Big data contro l’ebola. I telefonini possono aiutare a capire (e fermare) l’epidemia

[25 agosto 2014]

Il progetto WorldPop, al quale partecipa anche l’Ong svedse Flowminder, parte dalla convinzione che «i dati ad alta risoluzione sull’attuale distribuzione  delle popolazioni umane sono un prerequisito per la misurazione accurata degli effetti della crescita della popolazione, per il monitoraggio dei cambiamenti e per la pianificazione degli interventi». WorldPop punta a  soddisfare queste esigenze fornendo datasets dettagliati ed open access della popolazione utilizzando approcci trasparenti e tutto questo potrebbe avere importanti ed interessanti ricadute nel dramma sanitario ed umanitario che sta colpendo l’Africa occidentale. Infatti Flowminder sta sviluppando stime nazionali sulla  mobilità per l’Africa occidentale in uno sforzo coordinato per assistere il governo e le agenzie dell’Onu nell’attuale epidemia di Ebola.

La cosa è possibile grazie  ad Orange Telecom , un operatore di telefonia mobile dell’Africa occidentale che sta fornendo ai ricercatori svedesi  i dati raccolti dal traffico cellulare in Senegal, aprendo una finestra sugli spostamenti regionali degli abitanti che potrebbe aiutare a prevedere la propagazione dell’ebola.

La cosa ha interessato anche la prestigiosa MIT Technology Review che spiega: «Il modello ricavato da questi dati non è pensato per determinare restrizioni sugli spostamenti, bensì per offrire alcuni indizi sulle aree in cui andare a concentrare interventi sanitari e preventivi. Interventi mirati alla restrizione degli spostamenti, come quello attuato dal Senegal con la chiusura dei suoi confini con la Guinea, restano difatti estremamente controversi».

Per Linus Bengtsson, un medico e co-fondatore di Flowminder, che crea modelli sugli spostamenti delle persone utilizzando i dati cellulari ed altre fonti,  Orange Telecom ha «Concesso un’autorizzazione eccezionale a supporto degli sforzi mirati al controllo dell’epidemia. Se dovessero scoppiare ulteriori epidemia in altri Paesi, questo potrebbe indicare quali luoghi connessi con le regioni colpite potrebbero correre maggiori rischi».

I dati del Senegal sono stati raccolti nel 2013 da 150.000 cellulari e  le informazioni erano già state fornite a diversi ricercatori  nell’ambito dell’iniziativa “Data for Development Sénégal”, una sfida innovativa aperta su massicci dati delle tecnologie di telecomunicazione a fini di sviluppo sociale. Un progetto che è continuato nel 2013 con l’iniziativa “D4D” in Costa d’Avorio, dove Sonatel e Groupe Orange ha messo a disposizione di team di ricerca internazionali dati anonimi estratti dalla rete telefonica del Senegal così come dati sul soleggiamento. Allora erano state definite 5 aree di teresse prioritarie: salute, agricoltura, trasporti/urbanizzazione, energia, statistiche bazionali. Ebola ha cambiato e spostato drammaticamente lo scenario e Orange Telecom ha deciso di fornire questi dati anche alla Flowminder per aiutare a rispondere alla crisi.

MIT Technology Review spiega che utilizzando i dati del Senegal e della Costa d’Avorio  «Il nuovo modello ha aiutato la Flowminder a costruire un quadro degli spostamenti complessivi degli abitanti nell’Africa occidentale».  Separatamente, la Flowminder ha prodotto un’animazione della  diffusione di ebola da marzo che si basa sui registri di ospedalizzazione e le località in cui i malati sono deceduti e che al 24 agosto da:  in Guinea 607 casi e 406 morti; Sierra Leone 910 casi e 392 morti; Liberia 1.082 casi e 624 morti; Nigeria 16 casi e 5 morti. Confermati i primi due casi di “Ebola occidentale” nella Repubblica democratica del Congo.

Bengtsson evidenzia che «Il modello è fondamentalmente una prima bozza, e che si basa sullo storico degli spostamenti, per cui non tiene in considerazione come le persone potrebbero aver cambiato abitudini in risposta alla recente crisi. Idealmente, aggiunge, includerebbe i dati forniti in tempo reale, ma “in paesi che già sono colpite da epidemie, queste sono le stime migliori che possono essere fatte sulla mobilità. Questo modello può dare un’idea degli spostamenti delle persone».

D parte sua la MIT Technology Review, «L’ebola può essere trasmessa attraverso fluidi corporei, e il periodo di incubazione si aggira fra i due e i 21 giorni, durante i quali le vittime potrebbero essere ignare della propria condizione. Per questo motivo, la comprensione degli spostamenti della popolazione è importante. I telefoni cellulari – che sono molto comuni anche nei paesi poveri – possono giocare un ruolo chiave. Tutti i telefoni cellulari comunicano con le torri ripetenti utilizzando numeri identificativi unici per segnalare la propria presenza. Così facendo, gli operatori telefonici accumulano dei database giganteschi che contengono informazioni riguardanti gli spostamenti delle persone e le abitudini sociali. L’uso di queste informazioni da parte del sistema sanitario è particolarmente utile».

Caroline Buckee, un’epidemiologa di Harvard che ha collaborato con Flowminder allo sviluppo del modello, dice che «Ha dimostrato come questo genere di dati possa mostrare gli spostamenti delle persone da quando queste lasciano un hot spot, suggerendo così dove potrebbe scoppiare una nuova epidemia».

Nel 2013 la Buckee ha dimostrato che «I dati raccolti da un telefono cellulare potrebbero contribuire nella lotta alla malaria rivelando le aree in cui andare a concentrare le operazioni di disinfestazione delle zanzare. In precedenza, i ricercatori che cercavano di elaborare modelli di mobilità si affidavano a tecniche quali il conteggio delle teste nelle stazioni degli autobus e l’intervista dei malati sui loro spostamenti».

Al MIT evidenziano che non ci sono ancora prove che gli operatori sanitari stiano utilizzando il modello creato dalla Flowminder e pubblicato il 21 agosto, ma  anche se  le agenzie per l’assistenza sanitaria sono interessate, Bengtsson dice che «Agenzie quali la World Health Organization non hanno ancora chiesto ai ricercatori di sviluppare un modello o collaborare con loro nella realizzazione».

Emmanuel Letouzé, co-fondatore e direttore di DataPop Alliance, «Questo approccio è promettente. Se gli operatori mobili forniscono tutti i dati a un livello granulare, il valore dei contenuti estraibili è enorme. Ciononostante, i timori legati alla privacy sono più salienti. Questo è dovuto al fatto che dati del genere possono rivelare dettagliate informazioni sulle connessioni sociali e professionali, oltre che sulla posizione, per cui in diversi casi si potrebbe risalire all’identità degli individui».