C’è vita fino a 10 chilometri sotto il fondo del mare?

Sotto terra potrebbe esserci un grande biosfera molto difficile da raggiungere

[12 aprile 2017]

Secondo lo studio “Subduction zone forearc serpentinites as incubators for deep microbial life” pubblicato su Pnas da un team di ricercatori internazionale guidato da Oliver Plümper del dipartimento scienze della terra dell’università olandese di  Utrecht, ci sarebbe materia organica  incapsulato in clasti di roccia di serpentinite e fango provenienti da un vulcano sottomarino nella zona di subduzione Izu-Bonin-Mariana, nell’Oceano Pacifico.

I ricercatori spiegano: «Anche se non siamo in grado di individuare l’esatta origine della materia organica, l’analisi chimica dei costituenti assomiglia alle firme molecolari che possono essere prodotte dalla vita microbica in profondità all’interno o al di sotto del vulcano di fango».

Considerando il limite di temperatura noto  per la vita, 122° C, e la geotermia della zona di subduzione in dve sono presenti questi vulcani  di fango, gli scienziati stimano  che la vita potrebbe esistere fino a profondità di circa 10.000 metri sotto il fondo marino e si tratta di  una profondità notevolmente maggiore rispetto ad altre regioni dove è presente serpentinite  come creste il Mid-Atlantic Ridge. Per il team di ricerca questo «avrebbe potuto fornire alla vita gli ecosistemi protetti per sopravvivere alle fasi più violente della storia della Terra».

Quindi la vita sul nostro pianeta si troverebbe molto più in profondità di quanto avessimo mai immaginato: secondo  Plümper «Potremmo avere un grande biosfera sotto i nostri piedi che è molto difficile da raggiungere»

Altri ricercatori, come Rocco Mancinelli, un astrobiologo dell’Ames Research Center della Nasa che studia la vita negli ambienti estremi, sono d’accordo che  la vita potrebbe esistere a grandi profondità sotto terra, ma dicono che non è astato ancora provato.  Mancinelli ha detto a New Scientist che i ricercatori che hanno pubblicato lo studio su Pnas  «Non hanno prove conclusive».

Il team di Plümper ha studiato 46 campioni trivellati nel vulcano di fango South Chamorro, vicino alla parte più profonda dell’oceano, la fossa delle Marianne, dove una  placca tettonica scorre sotto un’altra e il calore e lo stress  portano parte del materiale della placca in subduzione ad affiorare come serpentinite, che poi viene eruttata dai vulcani di fango. Esaminando la serpentinite presente nei loro campioni, il team ha scoperto prodotti chimici che in genere vengono prodotti dalla vita, compresi gli aminoacidi e gli idrocarburi. Dato che alcuni microrganismi sono in grado di sopportare temperature fino a 122° C  e pressioni circa 3.000 volte superiori a quelle della superficie terrestre, Plümper calcola che la vita potrebbe sopravvivere fino a 10 chilometri sotto il fondale marino.

Che la vita sia presente in ambienti estremi anche a più di 3 km di profondità,  come ha documentato nel 2011 lo studio “Nematoda from the terrestrial deep subsurface of South Africa”, pubblicato su Nature, è ormai certo ma, se  Plümper e il suo team hanno ragione, la vita potrebbe esserci a profondità molto maggiori e a sostenerla sarebbero il carbonio e l’azoto prodotti grazie alle reazioni minerali.

Mancinelli è d’accordo, ma fa notare che «le sostanze chimiche trovate da team di Plümper potrebbero essere state prodotte da processi che non coinvolgono la vita».