Dalla ricerca italiana un batterio per combattere la zanzara tigre

L’Enea ha sviluppato metodo alternativo all’uso intensivo di pesticidi, che può avere impatti negativi sull’ambiente. Dal ministero della Salute ok alla sperimentazione su aree controllate

[27 luglio 2018]

La zanzara tigre è una specie di origine asiatica che è stata segnalata per la prima volta in Italia nel 1990: come spiega il ricercatore Enea Maurizio Calvitti, questo insetto è un vettore di diversi virus patogeni per l’uomo e la sua presenza nelle regioni mediterranee ci espone al rischio di trasmissione, come confermano le epidemie di Chikungunya in Emilia Romagna nel 2007, con oltre 200 casi di infezione nell’uomo, a cui solo l’anno scorso si sono aggiunti altri 300 casi tra Lazio e Calabria. Come combatterlo?

La risposta che arriva dall’Enea è quella di un nuovo metodo biotecnologico, utilizzabile per limitare la riproduzione della zanzara tigre e abbattere le sue capacità di trasmettere virus tropicali; questo risultato è stato possibile grazie all’introduzione nella zanzara in laboratorio di ceppi specifici del batterio Wolbachia, innocuo per l’uomo e comunemente presente in gran parte degli insetti. «Il metodo non si basa su modificazioni genetiche – sottolinea il ricercatore Enea Riccardo Moretti – ma sulla manipolazione della naturale flora batterica dell’apparato riproduttivo degli insetti, utilizzando ceppi batterici già comunemente diffusi nell’ambiente e assolutamente innocui per l’uomo. In pratica, attraverso la somministrazione di un antibiotico, il batterio Wolbachia viene rimosso dalle cellule del tessuto riproduttivo della zanzara tigre e viene sostituito, tramite microiniezione embrionale, da varianti diverse dello stesso batterio, prelevate, nel nostro caso, dalla zanzara comune e dal moscerino della frutta».

A seguito di quest’operazione le femmine di zanzare tigre hanno manifestato un azzeramento della trasmissione del virus Zika e una riduzione a meno del 5% di quella dei virus di Dengue e Chikungunya, mentre i maschi sono stati in grado di rendere sterili le femmine selvatiche della specie dopo l’accoppiamento, compromettendone la possibilità di riprodursi. Con benefici doppi.

«I metodi di controllo delle zanzare basati sul rilascio di maschi sterili sono un’alternativa agli insetticidi altamente specifica ed ecocompatibile e quindi – precisa infatti la ricercatrice Enea Elena Lampazzi – sfruttabile in sicurezza anche nei centri urbani. L’uso intensivo di pesticidi può infatti avere un impatto negativo sull’ambiente e sugli organismi viventi oltre a dar luogo a fenomeni di sviluppo di resistenza da parte delle zanzare difficili da gestire».

Finora il metodo Enea è stato sperimentato in condizioni controllate contro popolazioni di zanzara tigre sia italiane che tropicali: adesso il prossimo passo sarà quello della sperimentazione in campo su aree controllate, con il via libera appena arrivato dal ministero della Salute italiano.