Gli ultimi cacciatori-raccoglitori ci mostrano il valore dell’esercizio fisico

Tra gli Hazda della Tanzania rischio di malattie estremamente basso

[25 novembre 2016]

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In un’area remota della Tanzania centro-settentrionale, gli uomini lasciano le loro capanne a piedi, armati di archi e frecce avvelenate, per cacciare selvaggina di qualsiasi tipo. Intanto le donne raccolgono tuberi, bacche e frutti. E’ la vita giornaliera di un piccolo un gruppo etnico che vive nell’area del Lago Eyasi: gli Hadza, una delle ultime popolazioni di cacciatori-raccoglitori del mondo,.

Lo studio “Physical activity patterns and biomarkers of cardiovascular disease risk in hunter-gatherers” pubblicato sull’American Journal of Human Biology da un team di ricercatori provenienti da Usa, Gran Bretagna e Tanzania, e guidato dall’antropologo dell’università dell’Arizona David Raichlen, si è occupato proprio del singolare e molto attivo stile di vita degli  Hadza. Infatti questa popolazione si impegna in un’attività fisica, quello che noi chiameremmo allenamento o ginnastica, che è molto superiore a quanto raccomandato dal governo degli Stati Uniti per i suoi cittadini.  Gli Hadza hanno anche un rischio di malattie estremamente basso.

Raichlen, Brian Wood dell’Università di Yale ed Herman Pontzer di Hunter College, hanno passato diversi anni a studiare lo stile di vita degli Hadza, che, secondo loro, «fornisce uno sguardo sul modo in cui i nostri antenati vivevano decine di migliaia di anni fa e su come quel modo di vivere può aver influenzato l’evoluzione umana, soprattutto per quanto riguarda l’esercizio fisico e la salute».

Raichlen spiega: «Il nostro programma di ricerca sta cercando di capire il motivo per cui oggi  l’attività fisica e l’esercizio migliorano la salute, e un ramo di quel programma di ricerca si propone di ricostruire quali erano i modelli dell’attività fisica durante l’evoluzione della nostra fisiologia. L’ipotesi generale è che i nostri corpi si siano evoluti in un contesto altamente attivo, il che spiega perché oggi l’attività fisica sembra migliorare la salute fisiologica».

Lo studio pubblicato sull’American Journal of Human Biology analizza quanto tempo gli Hadza passano a praticare un’attività fisica moderata-vigorosa (moderate-to-vigorous physical activity – Mvpa), che è un forte predittore della salute cardiovascolare. Il Department of health and human services Usa raccomanda che le persone si impegnino in 150 minuti alla settimana di attività Mvpa: circa 30 minuti al giorno, 5 volte alla settimana, oppure circa 75 minuti a settimana attività fisica vigorosa. Ma sono pochi gli statunitensi che lo fanno. Invece, come hanno scoperto i ricercatori, gli Hadza ci riescono in soli due giorni, visto che sono impegnati in circa 75 minuti al giorno di Mvpa. E’ questa costante attività aerobica, l’elemento chiave necessario per uno stile di vita sano, che consentirebbe agli Hadza di avere un rischio di malattie cardiache estremamente basso.

Raichlen evidenzia: «Hanno livelli di ipertensione molto bassi. Negli Stati Uniti, la maggior parte della nostra popolazione di età superiore ai 60 ha l’ipertensione. Tra gli Hadza, è dal 20 al 25% e, in termini di livelli di lipidi nel sangue, non c’è praticamente alcuna prova che gli Hadza abbiano un qualche tipo di lipidi nel sangue a livelli che li metterebbero a rischio di malattie cardiovascolari. Anche se l’attività fisica non può essere interamente responsabile dei bassi livelli di rischio – anche la dieta ed altri fattori possono svolgere un ruolo – l’esercizio fisico sembra essere importante. E’ significativo perché i livelli di attività fisica degli esseri umani sono drasticamente diminuiti, dato che siamo passati dalla caccia e raccolta all’agricoltura e alla rivoluzione industriale, fino ad arrivare dove siamo oggi. Durante gli ultimi due secoli, siamo diventati sempre più sedentari e il grande cambiamento sembra essersi verificato a metà del secolo scorso, quando la vita lavorativa  della gente è diventata più sedentaria».

Mentre altri studi sulle popolazioni di cacciatori-raccoglitori hanno fatto affidamento su dati osservazionali, Raichlen e il suo team hanno raccolto dati quantitativi, utilizzando cardiofrequenzimetri e tracker GPS per registrare quanto lontano e quanto velocemente si spostano quotidianamente gli Hadza.  Gli indigeni  partecipanti allo studio Hadza indossavano i dispositivi di monitoraggio all’inizio della giornata e li consegnavano ogni notte ai ricercatori, che hanno vissuto in mezzo agli Hadza per tutto il periodo dello studio.

Raichlen spiega ancora: «Questo è il primo studio che ha esaminato la loro intensità cardiovascolare per tutta la giornata, questo ci aiuta a capire un po’ di più quali siano i livelli di intensità cardiovascolare con questo stile di vita. In particolare, i livelli di attività degli Hadza adulti non sembrano fluttuare molto durante la loro  vita. Negli Stati Uniti, si tende a vedere grandi drop-off in livelli di attività fisica quando le persone invecchiano. Negli Hadza, non lo vediamo. Con l’aumento dell’età, vediamo livelli di attività fisica piuttosto statici»

Dei meno di 1.000 Hadza rimasti,  tra 300 e 400 sono cacciatori-raccoglitori a tempo pieno. Vivono una vita nomade, spostandosi ogni mese o due, ma rimanendo nella regione del Lago Eyasi. Anche se ci sono stati tentativi da parte del governo della Tanzania e dei missionari stranieri di sedentarizzare gli Hadza introducendo l’agricoltura e il cristianesimo, questi sforzi sono in gran parte falliti perché gli Hadza hanno scelto di mantenere il loro stile di vita tradizionale.

Per antropologi come Raichlen, lavorare con questo piccolo popolo è un’opportunità unica per conoscere uno stile di vita che il più simile – anche se non identico – a quella dei nostri antenati. Gli Hazda che hanno partecipato alla ricerca  lo hanno fatto volontariamente e comunicano con i ricercatori prevalentemente in Swahili.

Raichlen è molto soddisfatto: «Questo ci apre una finestra su quali livelli di attività fisica ci siano stati per un bel po’ durante la nostra storia evolutiva, e, non a caso, è più di quanta ne facciamo ora. Forse sorprendentemente, è molto di più di quanta ne facciamo ora. Andando avanti, questo ci aiuterà a modellare il tipo di attività fisica che vogliamo, cercandola quando esploriamo la nostra evoluzione fisiologica. Quando ci chiediamo quali tipi di livelli di attività fisica avrebbero guidato l’evoluzione del nostro sistema cardiovascolare e l’evoluzione della nostra neurobiologia e il nostro sistema muscolo-scheletrico, la risposta non è probabile che siano 30 minuti al giorno di camminata su un tapis roulant: è più simile a oltre 75 minuti al giorno».