In ricordo di Tullio De Mauro, linguista e filosofo del linguaggio

Cosa stiamo facendo per l’alfabetizzazione della popolazione adulta in Italia?

[13 gennaio 2017]

Tullio De Mauro è stato un grande studioso di linguistica, la sua edizione del “Cours de Linguistique générale” di F. de Saussure del 1967 ha permesso la lettura diretta di un testo fondativo; è stato un grande docente universitario, ma anche uno scrittore, un uomo che ha saputo sempre tradurre un continuo e critico impegno culturale nel lavoro politico, cui non si è mai sottratto, assumendo cariche istituzionali importanti.

Ha studiato la lingua, o meglio le molte lingue in cui i parlanti si esprimono, per avere attenzioni dalle persone e per dare attenzione alle persone, che delle lingue hanno bisogno per capire, farsi capire, essere cittadine e cittadini del mondo.

Oggi si ricorda il ministro della Pubblica istruzione, l’autore di una vastissima bibliografia, il professore che ha formato generazioni nuove di studiosi. “La storia linguistica dell’Italia unita”, non la storia della lingua italiana, e quella straordinaria operazione culturale che sta alla base de “Il grande dizionario italiano dell’uso”, per citare pochissime tra le tante cose, testimoniano che rigore scientifico e impegno civile sono stati sempre al centro del suo lavoro. Per questo appare utile ricordare con quanta determinazione abbia seguito la partecipazione italiana alle indagini OCSE sulle competenze della popolazione adulta (sua la richiesta che nella indagine IALS in Italia si registrasse l’uso del dialetto e la discussione piena di cultura e di passione che ha messo in uso il termine illetteratismo), come abbia letto sempre con grande attenzione i dati emersi negli anni da queste indagini e come si sia impegnato in prima persona, spendendo prima la sua autorità di Ministro della pubblica istruzione e poi di grandissimo esperto, nella costruzione di proposte (purtroppo spesso rimaste inattuate) per l’avvio di un sistema di educazione rivolta alla popolazione adulta.

Accanto alle grandi opere scientifiche di una vasta produzione diffusa a livello internazionale non bisogna dimenticare l’avvio del piano di alfabetizzazione della popolazione adulta (18 luglio 2000) volto a “recuperare i bassi livelli di istruzione e formazione“. In quel progetto era già presente quanto ancora oggi con fatica si tenta di realizzare: quattro le aree formative privilegiate (area dei linguaggi; area storico-sociale e guiridico-economica; area scientifica; area tecnologica ed informatica) e interventi mirati a gruppi sociali specifici come lavoratori socialmente utili, casalinghe, immigrati, disabili, detenuti.

Ed ancora, dopo la pubblicazione della ultima indagine Ocse PIAAC, il documento varato dalla commissione interministeriale per la valutazione dei risultati italiani da lui presieduta (14/02/2014), che con forza richiama la necessità di progettare esperienze, guidarle e valutarne i risultati. Pilotare e valutare sono i due concetti chiave “in presenza di scarse risorse e nella consapevolezza di dover continuamente operare valutazioni sulle situazioni specifiche“; le proposte contenute sono molte, in particolare l’istituzione di un “osservatorio permanente, che renda sistemica la messa in relazione della formazione e del lavoro, occupandosi del monitoraggio e dell’analisi della formazione delle competenze e del loro utilizzo nel mercato del lavoro e nella vita sociale, valutando l’impatto delle politiche e fornendo indicazioni per potenziarne gli effetti“. Lo stesso testo auspicava una stretta collaborazione tra i due ministeri, Lavoro e Istruzione, ma non solo, e il coinvolgimento di amministrazioni regionali, enti locali ecc. perché “lo sviluppo delle competenze degli adulti è un obiettivo strategico dell’intero Paese.

Ricordare Tullio De Mauro oggi significa anche non disperdere questo impegno e lavorare per attuarlo.

Testo tratto da Epale – Piattaforma elettronica per l’apprendimento degli adulti in Europa