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Cannabis e ricerca, continuano i progetti in tutto il mondo

Ancora diversi studi scientifici in tutto il mondo per continuare a vagliare da vicino la cannabis, i suoi effetti in ambito medico e i potenziali campi di utilizzo

[31 marzo 2017]

Continuano a susseguirsi progetti di ricerca e studi scientifici incentrati sulla cannabis e sulle sue molteplici potenzialità. Un processo costante e riscontrabile in tantissimi Paesi del mondo, nei quali si cerca di portare alla luce nuovi campi di applicazione, soprattutto in ambito medico, per questa preziosissima sostanza.

L’uso curativo della cannabis è una realtà alla quale si sono ormai convertiti innumerevoli Paesi; ciascuno ovviamente con la propria regolamentazione ed i propri meccanismi, ma tutti concordi nel riconoscere gli effetti curativi della cannabis per quanto concerne diverse patologie.

E dunque, anche dato il precario equilibrio tra legalità e illegalità che riguarda sovente l’impiego della sostanza, e considerato che anche quando vi si ricorre per finalità terapeutiche, spesso, si possono incontrare ostacoli non facili da superare (è il caso proprio dell’Italia, dove l’uso medico è regolamentato in ogni regione ma nel concreto reperire il farmaco è piuttosto complicato), gli scienziati di tutto il mondo continuano a concentrare le proprie attenzioni su studi sempre nuovi per dare ulteriori conferme in questa direzione.

Un recente progetto di ricerca della Oxford University, ad esempio, è stato finanziato con 10 milioni di sterline, ed è totalmente incentrato sulla cannabis medica. Si tratta della prima ricerca condotta in Europa con fondi stanziati da privati, il cui obiettivo è aiutare a far comprendere e accettare l’uso di questa sostanza.

Entrando più nello specifico del progetto, la Oxford University ha stretto un accordo con il fondo di investimento privato Kingsley Capital Partners, il quale ha stanziato circa 10 milioni di sterline per finanziare un’iniziativa dedicata alla ricerca di nuovi trattamenti a base di cannabis contro dolori cronici e neurologici vari, partendo dalle relazioni fra gli effetti sul sistema nervoso dei fitocannabinoidi rispetto a quelli generati dagli endocannabinoidi prodotti dall’organismo.

Un’equipe formata da 8 scienziati gestirà l’intero progetto, andando a valutare, dal punto di vista scientifico, i vari campi di applicazione della cannabis. Non è la prima volta che si assiste a programmi come questo; ovviamente in questo caso l’importanza della notizia deriva dall’ente che va ad esporsi, trattandosi della famosa università inglese, tra le più prestigiose del globo.

Sul sito istituzionale della Oxford University è stato di recente inserito l’annuncio relativo all’inizio del progetto, nel quale si evidenzia come l’obiettivo sia quello di sviluppare nuove terapie per condizioni di dolore cronico legate anche a patologie gravi quali il cancro.  Che è più o meno la conclusione alla quale sono arrivati poche settimane fa gli scienziati della National Academies of Science, una delle più importanti associazioni no-profit Usa in campo scientifico.

All’analisi di oltre 10mila studi che l’associazione ha condotto, si è arrivati alla conclusione che l’uso della cannabis medica è utile per fronteggiare dolori cronici e nausea. Di conseguenza può essere integrato all’interno di procedure di cura per malati con patologie anche gravi. Dallo studio della National Academies of Science è emersa una qualche utilità in patologie quali Sla, Parkinson e in generale contro tutti gli spasmi muscolari.

E sempre dagli Stati Uniti è arrivato da poche settimane un interessante progetto di ricerca che ruota intorno all’uso della cannabis, per dar vita in particolare a test personalizzati a base di farmaci cannabinoidi per tutti i pazienti affetti da cancro. L’obiettivo è quello di consentire ai medici un approccio terapeutico maggiormente personalizzato e variabile da paziente a paziente.

Il progetto arriva direttamente dall’associazione Cannabics Pharmaceuticals, attiva nello sviluppo di trattamenti personalizzati anti-cancro attraverso terapie innovative a base di composti cannabinoidi. A testimonianza, ancora una volta, di quanto siano forti le relazioni tra patologie gravi e ricerca basata sull’impiego della cannabis.

di Marcello Angelini