Demolito il mito del divario culturale “Occidente contro il resto del mondo”

Il concetto di individualità e l’auto-percezione si somigliano in tutto il mondo

[3 agosto 2016]

autopercezione occidente

Lo studio “Beyond the ‘East-West’ dichotomy: Global variation in cultural models of selfhood”, pubblicato sul  Journal of Experimental Psychology: General  da un folto gruppo internazionale di ricercatori che lavorano a un importante progetto di ricerca internazionale, demolisce la convinzione molto comune (e molto neocolonialista e un filino razzista) che ci sia un divario culturale tra l’Occidente e il resto del mondo. «E’ poco più di un mito», dicono i ricercatori guidati da Vivian Vignoles, una psicologa sociale dell’università britannica del Sussex. .

Per lungo tempo gli psicologi culturali hanno sostenuto che le persone che vivono nelle culture occidentali mostrano un modello piuttosto distintivo di auto-percezione, rispetto a coloro che vivono in altre parti del mondo. Gli occidentali sarebbero diversi dagli altri esseri umani in quanto tendono a vedere se stessi come indipendente dagli altri. E, negli ultimi 25 anni, il contrasto tra l’”indipendenza”  occidentale e l’”interdipendenza” delle altre culture è stato al centro del pensiero degli psicologi che si occupano di diversità culturale.

Il nuovo studio, che ha coinvolto 73 ricercatori provenienti da 35 Paesi, finanziati dall’Economic and Social Research Council britannico, ha esaminato come le persone di diverse culture vedono se stesse  e come reagiscono agli altri. La ricerca ha coinvolto 10.000 persone di oltre 50 gruppi culturali che vivono in tutti i continenti abitati e ne è venuto fuori che quel che credono di sé stessi i  membri dei gruppi culturali occidentali hanno molto più in comune con il resto del mondo di quanto si credesse finora,, «contraddicendo il punto di vista generalmente accettato di un “Occidente contro il resto dl mondo” riguardo al concetto di individualità.

Inoltre, la ricerca rivela una diversità molto maggiore di quanto precedentemente riconosciuto tra i gruppi culturali “non occidentali” di diverse aree del mondo.

La Vignoles, spiega che «Le auto-percezioni influenzano le scelte delle nostre relazioni sociali, della salute e dello stile di vita, l’impegno comunitario, le attività politiche  e, in ultima analisi, sia il nostro benessere che quello degli altri. La nostra nuova ricerca fornisce un quadro molto più ricco e più accurata della diversità culturale all’auto-percezioni di quanto non fosse in precedenza disponibile. Questo dimostra che quando etichettiamo un gruppo culturale come “individualista” o “collettivista”, questo ci può portare a fare molte ipotesi false su come le persone di quel gruppo vedono sé stesse e quindi possiamo erroneamente prevedere come potrebbero rispondere alle nostre comunicazioni o interventi».

La Vignoles sottolinea che «I nostri risultati suggeriscono che i membri delle ulture occidentali tendono a vedere se stessi come più auto-diretti, unici nel loro genere, e più auto-espressivi  rispetto agli altri , ma non in le altre parti del mondo non occidentale, e in genere, non vedono gruppi culturali occidentali come più auto-interessati o autosufficienti. non sono una “’eccezione”, ma fanno parte del caleidoscopio della diversità culturale. In altre parti del mondo, i gruppi culturali hanno modelli distinti di individualità che sono mal riflesse dai precedenti modelli culturali e dell’auto-percezione. Infatti, i modelli culturali di individualità prevalenti in Medio Oriente, nell’Asia orientale, nell’Africa sub-aahariana o latinoamericani,  sono almeno altrettanto diversi l’uno dall’altro,  quanto ciascuno di quelli che  provengono dal modello occidentale».

I ricercatori sono convinti che i risultati del loro studio aiuteranno a  «comprendere meglio come i processi psicologici variano nelle diverse parti del mondo. In futuro potrebbero aiutare i professionisti ad impegnarsi in modo più efficace con i membri di diverse comunità culturali; sia nel mondo degli affari e del commercio che nel la promozione della salute, nella risoluzione dei conflitti internazionali o nello sviluppo».