Anche i nostri antichi antenati avevano il cancro

La paleo-dieta non è riuscita ad evitarlo ad ominidi vissuti tra 2 e 1,7 milioni di anni fa

[28 luglio 2016]

Cancro ossa preistoria

Un team internazionale di ricercatori guidato da scienziati dell’Evolutionary Studies Institute dell’università sudafricana di Witwatersrand e del South African Centre for Excellence in PalaeoSciences ha annunciato, con due studi pubblicati sul  South African Journal of Science, la scoperta della prova più antica per i tumori e cancro ossei mai descritta nella documentazione fossile umana.

Il team ha scoperto, nel sito sudafricano di Swartkrans,  un osso del piede risalente a circa 1,7 milioni di anni fa che presenta un tumore maligno, questo porta  fino alla notte delle nostre origini l’esistenza del cancro nella famiglia che ha dato origine all’uomo moderno. Anche se non si conosce la specie  a cui apparteneva l’osso, si tratta chiaramente di un ominide bipede.

Inoltre, un documento che accompagna gli studi pubblicati sul South African Journal of Science, identifica il tumore più antico mai trovato nei reperti fossili umani, una neoplasia benigna trovato nelle vertebre di Karabo, il famoso bambino di  Australopithecus sediba scoperto nel  sito sudafricano di Malapa, e datato a quasi 2 milioni di anni fa. Il più antico tumore conosciuto in precedenza era stato trovato nella costola di un uomo di Neanderthal risalente a circa 120.000 anni.

Edward Odi, il principale autore di uno dei due studi, spiega che «La medicina moderna tende a ritenere che i cancri e tumori negli esseri umani sono malattie causate dagli stili di vita e dagli ambienti moderni. I nostri studi di mostrano che le origini di queste malattie risalgono ai nostri parenti antichi,  milioni di anni prima che esistessero le moderne società industriali».

Il cancro nel metatarso, è stato identificato come un osteosarcoma, una forma aggressiva di cancro che negli esseri umani di solito colpisce gli individui più giovani e che se non viene trattato in genere porta ad una precoce. Bernhard Zipfel, uno scienziato della Witwatersrand esperto della locomozione dei primi parenti degli esseri umani, spiega a sua volta: «A causa della sua conservazione, non sappiamo se il singolo osso del piede canceroso appartiene ad un adulto o un bambino, né se il tumore abbia causato la morte di questo individuo, ma possiamo dire che questo avrebbe influenzato la capacità degli individui di camminare o correre. In breve, sarebbe stato doloroso.”

Autore principale dello studio sul tumore Patrick Randolph-Quinney, che lavora sia per la Witwatersrand che per l’università britannica del Central Lancashire, dice che «La presenza di un tumore benigno nell’Australopithecus sediba è affascinante non solo perché si trova nella parte posteriore, un luogo dove è estremamente raro che una tale malattia si manifesti negli esseri umani moderni, ma anche perché si trova in un bambino. Questo, infatti, è la prima prova di una tale malattia in un individuo giovane nell’intera collezione di fossili umani».

Lee Berger, autore di entrambi i documenti e il leader del progetto Malapa, che ha scoperto la vertebra fossile, aggiunge che i presupposti che il cancri e tumori fossero una malattia moderna non reggono: «Questi fossili dimostrano chiaramente che non lo sono, ma che noi, come esseri umani moderni li mostriamo come conseguenza del fatto che viviamo più a lungo, ma questo tumore raro si trova in un bambino. La storia di questi tipi di tumori e cancri è chiaramente più complessa di quanto si pensasse».

Entrambi i casi presistorici sono stati diagnosticati utilizzando tecnologie di imaging, comprese quelle messe a disposizione dall’European Synchrotron Research Facility di Grenoble, medical CT del Charlotte Maxeke Hospital di Johannesburg e micro-CT facility della Nuclear Energy Corporation of South Africa di Pelindaba.

Jacqueline Smilg, una radiologa del Charlotte Maxeke Hospital, autrice di entrambi documenti e che ha partecipato alla diagnosi clinica, conclude: «I ricercatori sudafricani sono in prima linea nell’ utilizzare diverse modalità a raggi X per scoprire nuovi e interessanti fatti su antichi parenti umani. Questo è un altro buon esempio di come le scienze cliniche moderne e la scienza della paleoantropologia stanno lavorando insieme in Sudafrica e con i collaboratori internazionali per far avanzare la nostra comprensione delle malattie sia nel passato che nel presente».