227 del Codice penale russo. Gli attivisti di Greenpeace rischiano fino a 15 anni di detenzione».

Greenpeace rticorda il perché di quanto sta succedendo: «Ogni anno in Russia le industrie petrolifere causano la fuoriuscita nell’ambiente di circa 30 milioni di barili di petrolio. Ora Gazprom vuole trivellare in Artico, dove un evento simile potrebbe causare danni irreparabili.  È per cercare di evitare disastri ambientali di questa portata che l’Arctic Sunrise e i nostri #Arctic30 lo scorso 18 settembre hanno protestato pacificamente nel mare di Pechora, presso una piattaforma Gazprom. È per questo motivo che sono accusati ingiustamente di pirateria pur essendo solo colpevoli di pacifismo.

Intanto sono arrivate quasi a 1 milione e 400 mila le firme per chiedere al governo russo di rilasciare i 30 dell’Arctic Sunrise che sono in stato di arresto dal 19 settembre, quando la Guardia Costiera russa ha abbordato e sequestrato armi alla mano la nave rompighiaccio di Greenpeace in acque internazionali. Dal 24 settembre sono detenuti in strutture di detenzione preventiva nei dintorni di Murmansk e non sempre è assicurato loro spazio a sufficienza, riscaldamento o accesso all’acqua potabile.

«Le diplomazie di vari Paesi si stanno muovendo – dice Greenpeace – anche la Presidente del Brasile, Dilma Rouseff, ha assicurato il suo interessamento. Al Quirinale sono giunte le oltre 100 mila firme di sostegno all’appello della madre di Cristian perché l’Italia intervenga».

Intanto l’associazione ambientalista rivela un altro episodio di intimidazione avvenuto alla Barcolana a Trieste: «Difendere l’Artico sta diventando sempre più pericoloso. In risposta alla nostra azione non violenta, da uno dei gommoni di supporto ad Esimit Europa 2, la barca sponsorizzata Gazprom, hanno iniziato a lanciare oggetti verso il nostro gommone. Nel giro di pochi minuti l’abbordaggio: una nostra attivista viene strattonata mentre, usando un coltello, un uomo squarcia un nostro gommone. Non ci tiriamo indietro però! Continueremo a manifestare pacificamente per #savethearctic e per#FreeTheArctic30. I veri pirati non siamo noi!»