Manca il carbone del Donbass filorusso

La Russia morde ancora: l’Ucraina stacca l’elettricità a Bielorussia e Moldavia. E l’Ue?

Ancora morti nell’est del Paese. Mosca: «Accordo possibile con Ue, ma senza gli Usa»

[14 gennaio 2015]

Mentre nell’est dell’Ucraina continua la guerra e uno scambio di colpi  tra esercito di Kiev e milizie filorusse ha provocato la morte di 14 incolpevoli passeggeri di un bus a Volnovakha, probabilmente colpito sparato dagli indipendentisti della “Repubblica popolare del  Donetsk”, l’Ucraina ha annunciato di aver messo fine in alle esportazioni di elettricità verso la Moldavia e la  Bielorussia a causa di un deficit energetico.

L’ufficio stampa del ministero dell’energia dell’Ucraina ha spiegato che «Al fine di mantenere un regime equilibrato tra le capacità energetiche consumate e prodotte all’interno del sistema energetico unificato dell’Ucraina, ed al fine di evitare di dover privare dell’elettricità i consumatori, il ministro ucraino dell’energia sospende temporaneamente le esportazioni di elettricità verso la Moldavia e la Bielorussia». Siamo al blocco totale, dopo che le esportazioni verso la Moldavia – che a differenza della Bielorussia ha un governo filo-europeo – erano già state ridotte del 50% nel settembre 2014.

Precedentemente, l’ex ministro dell’Energia ucraino, Iuri Prodan, aveva avvertito che «La sospensione delle forniture energetiche alla Moldavia rischiano di privare interamente di elettricità la regione ucraina di Odessa, essendo i sistemi energetici interconnessi.

La Bielorussia non si mostra invece molto preoccupata ed il regime ha detto che comunque aveva già deciso di non acquistare energia in Ucraina nel 2015.

E’ chiaro che si tratta di una conseguenza della guerra nel Donbass: prima del conflitto l’Ucraina faceva fronte ai sui bisogni energetici con il carbone estratto nella regione ora in mano ai filo-russi e la guerra ha danneggiato più del 50% delle miniere del Donbass e le ferrovie necessarie per portare il carbone verso le centrali termiche che forniscono all’Ucraina il 40% dell’energia elettrica.

Il governo di Kiev ha da poco concluso un accordo con la multinazionale britannica Steel Mont Trading per la fornitura di un milione di tonnellate di carbone estratte in Sudafrica, 250.000 delle quali sono già arrivate. Ma la magistratura ucraina ha già aperto un’inchiesta per «dilapidazione di fondi pubblici” a causa dell’alto costo del carbone sudafricano e la Steel Mont Trading  ha deciso di limitare la fornitura a 500.000 tonnellate, il volume minimo previsto dal contratto.

Insomma, la valanga di soldi occidentali arrivata in aiuto del governo di destra dell’Ucraina, non solo non sta tamponando la crisi economica ed energetica, ma non è riuscito anzi…) ha mettere un freno alla corruzione che è stata uno dei motivi della rivoluzione/colpo di Stato di Maidan.

Mentre dal Baltico al Caucaso aumentano i punti di frizione tra Nato e Russia, il vice-ministro degli esteri russo, Grigori Karassine, ha detto che «Un accordo di regolamentazione in Ucraina è assolutamente possibile in un formato europeo, senza la partecipazione degli Stati Uniti. Noi non abbiamo dei complessi di inferiorità, pensiamo di essere del tutto in grado di trovare un intesa all’interno di un format europeo».

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