Altro che scie chimiche: viaggiare in aereo è una vaccinazione naturale globale

I viaggi in aereo potrebbero proteggere l'umanità dalla prossima pandemia perché rafforzano il sistema immunitario diffondendo malattie minori in tutto il mondo

[5 novembre 2018]

Oltre ai rischi climatici per gli elevati consumi di combustibili fossili, i viaggi aerei sono avversati dai fan della teoria complottista delle scie chimiche e destano preoccupazioni perché un giorno un passeggero potrebbe trasportare una malattia mortale nel nostro Paese, Teoria quest’ultima molto utilizzata dai razzisti  e dai politici che prosperano seminando paure al tempo dell’epidemia di Ebola, per mettere in guardia contro la diffusione della malattia da parte dei migranti.

Ora gli scienziati . che non hanno mai dato peso alla teoria delle scie chimiche – smontano anche la teoria della pandemia, sostenendo che i viaggi are rei costituirebbero in realtà una specie di vaccino naturale per l’intera umanità.

Infatti, secondo lo studio “Increased frequency of travel may act to decrease the chance of a global pandemic”  pubblicato su  BioRxiv da un team di ricercatori delle università di Oxford e di Tel Aviv, la diffusione di batteri e virus in tutto il mondo rafforza il sistema immunitario di milioni di persone e questo significa che le malattie potrebbero non avere il tempo per mutare in varietà killer imbattibili perché le persone avranno già imparato come combatterle.

Insomma gli spostamenti aerei, per la loro dimensione a rete e capillare e per la loro velocità, si comporterebbero «come una vaccinazione naturale», questa volta forse per la gioia dei no-vax. Gli scienziati britannici e israeliani fanno notare che «Quando le persone sono esposte a batteri o virus, il loro sistema immunitario spesso trova un modo per combatterli e ricorda come farlo in futuro. Questo è il modo in cui funzionano  i vaccini: una forma debole di una malattia viene iniettata nel corpo in modo che il sistema immunitario possa esercitarsi combattendola,  per essere preparato contro quella reale».

E i ceppi di malattie che causano le pandemie – come l’influenza suina nel 2009 – si evolvono da ceppi più deboli precedenti della stessa malattia.

Il principale autore dello studio,  Robin Thompson del Mathematical Institute dell’università di Oxford e uno dei maggiori esperti di pandemie, spiega: «Quindi più questi primi ceppi si diffondono, più le persone svilupperanno un’immunità che potrebbe proteggerle dai ceppi mutati. Questo potrebbe impedire che l’umanità soffra di un’altra pandemia come l’epidemia di influenza spagnola del 1918, che ha ucciso almeno 50 milioni di persone in due anni. Quel che pensavamo dei viaggi in aereo forse è sbagliato. Sono  come una vaccinazione naturale»

Intervistato dal  Daily Mail, Thompson ha aggiunto che «la nostra teoria del viaggio aereo che diffonde la capacità di combattere un’infezione non significa che alla fine non si creerà alcun pericolo e non può essere pericolosa. Ma potrebbe significare che meno persone si infettano quando questo accade e che coloro che la prendono hanno meno probabilità di morire».

Questa teoria alla fine significa che è meno probabile che un virus o un batterio possano restare isolato per abbastanza tempo rispetto ad alcune popolazioni per poter diventare completamente imbattibili. «Tuttavia – mettono in guardia gli scienziati –  è ancora possibile che una malattia che al momento interessa solo gli animali possa un giorno fare il salto negli esseri umani, allo stesso modo in cui l’HIV nel ‘900 lo ha fatto dalle scimmie».

Gli esperti dicono che nel mondo non si sviluppa da tempo un’epidemia mortale globale e avvertono che un’epidemia mortale di tipo novo e non arginabile rapidamente potrebbe uccidere 900 milioni di persone.  Secondo recenti studi della Johns Hopkins university di Baltimora una pandemia «Avverrà, ma non sappiamo quando».

Una preoccupazione così concreta che a ottobre i leader dei Paesi del G20 si sono incontrati in Argentina anche per  testare le loro capacità di fermare un focolaio di un “superbatterio” resistente agli antibiotici.