A colloquio con Giovanni Benelli, ricercatore dell'Università di Pisa

Anche le mosche, nel loro piccolo, si fanno la guerra

«Sapere come e perché combattono per una strategia di controllo più ecologica»

[9 settembre 2013]

Come e perché gli animali combattano l’un l’altro è da sempre un terreno stimolante per la ricerca sul comportamento, e non fa male ricordare Goethe citato da Lorenz, sulla direzione di questa stessa ricerca: «Nel vasto mare, là bisogna incominciare». Così ha fatto Lorenz, ci racconta Giovanni Benelli, assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali dell’Università di Pisa, che proprio al grande etologo ha dedicato, in occasione dei 110 anni dalla sua nascita (1903-2013), una ricerca su comportamenti aggressivi e territorialità in un insetto di grande interesse agrario, la mosca delle olive (Bactrocera oleae).

Lorenz ha cominciato con i pesci della barriera corallina, e con la sua opera “On aggression” (1963) ha posto una pietra miliare in quest’ambito, con particolar riferimento allo studio dell’aggressività intra e interspecifica nei vertebrati. D’altra parte, i comportamenti aggressivi sono noti in un numero enorme d’invertebrati (ad esempio insetti, aracnidi e crostacei), ma solo poche ricerche hanno preso in esame il possibile ruolo di tali comportamenti, spesso energeticamente dispendiosi e fonte di ferite.

La ricerca, recentemente pubblicata sulla rivista internazionale Journal of Insect Behavior (Springer, DOI: 28. 10.1007/s10905-013-9411-7), ha quantificato intensità e risultati delle interazioni aggressive, dimostrando che la residenza sul territorio difeso conferisce maggiori possibilità di scacciare gli intrusi.

«La scelta di dedicarmi alle mosche delle olive – spiega Benelli – è stata dettata dal fatto che si tratta di uno degli insetti più interessanti rispetto all’aggressività, sia dal punto di vista comportamentale che applicato. Le strategie di controllo delle bactrocera per l’agricoltura non sono soddisfacenti. Grazie all’allevamento presente in dipartimento abbiamo la possibilità di studiare sia strategie ecocompatibili di controllo, isolando ad esempio molecole dalle piante, ma anche l’etologia stessa di questi animali. Si tratta di un insetto molto evoluto, con una comunicazione sessuale complessa, che comporta l’integrazione di più canali percettivi – visivi, vibrazionali, olfattivi e tattili».

«È inoltre il più importante pest dell’olivo – aggiunge – sia nel bacino Mediterraneo ma anche negli Usa, dove è stata introdotta nel 2008 in California. I parassitoidi e i programmi di lotta biologica sono strumenti di grande interesse: ad oggi alcuni insetticidi esteri fosforici, se usati con criterio, possono risolvere delle infestazioni, ma hanno effetti negativi sulla biodiversità e sull’entomofauna utile. Per questa ragione negli ultimi anni c’è più attenzione all’individuazione di molecole ecocompatibili – ne abbiamo estratte da piante mediterranee con risultati soddisfacenti – ma c’è anche interesse nella ricerca di mezzi biologici e biotecnici – entomoidi, predatori, parassitoidi, lo studio dei feromoni, dell’interazione sessuale. Lo stesso criterio adottato nello studio dei comportamenti aggressivi: sapere chi è e come si comporta un animale è fondamentale per un approccio di controllo integrato».

Informazioni estremamente utili anche per farci capire la distribuzione della specie: «La funzione più importante del comportamento aggressivo è infatti regolarne la collocazione nel territorio, nel tempo e nello spazio. È funzionale alla sopravvivenza perché garantisce un’equa distribuzione delle risorse ma è anche più sostenibile per l’intero ecosistema”.

Al dunque quindi, fra le pieghe di una foglia, lo scontro è corpo a corpo: «Esemplari dello stesso sesso combattono per il possesso di foglie e frutti di oliva, dando luogo a veri e propri incontri di ‘boxe’, composti da rapidi inseguimenti (fino a 0.05 m/s!), colpi di testa, boxing acts con le zampe anteriori (nella foto) e movimenti alari intimidatori. Tra i maschi di B.oleae, le interazioni aggressive sono funzionali al mantenimento di singoli territori per intraprendere il corteggiamento delle femmine mediante peculiari “serenate” prodotte mediante la vibrazione delle ali (courtship songs). Le interazioni aggressive femmina-femmina, possono contribuire al mantenimento di singoli siti per l’ovideposizione, al fine di garantire sufficiente quantità di nutrimento a ogni singola larva di B. oleae».

Proseguirà la ricerca? «Sì. Grazie alla collaborazione prof. Russel Messing dell’Università delle Hawaii, con cui stiamo lavorando su altre specie di tefritidi e altri meccanismi aggressivi che possono regolare i risultati dell’ovideposizione, come ad esempio i combattimenti fra il tefritide e i suoi predatori o i suoi parassitoidi. Continuerà infine anche la collaborazione con l’istituto di biorobotica della Scuola Sant’Anna, con cui abbiamo realizzato i video ad alta velocità su tali comportamenti».

Per ascoltare il podcast dell’intervista clicca qui: http://www.mixcloud.com/Quandolacittadorme/090913-la-guerra-fra-le-mosche-delle-olive/