Bosone di Higgs, un Nobel che parla anche italiano (e toscano)

«Dobbiamo essere orgogliosi del contributo dato da tanti scienziati toscani di nascita o di adozione»

[8 ottobre 2013]

Guido Tonelli, docente dell’Università di Pisa e uno dei protagonisti della scoperta del bosone di Higgs, commenta la notizia del Premio Nobel per la Fisica assegnato a Peter Higgs e Francois Englert: «Se devo essere sincero, me l’aspettavo, perché negli ultimi giorni avevo capito dai contatti con l’Accademia di Stoccolma che tirava aria di Nobel». Tonelli, ricercatore dell’Infn, è stato per molti anni a capo del principale esperimento che ha portato alla scoperta della cosiddetta “particella di Dio”, confermando sperimentalmente le intuizioni dei due vincitori.

Al momento dell’annuncio, Tonelli si trovava nel Building 40 del Cern di Ginevra insieme ad altri 300 scienziati di tutto il mondo e dice che «Ai nomi di Higgs e Englert c’è stata un’esplosione spontanea di gioia e per trenta minuti abbiamo brindato e ci siamo fatti delle foto con una medaglia Nobel di cioccolato. Poi tutti siamo tornati nelle nostre stanze per lavorare, consapevoli che ognuno di noi aveva contribuito a una scoperta scientifica che resterà nella storia».

Ma in fin dei conti l’attribuzione del Nobel non era poi così scontata: «Il Comitato di Stoccolma è imprevedibile – evidenzia Tonelli – anche perché il tempo medio per premiare le scoperte è di circa 10 o 15 anni, e nel nostro caso è passato solo poco più di un anno. Quelle di oggi sono state un’emozione e una gioia importanti, ma non paragonabili a quelle provate, come scienziato, nel momento della scoperta della particella».

Nessuno tra i ricercatori italiani che hanno così fortemente contribuito alla scoperta  pensa che il riconoscimento doveva andare anche a uno di loro: «Non c’è alcuna delusione –  spiega Tonelli – l’attività scientifica moderna è fatta da centinaia di persone che lavorano insieme per raggiungere un unico risultato. D’altra parte, il Nobel ha regole ferree e nessuno poteva illudersi di essere premiato insieme ai due teorici della particella. Non è escluso che in un futuro prossimo queste regole possano cambiare e che, quindi, possano essere premiati i due principali esperimenti che hanno dimostrato le intuizioni di Higgs e Englert».

La soddisfazione per un lavoro eccezionale e ben fatto è molta: «In questo momento si mescolano le emozioni iniziali e i timori di chi ha vissuto venti anni di fatica. La vita degli scienziati è fatta di dubbi e di paure, e più volte abbiamo passato periodi di crisi dicendoci che forse stavamo osando troppo. La vittoria di oggi è un piccolo ‘accidente’ in una vita fatta di grande impegno e lavoro. Con più di mille scienziati italiani sui circa 10 mila che operano al Cern, di cui moltissimi provengono dall’Università di Pisa, questo Nobel rappresenta anche una vittoria per la ricerca del nostro Paese. Dal successo di oggi parte un messaggio di speranza – conclude Guido Tonelli – L’Italia può vantare ricercatori che si sono fatti onore in questa scoperta, guadagnandosi il rispetto e l’ammirazione di tutto il mondo. La mia segreta speranza è che ora i governi ne tengano conto».

La pensa così anche Stella Targetti, vicepresidente della Regione Toscana con deleghe anche alla Ricerca, che si complimenta con gli oltre 120 i ricercatori formatisi presso le università pisane, che hanno contribuito al progetto: «Questo Premio Nobel parla un po’ anche toscano. Sono stati infatti tanti i ricercatori della nostra regione, in particolare della Università, della Scuola Normale di Pisa e della sezione pisana dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, che hanno contribuito alla scoperta del Bosone di Higgs. Oggi si celebrano giustamente François Englert e Peter W. Higgs, ma qui in Toscana dobbiamo essere orgogliosi del contributo dato da tanti scienziati toscani di nascita o di adozione».