Batteri contro virus

Contro la resistenza agli antibiotici si recupera la terapia “sovietica” dei fagi

Una sorta di bomba intelligente biomedica, che riduce al minimo i danni collaterali

[10 giugno 2014]

Quando esisteva ancora l’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche gli antibiotici occidentali non potevano oltrepassare la cortina di ferro, e i medici sovietici per combattere i batteri infettivi utilizzavano dei virus. Ora, di fronte alla crescente resistenza agli antibiotici, quella che è stata chiamata terapia dei fagi potrebbe prendere piede in tutto il mondo.

Come spiega il network russo RT, «la tecnica di curare le infezioni con gli stessi batteri che le provocano risale a migliaia di anni fa, quando gli esseri umani si accorsero che l’acqua di alcuni fiumi poteva curare malattie infettive come la lebbra e il colera. All’inizio del XX secolo gli scienziati scoprirono che quelle acque contenevano virus molto specifici che uccidono i batteri che causano le infezioni». Scoperti da due microbiologi francesi già agli inizi del secolo scorso, i batteriofagi – o “mangiatori di batteri” – operano per  infettare i batteri nocivi con i virus disattivati ​​che essenzialmente li distruggono dall’interno verso l’esterno.

Naturalmente per il comunismo sovietico questa fu la dimostrazione che la scienza trionfava sulla superstizione religiosa che assegna alle acque e ai fiumi “sacri” poteri miracolosi di guarigione, ed è da questa scoperta  che nasce quella che oggi è conosciuta come “terapia dei fagi”  che è stata perfezionata in Unione sovietica dopo la Seconda Guerra Mondiale – o la Grande Guerra Patriottica, come la chiamano i russi.

Una terapia che nell’Occidente – che si affidava sempre più agli antibiotici – venne considerata come la dimostrazione dell’arretratezza scientifica del comunismo e che ora, caduta la cortina di ferro, si prende una rivincita, visto che i rapidi progressi della medicina occidentale hanno portato all’evoluzione di ceppi di batteri resistenti, compresi batteri letali per l’uomo.

Della cosa se ne è occupata anche Nature che in un articolo (Phage therapy gets revitalized) spiega che «nella riunione dell’American Society for Microbiologya (Asm) tenutasi il mese passato a  Boston, Gregory Resch, dell’università di Losanna, in Svizzera, ha presentato il progetto Phagoburn: la prima terapia clinica multicentrica della terapia dei fagi per le infezioni umane, finanziato dalla Commissione europea».

Phagoburn è il primo studio clinico europeo sulla terapia dei fagi ed è finanziato dal 7° Programma quadro per la ricerca e sviluppo (programma  sanità). È stato avviato nel  giugno 2013 e durerà 27 mesi.

Il progetto è coordinato dal  ministero della difesa francese della Difesa  in collaborazione con Pherecydes Pharma e viene testato in altri sei centri di trattamento in Francia, Belgio e Svizzera e da un’altra piccola industria francese: Clean Cells. Il team di Phagoburn spiega che il progetto «Mira a valutare la terapia dei fagi (uso terapeutico dei batteriofagi) per trattare le infezioni della pelle causate da Escherichia coli e dal batterio Pseudomonas aeruginosa nei pazienti ustionati».

Già nel  2012 uno studio sulla terapia dei fagi pubblicato su  Frontiers in Microbiology sottollineava che «dal punto di vista terapeutico la terapia dei fagi può eliminare l’infezione di un  paziente senza compromettere la comunità dei batteri benefici del corpo. Sotto  questa luce, la terapia dei fagi rappresenta una sorta di ‘bomba intelligente” biomedica,  che colpisce solo un target specifico, riducendo al minimo i danni collaterali, che sono comunque estremamente rari (…). A suo modo, la terapia dei fagi è una forma di medicina personalizzata, perché i fagi specifici (di solito più fagi  uniti in  un cocktail polivalente) sono accuratamente selezionati per trattare l’infezione batterica specifica di un paziente. Le percentuali di successo di questi fagi su misura, sono da 5 a 6  volte superiori a quelle  prodotte da  fago standardizzati, quindi l’uso di cocktail di fagi personalizzati è storicamente efficace per un trattamento».

I russi ricordano che «Uno dei più importanti vantaggi della terapia dei fagi e che mentre gli antibiotici funzionano in modo indiscriminato, uccidendo sia i batteri sani che quelli infettivi, ogni tipo di fago si dirige precisamente su un tipo molto specifico di batteri».

Probabilmente il fatto che negli Usa la legge proibisca di brevettare geni di origine naturale, un divieto quindi estensibile ai fagi, ha ridotto l’interesse dell’industria farmaceutica a questa terapia che però, anche dopo la caduta dell’Urss, ha continuato ad essere applicata in Russia, Georgia e anche nella Polonia entrata a far parte dell’Unione europea.