Gli uomini di Neanderthal si prendevano cura degli anziani e degli infermi

La conferma dallo studio dello scheletro di Shanidar 1: era vecchio e handicappato ma è sopravvissuto

[25 ottobre 2017]

Gli uomini di Neandertal si prendevano cura dei loro simili anche quando diventavano sordi o perdevano un arto, è quanto emerge dallo studio “External auditory exostoses and hearing loss in the Shanidar 1 Neandertal” pubblicato su Plos One da Erik Trinkaus, del dipartimento di antropologia della Washington University – Saint Louis, e da Sébastien Villotte dell’université de Bordeaux–Cnrs, che demolisce definitivamente il mito dei Neanderthal brutali e senza cuore.

Trinkaus spiega che lo scheletro dell’uomo di Neanderthal su cui si basa lo studio apparteneva a un’individuo che non aveva solo perso la mano, infatti aveva subito altri gravi traumi e che «Era anche sordo, il che doveva farne una preda facile per i predatori che regnavano all’epoca in Asia. La sua sopravvivenza dipendeva quindi interamente dalla bontà dei suoi congeneri. Tutto questo dimostra che le nozioni dell’umanità appartenevano anche agli uomini di Neanderthal».

Per molto tempo gli antropologi e i paleontologi hanno creduto che i Neanderthal fossero nettamente inferiori ai nostri antenati  Homo sapiens  per quanto riguardava lo sviluppo culturale e che non sapessero parlare, non avessero una cultura nè una religione e che fossero incapaci di accendere il fuoco. Ma le scoperte realizzate negli ultimi 5 anni in Croazia, Israele e Spagna hanno demolito queste teorie.

Infatti sono state ritrovate delle collane e delle pitture sulla roccia realizzate dai Neanderthal e si è scoperto che questi uomini preistorici erano in grado di cuocere delle pozioni per curare le malattie e che utilizzavano la “chimica” per accendere il fuoco, inoltre avevano anche dei rituali di inumazione dei morti relativamente complessi.

Trinkaus e Villotte sono convinti di aver trovato negli artefatti e nei fossili scoperti in una grotta di Shanidar, nel Kurdistan iracheno, un’altra conferma del fatto che i Neanderthal non fossero gli “idioti” che gli antropologi dipingevano all’inizio del XX secolo.

La grotta di Shanidar è stata scoperta nel 1957 da Ralph Solecki, archeologo americano e professore emerito presso la Columbia University e dopo, guerre irakene permettendo, i ricercatori ci hanno trovato ossa di uomini di Neandertal e numerosi strumenti da lavoro dell’Aurignaciano, una civiltà preistorica del Paleolitico superiore, che si suppone appartenessero ai primi uomini dell’Eurasia, così come numerose tracce del soggiorno di questi uomini preistorici.

L’attenzione degli scienziati è stata attratta dal cranio e dallo scheletro di un uomo di Neanderthal, chiamato Shanidar 1 (scoperto già nel 1957) e  piuttosto vecchio – intorno ai 40 anni – per l’epoca in cui visse. Cranio e ossa presentavano diversi traumi, colpi e altre tracce di ferite.

Prima, gli antropologi avevano già scoperto delle tracce di ferite nei resti degli uomini preistorici ma, come ha spiegato Trinkaus, «Nessuno aveva cercato di capire come cambiava la vita degli uomini di Neanderthal o dei Cro-Magnon dopo aver subito un attacco o un incidente». Le analisi effettuate dai due ricercatori hanno rivelato che quel teschio e quello scheletro erano quelli di una persona sopravvissuta nell’età della pietra nonostante avesse forti handicap.

Dopo essere sopravvissuto a un attacco, Shanidar 1 aveva perso la mano destra e aveva ricevuto un potente colpo nella parte superiore del viso che ne aveva menomato la vista privandolo di un occhio. Inoltre aveva la gamba destra incrinata e probabilmente zoppicava.

L’ipotesi di Trinkaus e Villotte è suffragata da diversi fattori: le ossa del cranio dell’anziano Neanderthal erano significativamente deformate, comprese le orbite ed alcune cartilagini all’interno dei canali auricolari che si erano parzialmente calcificate e che impedivano il funzionamento dei timpani e quindi avevano portato l’individuo a una sordità probabilmente totale. Secondo lo studio, l’orecchio destro non poteva captare alcun suono e quello sinistro aveva un blocco almeno parziale del canale uditivo.

I ricercatori dicono che la presenza di questa serie di traumi invalidanti e l’età molto avanzata per un Neanderthal dimostrerebbero chiaramente che «Gli uomini preistorici si prendevano cura dei loro simili anziani e infermi anche se quest’ultimi non erano più utili alla sopravvivenza del loro gruppo e anche se costituivano un fardello».

Infatti, come fanno notare i co-autori dello studio «La sua sopravvivenza come cacciatore-raccoglitore nel Pleistocene avrebbe presentato numerose sfide e tutte queste difficoltà sarebbero state acuite in maniera marcata dalle disfunzioni sensoriali. Come altri Neanderthals che sono noti per essere riusciti a sopravvivere a diversi infortuni e con un uso limitato di un braccio, Shanidar 1 ha avuto probabilmente bisogno di un significativo sostegno sociale per arrivare alla vecchiaia».

Trinkaus conclude: «Gli handicap di Shanidar 1, e soprattutto la sua perdita dell’udito, rafforzano così l’umanità di base di questi esseri umani arcaici tanto diffamati, i Neanderthal». Un’umanità che forse faremmo bene a riscoprire, in un mondo dove il darwinismo sociale, il disprezzo per i deboli e i poveri, la paura della malattia e della vecchiaia e l’egoismo la fanno sempre più da padroni.