Allergia ai pollini, premiato il ricercatore italiano che ha rivelato la causa dell’insorgenza precoce

Franco Ruggiero premiato al Congresso internazionale in aerobiologia in corso a Parma

[3 settembre 2018]

Grazie allo studio  sui pollini allergenici “Free orbicules of Cupressaceae detected in daily aerobiological samples by optical and confocal microscopy”, pubblicato sul numero di luglio 2017 di Aerobiologia, Franco Ruggiero, dottorando del dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa, è stato premiato per il miglior articolo di ricerca del 2018 dall’International Association for Aerobiology (Iaa), un riconoscimento che gli verrà consegnato durante l’11esimo Congresso internazionale in aerobiologia che è iniziato oggi a Parma.

All’università di Pisa spiegano che «La ricerca di Franco Ruggiero, realizzata in collaborazione con il professore Gianni Bedini dell’Ateneo pisano, ha rivelato alcuni meccanismi che sono alla base dell’insorgenza, anche stagionalmente precoce, delle allergie ai pollini. L’indagine si è concentrata sui cipressi, che insieme ai ginepri e tassi, sono fra i principali responsabili di riniti ed attacchi di asma allergica in tutto il mondo».
Ruggiero è riuscito a osservare per la prima volta direttamente nell’atmosfera gli “orbiculi”, «cioè minuscoli vettori di sostanze allergeniche, con dimensioni tra 0.494 e 0.777 micron, e altre particelle sub-microniche ancora più piccole che i cipressi disperdono in concentrazioni otto volte maggiori rispetto ai “normali” e più grandi granuli pollinici».

Bedini  sottolinea che «In passato i ricercatori avevano ipotizzato la presenza degli “orbiculi” nell’aria e il loro potenziale ruolo nella insorgenza di allergopatie respiratorie, ma non era mai stata fatta un’osservazione diretta di queste particelle come invece ha fatto Franco Ruggiero».

La ricerca è stata condotta nell’ambito del progetto internazionale europeo “Ais Life – Aerobiological Information Systems and allergic respiratory disease management” e all’università pisana evidenziano che «Il procedimento è stato possibile grazie ad protocollo di campionamento che consiste nel raccogliere l’aria aspirata attraverso un campionatore (una sorta di aspirapolvere) su un vetrino analizzato poi con un microscopio “confocale” ancora più potente di quello ottico».

Ruggiero aggiunge: «La scoperta di queste particelle sub-microniche e nanometriche rilasciate in atmosfera, potrebbe quindi finalmente spiegare l’insorgenza delle pollinosi ancor prima del rilevamento degli stessi granuli pollinici mediante gli strumenti di campionamento ad oggi in uso, ma soprattutto, anche gli attacchi d’asma allergica infatti, le loro dimensioni permettono di permanere in atmosfera molto più a lungo rispetto ai granuli pollinici e una volta inalate, di raggiungere facilmente le vie aree respiratorie più profonde innescando immediate ed intense reazioni allergiche».

Bedini conclude: «Poiché il rilascio di queste minuscole particelle in atmosfera può contribuire alla esacerbazione delle allergie nei soggetti che soffrono di questo disturbo, è auspicabile che il controllo della loro concentrazione sia integrato nell’attuale monitoraggio, per migliorarne la funzione di prevenzione, basti pensare che nella sola Pisa ad esempio, nel periodo pre-primaverile cipressi, ginepri e tassi rilasciano in atmosfera grandi quantità di granuli pollinici, arrivando a coprire circa il 41% dell’intero spettro pollinico allergizzante».