I risultati di una ricerca dell’Università di Bonn pubblicata su Nature medicine

Cannabis, il Thc ringiovanisce il cervello dei topi

Una bassa dose del principio attivo «ha invertito il declino della performance cognitiva relativo all'età»

[9 maggio 2017]

Un eterogeneo team internazionale composto da 13 ricercatori ha appena pubblicato su Nature medicine i risultati dello studio A chronic low dose of Δ9-tetrahydrocannabinol (THC) restores cognitive function in old mice, volto a indagare in laboratorio gli impatti del Thc – la principale sostanza psicoattiva presente nella cannabis – sulle performance cognitive.

Oggetto dell’indagine sono stati alcuni topi, suddivisi in diverse fasce d’età, dai 2 ai 18 mesi. Per gli esemplari più anziani (12-18 mesi), i ricercatori hanno rilevato che una bassa dose di Thc «ha invertito il declino della performance cognitiva relativo all’età dei topi», mentre risultati inversi sono stati riscontrati tra gli esemplari più giovani.

Andreas Zimmer e colleghi dell’Università tedesca di Bonn – dettagliano al proposito su Le Scienze, l’edizione italiana di Scientific american – hanno così scoperto che «nei topi giovani la somministrazione compromette le prestazioni di apprendimento e memoria. Ma nei topi adulti, e ancor più in quelli anziani, la sostanza ha portato a un reale miglioramento della memoria e delle capacità di apprendimento. Questi cambiamenti nel comportamento negli animali più anziani sono apparsi associati a un ripristino dei modelli globali di espressione genica nell’ippocampo, che sono tornati a mostrare un profilo simile a quello osservato negli animali giovani». In particolari, nel cervello dei topi con 12 mesi (cui era stato somministrato Thc) hanno ritrovato similitudini con gli esemplari di soli 2 mesi di età (senza Thc).

Ulteriori ricerche saranno adesso necessarie per indagare la persistenza degli effetti dovuti all’assunzione del Thc nei topi e soprattutto tentare di capire se tali effetti siano estendibili anche a strutture ben più complesse come quelle del cervello umano, sebbene precedenti studi – ad esempio, qui e qui – abbiano già mostrato segnali incoraggianti circa gli effetti della cannabis.