Siamo 100.000 anni più vecchi di quanto credevamo: nuova scoperta sugli Homo Sapiens in Marocco

I nostri antichi antenati vivevano 300.000 anni fa ed erano cacciatori e carnivori

[8 giugno 2017]

I nuovi reperti fossili trovati a Jebel Irhoud in Marocco spostano indietro di 100.000 anni le origini della nostra specie e rivelano quale era il menù carnivoro dei nostri più antichi antenati Homo sapiens che vivevano 300.000 anni fa: molta carne di gazzella, occasionalmente gnu, zebre, bufali, istrici, lepri, tartarughe d’acqua dolce, molluschi, serpenti e uova di struzzo.

Le nuove eccezionali scoperte, che riscriverebbero la storia ancestrale della nostra specie e confermerebbero che siamo tutti figli di migranti provenienti dall’Africa, sono state rese note con due studi pubblicati su Nature: il primo, “New fossils from Jebel Irhoud, Morocco and the pan-African origin of Homo sapiens”, realizzato da un team guidato da Jean-Jacques Hublin del Max-Planck-Institut für evolutionäre Anthropologie, il secondo, “The age of the hominin fossils from Jebel Irhoud, Morocco, and the origins of the Middle Stone Age” pubblicato da un team di ricercatori guidato da Daniel Richter, sempre del Max-Planck-Institut e da Abdelouahed Ben-ncer dell’ Institut national des sciences de l’archéologie et du patrimoine del Marocco,  ed entrambi sottolineano che già 300.000  anni fa, nella maggior parte dell’Africa,  «avevano avuto luogo importanti cambiamenti nella nostra biologia e nel comportamento».

I due team hanno scoperto ossa fossili di Homo sapiens insieme a utensili in pietra e ossa di animali. I più antichi fossili di Homo sapiens conosciuti in precedenza erano quelli ritrovati nel sito di  Omo Kibish in Etiopia, datati a 195 mila anni fa. A Herto, sempre in Etiopia, era stato trovato un fossile di  Homo sapiens risalente a 160 mila anni fa.

Al Max-Planck-Institut spiegano che finora «La ma maggior parte dei ricercatori credeva che tutti gli esseri umani che vivono oggi discendessero  da una popolazione che viveva nell’Africa orientale circa 200 mila anni fa» e Hublin aggiunge: «Siamo abituati a pensare che 200 mila anni fa in Africa orientale ci fosse la culla del genere umano, ma i nostri nuovi dati rivelano che l’homo sapiens si diffuse in tutto il continente africano circa 300 mila anni fa. Molto prima della dispersione fuori dall’Africa dell’Homo sapiens c’era stata la dispersione in Africa».

Il sito di Jebel Irhoud è noto fin dagli anni ’60 per i suoi fossili umani e per i suoi manufatti della media età della pietra, ma l’interpretazione dei resti degli ominidi trovati a Irhoud è stata a lungo complicata da incertezze persistenti che riguardavano la loro età geologica.  I ricercatori sottolineano che «Il nuovo progetto di scavo, che ha avuto inizio nel 2004, ha portato alla scoperta di nuovi fossili di Homo sapiens in situ, aumentando il loro numero da 6 a 22». Questi ritrovamenti confermano l’importanza di Jebel Irhoud come il più antico e più ricco sito per quanto riguarda  la  fase iniziale della nostra specie. I resti fossili di Jebel Irhoud che potrebbero rivoluzionare le nostre origini comprendono crani, denti e ossa lunghe di almeno 5e individui. Per fornire una cronologia precisa per questi reperti, i ricercatori hanno utilizzato la tecnica della  termoluminescenza applicata alle selci, scoprendo così che siamo 100.000 anni più vecchi di quel che credessimo».

Richter spiega a sua volta che «Siti ben datati di questa età sono eccezionalmente rari in Africa, ma siamo stati fortunati che molti dei manufatti in selce di Jebel Irhoud erano  stati riscaldata in passato. Questo ci ha permesso di applicare le metodologie della termoluminescenza sui manufatti in selce e stabilire una cronologia coerente per i nuovi fossili di ominidi e gli strati sopra di loro». Inoltre, il team è stato in grado di ricalcolare un’età diretta della mandibola 3 di  Jebel Irhoud  ritrovata negli anni ’60 e che era stata precedentemente datato a 160 mila anni fa. Con le nuove tecniche oggi a disposizione è risultata quasi il doppio più vecchia.

I ricercatori evidenziano che «I crani dei moderni umani che vivono oggi sono caratterizzati da una combinazione di caratteristiche che ci distinguono dai nostri parenti e antenati fossili: una faccia  piccola e gracile e una scatola cranica globulare. I fossili provenienti da Jebel Irhoud mostrano un volto e denti di aspetto moderno, e una grande, ma più arcaica, scatola cranica».

«La forma interna della scatola cranica rispecchia la forma del cervello – spiega il paleoantropologo Philipp Gunz dal Max Planck Institute – I nostri risultati suggeriscono che la moderna morfologia facciale umana è si è costituita nella fase iniziale della storia della nostra specie e che la forma del cervello e, eventualmente, le funzioni del cervello, si è evoluta nella stirpe dell’Homo sapiens». Recentemente, il confronto del DNA antico estratto  da resti fossili di uomini di Neanderthal e di Denisova con il DNA dei moderni esseri umani ha  rivelato differenze nei geni che interessano il cervello e il sistema nervoso. «Cambiamenti di forma evolutivi della scatola cranica sono quindi probabilmente correlate a una serie di cambiamenti genetici che influenzano la connettività cerebrale, l’organizzazione e lo sviluppo che distinguono l’Homo sapiens dai nostri antenati e parenti estinti. La morfologia e l’età dei fossili provenienti da Jebel Irhoud confermano anche l’interpretazione di un cranio parziale enigmatica da Florisbad, Sudafrica, come uno dei primi rappresentanti di Homo sapiens. I primi Homo sapiens fossili si trovano in tutto il continente africano: Jebel Irhoud, Marocco (300 mila anni), Florisbad, Sud Africa (260 mila anni), e Omo Kibish, Etiopia (195 mila anni). Ciò indica una complessa storia evolutiva della nostra specie, possibilmente coinvolgendo tutto il continente africano».

Abdelouahed Ben-Ncer evidenzia che «Il Nord Africa è stato a lungo trascurato nei dibattiti che riguardano l’origine della nostra specie. Le spettacolari scoperte di Jebel Irhoud dimostrano le strette connessioni del Maghreb con il resto del continente africano, al momento dell’emergere dell’Homo sapiens».

Come si è visto, i fossili sono stati trovati in depositi contenenti ossa di animali che mostrano segni  di caccia e gli gli strumenti di pietra associati a questi fossili appartengono alla Media età della Pietra.  Shannon McPherron, anche lei del Max Planck, sottolinea che «I manufatti in pietra di Jebel Irhoud sono molto simili a quelli dei depositi di età simile nell’ Africa orientale e nell’Africa del sud. E’ probabile che le innovazioni tecnologiche della media età della pietra in Africa siano legate alla comparsa di Homo sapiens».

I dati ricavati dai fossili di Jebel Irhoud chiariscono l’evoluzione dell’Homo sapiens e dimostrano che la nostra specie si è evoluta molto prima di quanto si pensasse. La dispersione dell’Homo sapiens in tutta l’Africa intorno a 300 mila anni fa è il risultato dei cambiamenti sia nella biologia che nei comportamenti che ci hanno resi quel che siamo ora.

Teresa Steele, una paleoantropologa all’Università della California – Davis, che ha analizzato fossili animali di Jebel Irhoud, studia proprio come le  fonti di cibo e i cambiamenti ambientali hanno influenzato l’evoluzione e le migrazioni umane. La Steele ha setacciato centinaia di ossa e conchiglie fossili, identificando 472 specie diversi e i segni di tagli e colpi che indicano che quegli animali erano il cibo di esseri umani.

Insomma, siamo nati cacciatori e carnivori, probabilmente spezzavamo le ossa per estrarne il midollo e contendevamo le prede a iene e leopardi e altri predatori i cui resti sono stati trovati nel sito marocchino.