«Biologicamente impraticabile» la teoria su come gli esseri umani hanno popolato l’America (VIDEO)

Non regge la teoria del corridoio libero dai ghiacci nel Nord America: mancavano le risorse

[11 agosto 2016]

popolazione america

Lo studio “Postglacial viability and colonization in North America’s ice-free corridor”, pubblicato su Nature da un team di ricercatori danesi, britannici, canadesi e statunitensi rischia di rivoluzionare la storia del popolamento umano del nostro pianeta.  In fatti, utilizzando DNA antico, i ricercatori guidati dal Center for GeoGenetik Statens Naturhistoriske Museum hanno tracciato un quadro unico del percorso migratorio preistorico nel corso di migliaia di anni, rivelando che il ponte di terre emerse creatosi nell’era glaciale nello Stretto di Bering non poteva essere utilizzato dai primi esseri umani arrivati nelle Americhe, come si pensa tradizionalmente pensato.  Gli scienziati dicono che questa presunta porta apertasi tra l’Asia e l’America sarebbe stata «biologicamente impraticabile».

Secondo la teoria più f diffusa, i primi esseri umani che avrebbero raggiunto le Americhe attraversando  questo antico ponte di terra tra la Siberia e l’Alaska, avrebbero poi dovuto aspettare che due enormi calotte glaciali che ricoprivano quel che oggi è il Canada si ritirassero per permettere la creazione del cosiddetto “corridoio libero dal ghiaccio”, che avrebbe permesso ai primi “indiani” di spostarsi verso sud. Ma il nuovo studio ha utilizzato proprio il DNA estratto da resti trovati  all’interno di questo corridoio per capire come il suo ecosistema si sia evoluto mentre i ghiacciai cominciavano a ritirarsi. Gli scienziati hanno creato un quadro completo che mostra come e quando sono “nate”  le diverse specie di flora e fauna una volta che il territorio ricoperto dal ghiaccio diventava praticabile. Si tratta del primo progetto di ricostruzione preistorica mai tentato e i ricercatori danesi concludono che «Mentre le persone potrebbero aver viaggiato lungo questo corridoio circa 12,6 mila anni fa, questo sarebbe stato impraticabile prima di allora, dato che il corridoio mancava di risorse cruciali, come il legname per il fuoco e gli strumenti e la selvaggina che erano essenziali per la stile di vita dei cacciatori-raccoglitori».

Se questo è vero, allora vuol dire che i primi americani, che erano presenti in luoghi a sud delle calotte glaciali prima di 12.600 anni fa, devono essersi spostati verso sud  lungo un’altra strada. Gli autori dello studio suggeriscono che «Probabilmente sono migrati lungo la costa del Pacifico».

Nessuno da davvero chi fossero questi primi american, ma gli archeologi concordano che appartenessero alla cosiddetta cultura “Clovis”, che compare nella documentazione archeologica risalente a più di 13.000 anni fa. E il nuovo studio sostiene che «Il corridoio libero dai ghiacci a quell’epoca sarebbe stato completamente impraticabile».

Il leader del team di ricerca, Eske Willerslev, un genetista evolutivo dal Center for GeoGenetik e dell’università di Cambridge, spega che «La linea di fondo è che se anche il corridoio fosse stato fisicamente aperto 13.000 anni fa, era diverse centinaia di anni prima che fosse possibile utilizzarlo. Ciò significa che le prime persone che arrivarono  in quelli che ora sono gli Stati Uniti, il Centro e Sud America, devono aver preso una strada diversa. Si se si crede che queste persone fossero Clovis, o qualcun altro, semplicemente non potevano arrivarci e attraverso il corridoio, come è stato a lungo sostenuto»

Un altro autore dello studio, Mikkel Winther Pedersen, anche kui del Center for GeoGenetik, che ha condotto l’analisi molecolare, aggiunge: «Il corridoio libero dai ghiacci è stato a lungo considerato il principale percorso di ingresso per i primi americani. I nostri risultati rivelano che si è semplicemente aperto troppo tardi perché questo fosse possibile».

Si pensa che il corridoio libero dai ghiacci fosse lungo circa 1.500 km e che si sia aperto nell’attuale Canada occidentale, ad est delle Montagne Rocciose, 13.000 anni fa, quando due enormi calotte glaciali, Cordilleran e Laurentide, si ritirarono. Sulla carta, questo si adatta bene con la teoria che il popolo Clovis sia stato il primo a disperdersi attraverso le Americhe. Ci sono prove che questa cultura, che prende il nome da alcuni attrezzi di pietra trovati a Clovis, nel New Mexico, risalga più o meno allo stesso periodo, anche se molti archeologi ritengono che nelle Americhe fossero arrivati altri popoli anche prima dei Clovis.

Willerslev sottolinea che «Quello che nessuno aveva preso in esame è quando il corridoio fosse diventato biologicamente vitale. Quando in realta potevano sopravvivere  a un viaggio lungo e difficile attraverso di esso?» I team di ricercatori inernazionale è giunto alla conclusione che «Il viaggio sarebbe stato impossibile fino a circa 12,6 mila anni fa» e la loro ricerca si è concentrata su un “collo di bottiglia”, una delle ultime aree del corridoio a liberarsi dai ghiacci e ora in parte occupata dal Charlie Lake, nella British Columbia, e dallo Spring Lake, nell’Alberta, che fanno entrambi parte del bacino del fiume Peace in Canada.

Il team ha raccolto prove, compresa la datazione al radiocarbonio, polline, macrofossili e DNA prelevati da resti presenti nelle carote di sedimenti dei laghi. Dopo aver acquisito il DNA, il team ha poi utilizzato una tecnica chiamata “shotgun sequencing”. «Invece di cercare parti specifiche di DNA di singole specie, abbiamo praticamente sequenziato tutto quello che c’era lì dentro, dai batteri agli animali – ha detto Willerslev – E’incredibile quello che ne puuò venir fuori. Abbiamo trovato prove della presenza di pesci, aquile, mammiferi e piante. Questo dimostra quanto possa essere efficace questo approccio per  ricostruire gli ambienti del passato».

Questo approccio ha permesso al team di ricerca di capire, con notevole precisione, come si sia sviluppato l’ecosistema del “collo di bottiglia” ed è così che hanno dimostrato che prima di circa 12,6 mila anni fa nel corridoio non c’erano né piante né animali, il che significa che gli esseri umani che lo avrebbero percorso non avrebbero avuto risorse vitali per sopravvivere.

Circa 12.600 anni fa iniziava appena a comparire una vegetazione steppica, poi sono arrivati animali come bisonti, mammut lanosi, lepri e arvicole. I ricercatori hanno identificato 11.500 anni fa l’avvio di una transizione verso quello che chiamano un parkland ecosystem”: un paesaggio densamente popolato da alberi, alci, cervi, aquile dalla testa bianca, che avrebbe offerto le risorse essenziali per la migrazione degli esseri umani. Durante questo millennio, i laghi dell’area venivano popolati da pesci, comprese diverse specie conosciute come il luccio e pesce persico. Infine, circa 10.000 anni fa, nell’area c’è sta una nuova transizione, questa volta in foresta boreale, caratterizzata da abeti rossi e pini.

Un altro degli autori dello studio, l’archeologo David Meltzer della Southern Methodist University, spiega a sua volta che «Il fatto che i Clovis fossero chiaramente presenti a sud del corridoio prima di 12.600 anni fa, vuol dire che non avrebbero potuto sportarsi attraverso di esso. Ci sono prove convincenti che i Clovis siano stati preceduti da una popolazione antecedente e che eventualmente se ne siano separati, ma, in entrambi i casi, i primi uomini a raggiungere le Americhe nell’era glaciale avrebbero trovato il corridoio impraticabile».

Willersley conclude: «Molto probabilmente, si può dire che le prove puntino sul fatto che abbiano viaggiato i lungo la costa del Pacifico. Il che ora sembra lo scenario più probabile».

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