I decessi dovuti a guerre e terrorismo sono cresciuti del 143% negli ultimi dieci anni

Dalla rivista scientifica Lancet il nuovo rapporto sulla salute nel mondo. Le prossime sfide riguardano cambiamenti climatici e risorse ecosistemiche

[19 settembre 2017]

128,8 milioni di nascite e 54,7 milioni di morti: l’alfa e l’omega della vita umana sul pianeta terra nell’ultimo anno sono racchiuse in questi due numeri. Nel mezzo, c’è quanto Lancet – una delle più autorevoli riviste medico-scientifiche al mondo – ha cercato anche stavolta di racchiudere pubblicando il rapporto Global burden of disease study 2016 (Gbd), uno «sforzo erculeo» da parte di oltre 2.500 scienziati per tastare il polso della salute globale.

La principale buona notizia vede un declino da ormai mezzo secolo dei tassi di mortalità in tutte le fasce d’età e, per la prima volta, il numero stimato di decessi nei bambini al di sotto dei 5 anni è sceso sotto i 5 milioni; anche le morti da malattie trasmissibili sono in gran parte diminuite, a parte la dengue.

Nel complesso, i risultati racchiusi nel Gbd mostrano che il mondo sta diventando più sano, ma con progressi irregolari: le persone vivono sì più a lungo, ma (con)vivono anche con più malattie. Quelle legate alla salute mentale in particolare hanno colto ben pochi miglioramenti dal 1990 a oggi, con la depressione nella top ten dei problemi di salute in quasi tutti i Paesi del mondo.

Proseguendo di questo passo, nessun Paese è destinato a raggiungere più di 13 (su 24) obiettivi che l’Onu ha individuato per lo sviluppo sostenibile (Sdgs) al 2030 per quanto riguarda la salute umana; Singapore, Islanda e Svezia sono gli Stati che hanno compiuto i più significativi miglioramenti nel 2016, mentre Somalia, la Repubblica Centrafricana e l’Afghanistan sono finiti in fondo alla lista.

A preoccupare in particolar modo sono i 150.500 decessi legati nel 2016 ai conflitti armati e al terrorismo – soprattutto in Nord Africa e Medio Oriente –, segnando un catastrofico +143% rispetto al 2016.

Cosa ci aspetterà dunque in futuro? La sfida dichiarata per il prossimo Gbd è quella di allargare il campo d’osservazione, come agli effetti del cambiamento climatico e le (conseguenti migrazioni, dato che «gli esseri umani dipendono anche da una varietà di risorse ecosistemiche per la loro salute e il benessere», come sottolineano da Lancet. Per riconoscere questi nuovi rischi e misurarne gli effetti sulla salute umana, dobbiamo sempre più osservare anche la salute del pianeta. Lasciare che il cambiamento climatico avanzi – come hanno esplicitato dalla rivista scientifica da ormai due anni – mette a serio rischio le conquiste in fatto di salute che il genere umano ha faticosamente raggiunto negli ultimi 50 anni.