I risultati di Goletta del Sarno, la campagna di monitoraggio di Legambiente

Sarno, che sofferenza! Grave la situazione del fiume e dei suoi affluenti

Vittima di scarichi urbani e industriali, fertilizzanti e pesticidi dell’agricoltura e manomissioni

[28 ottobre 2015]

SArno 1

E’ senza appello il risultato delle indagini condotte da Goletta del Sarno, una campagna di monitoraggio del fiume promossa da Legambiente Campania e realizzata da Leonia – circolo Legambiente Valle del Sarno in collaborazione con la rete dei circoli Legambiente del Bacino del Sarno e il supporto tecnico della azienda Hach:   «Su 30 punti campionati lungo il fiume Sarnoda Solofra fino a Castellammare di Stabia, compresi canali secondari ed altre criticità segnalate dai cittadini – soltanto 6 meritano un giudizio positivo, confermando il grave grado di sofferenza del fiume e dei suoi principali affluenti, dovuto a scarichi di reflui urbani e industriali non depurati, all’inquinamento da fertilizzanti e pesticidi dell’agricoltura, alla profonda manomissione degli ambiti perifluviali ridotti ai minimi termini». Per questo Legambiente torna a chiedere alla Regione Campania e agli enti preposti di «avviare tutte le azioni per completare al più presto l’indispensabile rete di infrastrutture depurative e intraprendere controlli sempre più serrati contro chi continua a scaricare abusivamente».

Presentando il Dossier Sarno, Giancarlo Chiavazzo, responsabile scientifico di Legambiente Campania, e Luca Pucci, del direttivo del Cigno Verde campano, hanno sottolineato che «Goletta del Sarno conferma anche quest’anno le criticità già evidenziate in passato, purtroppo una situazione molto critica già a partire dalle sorgenti. È sempre più urgente una politica integrata, che partendo dal pieno coinvolgimento di tutti gli attori istituzionali, economici e sociali del territorio, possa controvertire lo stato diffuso di degrado ambientale. Emerge l’urgenza di ridurre non solo i prelievi, ma anche e soprattutto i carichi inquinanti, fermando i numerosi scarichi industriali e civili che ancora oggi inquinano la risorsa idrica, procedendo al contempo alla bonifica delle falde contaminate. Per fare questo è necessario non solo il completamento delle infrastrutture di servizio, ma finalmente l’attivazione compiuta dei Servizi Idrici Integrati sia sotto il profilo della gestione che dell’indirizzo e controllo. È, inoltre, necessario adottare in modo sistematico e trasversale criteri di riqualificazione fluviale che orientino qualsiasi intervento in ambito fluviale, a partire dal Grande Progetto Sarno fino alle manutenzioni che a vario titolo si realizzano. Solo attraverso un approccio integrato si potrà aumentare la resilienza del territorio e contrastare l’incessante consumo di suolo che affligge il bacino del Sarno».

L’iniziativa non vuole assolutamente sostituirsi alle analisi svolte sul Sarno dall’’Arpac, ma rappresenta piuttosto una sorta di fotografia, un’istantanea indicativa della qualità delle acque, parziale per il numero ristretto degli indicatori considerati rispetto a quelli ufficialmente previsti e perché fondata su singoli campionamenti. «Tuttavia, pur avendo tali limiti – dicono a Legambiente Campania – il monitoraggio svolto è utile in senso comparativo, perché rappresenta in modo diretto e comprensibile le modificazioni in senso peggiorativo che affliggono il Sarno e i sui affluenti in modo esponenziale procedendo dalle sorgenti ai tratti intermedi e terminali.

I risultati della monitoraggio ricordano ancora una volta che il fiume campano non nasce inquinato, ma «subisce le aggressioni delle carenze del sistema fognario-depurativo che non copre tutti gli insediamenti abitativi, dell’agricoltura che usa fertilizzanti chimici e fitofarmaci, dell’industria che non tratta adeguatamente i propri scarichi idrici». È stato determinato il Livello di Inquinamento dai Macrodescrittori per lo stato Ecologico (LIMeco), uno degli indicatori di qualità degli ambienti fluviali previsti dalla normativa, calcolato sulla base dei parametri “ossigeno disciolto – percentuale di saturazione”, “azoto ammoniacale N-NH4”, “azoto nitrico N-NO3” e “fosforo totale” rilevati in 20 stazioni. 8 i punti analizzati lungo il Sarno (2 buoni e 1 sufficiente alle sorgenti, quattro con giudizio di  scarso e 1 cattivo). 8 i punti anche lungo la Solofrana (1 elevato, 1 scarso e 6 cattivo). Cattivo, invece, il giudizio per i 2 prelievi all’Alveo comune nocerino e i 2 al Cavaiola. Nell’Alveo Comune e nella Solofrana si registrano valori di Ammoniaca superiori a 6 mg/l, per i Nitrati si superano i 7 mg/l in alcuni punti. Rispetto ai dati del 2014 c’è un lieve miglioramento per l’asta principale e un peggioramento degli affluenti.

Sono stati analizzati anche 10 campioni di acque superficiali provenienti da canali secondari o altri punti critici, segnalati dai cittadini a Legambiente con l’iniziativa SOS Goletta del Sarno, di questi 3 campioni prelevati nel territorio di Solofra sono risultati in condizioni positive, mentre gli altri 7, prelevati nei comuni del Basso Sarno, sono risultati in condizioni negative. Sono stati determinati i valori di COD, Ammoniaca, Nitrati e Fosforo che permettono una prima valutazione dell’inquinamento da nutrienti e della presenza di scarichi civili non depurati. Tra i dati più significativi, circolo Legambiente Valle del Sarno segnala «il valore di COD superiore a 300 mg/l riscontrato sul torrente Mariconda e sul Canale Bottaro», mentre nella vasca Pianillo sono stati registrati «valori di Ammoniaca superiori a 30 mg/l e di Fosforo vicini a 20 mg/l».

Nel dossier Sarno è anche presente una scheda con le maggiori inchieste e operazioni di polizia giudiziaria che hanno riguardato il bacino del fiume corso dell’ultimo anno e la presentazione dei dati del 2015 è stata anche l’occasione per presentare uno studio pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Science of Total Environment, coordinato da Maurizio Carotenuto e da Giusy Lofrano del dipartimento di chimica e biologia dell’Uuiversità di Salerno, che ha preso in esame l’evoluzione l’intero bacino del fiume con riferimento agli ultimi 60 anni e valutato lo stato della contaminazione, includendo i dati della campagna Legambiente 2014.

Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente, ha concluso  ricordando che «In Europa il 22 dicembre 2015 scadrà il termine per il raggiungimento degli obiettivi ambientali  di “buono stato ecologico” per tutti i corpi idrici previsti dalla direttiva quadro sulle acque. Ma continuano ad essere pochi in Italia i casi in cui si è investito sui corsi d’acqua con interventi di riqualificazione, rinaturalizzazione, prevenzione e mitigazione del rischio e insieme di tutela degli ecosistemi Serve però la volontà politica perché una corretta gestione della risorsa idrica deve prevedere azioni e strumenti precisi: piani che coinvolgano tutti gli attori interessati e perseguano l’obiettivo di ridurre i prelievi e i carchi inquinanti; un’azione diffusa di riqualificazione e rinaturalizzazione dei corsi d’acqua; fermare i numerosi scarichi industriali e civili che ancora oggi inquinano la risorsa idrica e realizzare la bonifica delle falde contaminate. Occorre, infine, applicare strumenti di partecipazione adeguati come i Contratti di Fiume, che, come dimostrano le esperienze già attuate, consentono di coniugare la qualità dei corpi idrici con la mitigazione del rischio e lo sviluppo socio economico delle comunità locali».