Siamo soli nell’immensità indifferente del cosmo?

Curiosity: non c’è traccia di marziani. E se non fosse così?

[25 settembre 2013]

Con un comunicato che lascia trasparire una certa delusione e persino una qualche tristezza, la NASA ha annunciato, nei giorni scorsi, che il suo Mars Science Laboratory, al secolo Curiosity, che da un anno trotterella nei dintorni del cratere Gale di “pianeta rosso”, ha misurato una presenza di metano nell’atmosfera non superiore a 1,3 parti per miliardo. Pari ad appena un sesto rispetto alle stime precedenti e, in particolare, alle misure effettuate nel 2003 dalla sonda Mars Express dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA).

La notizia ha un indubbio interesse per gli astrochimici. Ma ha rotto il muro ben più ampio dell’opinione pubblica in tutto il mondo, anche perché molto media l’hanno interpretata come la prova, addirittura definitiva, che non c’è vita su Marte. E la stessa NASA ha lasciato intendere che le misure del rover Curiosity hanno drasticamente abbassato la probabilità di trovare organismi viventi sul pianeta vicino.

La delusione è, forse, speculare all’eccessiva fiducia di poterli incontrare, finalmente, “i marziani”, sia pure sottoforma di organismi simili ai terrestri batteri.

In realtà, le sei misure effettuate dal laboratorio mobile su Marte – Curiosity si muove a una velocità non superiore a 30 metri l’ora – dallo scorso ottobre a tutt’oggi non ci dicono molto sulla eventuale presenza di vita su Marte. Certo, il metano è il prodotto del metabolismo di numerosi batteri terrestri. Ma non di tutti. Inoltre può essere prodotto anche da processi chimici non biologici, insomma mediante reazioni che nulla hanno a che fare con organismi viventi. In definitiva, trovare o non trovare metano su Marte non è, in alcun caso, non è una prova decisiva per la presenza di vita sul “pianeta rosso”. Potremmo dire che la presenza di metano non è condizione né necessaria né sufficiente per una concomitante presenza di vita. Allo stesso modo l’assenza di metano è condizione né necessaria né sufficiente per concludere che la vita è assente.

Si aggiunga a tutto questo che Curiosity ha esplorato, finora, una piccola zona del pianeta. Già in passato sono state realizzate misure in aree con un’abbondanza relativa di metano e altre meno. Dunque la misura di Curiosity ha davvero un valore molto relativo. Perché il metano, nella tenue atmosfera di Marte (la pressione atmosferica al suolo è cento volte inferiore a quella della Terra), ha una vita media molto breve. Insomma, tende facilmente a reagire e, dunque, a trasformarsi.

Tutte queste considerazioni riducono sensibilmente il valore, per così dire, biologico, delle misure di Curiosity. Resta la domanda: quanto è probabile che ci sia o ci sia stata vita sul “pianeta rosso”? Quanto è probabile che ci sia vita, fuori dalla Terra?

In assenza di prove empiriche davvero significative e in mancanza di una spiegazione sufficientemente fondata e dettagliata della stessa origine della vita sulla Terra, è difficile rispondere a quelle domande. Molti invocano un “principio di mediocrità” – poiché c’è vita sulla Terra e poiché, ora lo sappiamo, ci sono miliardi di pianeti simili alla Terra nelle via Lattea e, probabilmente, miliardi di miliardi di pianeti simili alla Terra nell’universo – e sostengono che c’è un’elevata probabilità che ci sia altra vita nel cosmo e, probabilmente, anche nel nostro sistema solare.

Altri, invece, ritengono che la speranza di trovare vita aliena sia il frutto di una fuga in avanti cui non sarebbero estranei interessi concreti. La NASA potrebbe cavalcare la tigre della ricerca della vita nello spazio per convincere il contribuente americano a continuare a dotarla di fondi. Molti pensano che la transizione dal non vivente al vivente non sia affatto questione semplice né necessaria. Anzi, sarebbe così complessa e straordinaria che molto difficilmente si verifica, anche quando ci sono le condizioni ambientali adatte. Per questo, sosteneva il biologo francese Jacques Monod, dobbiamo rassegnarci: «siamo soli nell’immensità indifferente del cosmo».