Da rivedere anche l’ipotesi della nonna

Gufo o allodola? Lo studio dei modelli del sonno degli Hazda conferma la teoria della sentinella

Un popolo di cacciatori-raccoglitori fa luce su un nostro comportamento ancestrale

[13 luglio 2017]

Secondo lo studio “Chronotype variation drives night-time sentinel-like behaviour in hunter–gatherers” pubblicato su Proceedings of the Royal Society of London B da un team di ricercatori di Canada, Tanzania e Usa, oggi gli esseri umani mostrano modelli di sonno ereditati dai loro antenati cacciatori-raccoglitori.

David Samson, un antropologo canadese dell’università di Toronto – Mississauga e i suoi colleghi della  Duke University, delll’università di Nevada-Las Vegas e dell’università di Dar es Salaam, sono i primi ricercatori a confermare che la teoria della sentinella, risalente al 1966, è applicabile agli esseri umani.  E Samson spiega che «La teoria suggerisce che tra gli animali che vivono in gruppo devono esistere meccanismi che assicurano che vari membri del gruppo siano svegli quasi sempre, al fine di proteggere gli altri soggetti più vulnerabili (ad esempio che dormono)».  In altre parole, grazie alla variazione naturale temporale del sonno, i membri del gruppo servono da sentinelle, attente ai potenziali pericoli, come gli attacchi provenienti da altri gruppi o da animali ostili.

Samson sottolinea che «Questa ipotesi non era mai stata testata prima negli esseri umani». Infatti, la maggior parte delle ricerche sul sonno avviene nei laboratori in condizioni artificiali, Samson e i suoi colleghi hanno portato le loro attrezzature e test nella Tanzania rurale, dove la tribù di cacciatori-raccoglitori degli Hadza  vivono nelle stesse savane  dove si sono evoluti e adattati i nostri antenati e continuano a vivere più  o meno nello stesso modo: avvalendosi di pochi strumenti moderni, gli  Hadza  continuano a cacciare con archi e frecce  a raccogliere cibo spostandosi a piedi e scavando la terra con bastoni.

Secondo Samson popoli come gli Hazda sono attualmente la migliore finestra aperta sulla nostra evoluzione. Questo piccolo popolo africano vive in accampamenti di circa 30 persone e sono raccoglitori e cacciatori che mangiano selvaggina, uccelli, miele, bacche e semi.

Gli Hazda sono stati dotati di braccialetti che misurano la luce e l’attività e i ricercatori hanno scoperto che, tra i 33 uomini e donne studiati, su 13.000 minuti totali – più di 20 giorni e notti – ci sono stati solo 18 minuti in cui nel gruppo erano tutti addormentati. «La media era di 8 individui  adulti che erano allerta in qualsiasi momento durante la notte: il che rappresenta il 40% dell’intera popolazione adulta di questo accampamento – dicono gli scienziati – Quindi, è stato abbastanza sorprendente vedere quanto fosse asincrono il sonno in questo gruppo».

I ricercatori hanno anche determinato che la variazione del cronotipo – definita come la propensione individuale a dormire in un dato momento durante un periodo di 24 ore – è determinata dall’età. Mentre i giovani Hadza, come gli adolescenti occidentali, tendono ad essere “gufi”, a cui piace alzarsi tardi, durante gli anni del corteggiamento e dell’accoppiamento il sonno è “standard”, mentre gli anziani tendono ad avere un comportamento da “allodole” svegliandosi presto e forse dormendo male.

La ricerca aggiunge una nuova dimensione alla “ipotesi della nonna”. Samson spiega ancora: «I ricercatori hanno teorizzato che uno dei motivi in ​​cui i nonni vivono così a lungo dopo i loro anni riproduttivi è  dovuto al fatto che  la loro funzione è quella di prendersi cura dei nipoti. La nostra ipotesi è che il loro comportamento e il calo dei tempi di sonno abbiano un’altra funzione: gli anziani servono da sentinelle quando altri dormono. Pertanto, in qualsiasi popolazione, è importante avere persone di tutte le età ».

I ricercatori hanno scoperto anche che gli Hadza hanno modelli di sonno flessibili, che mostrano la loro capacità di rispondere a diversi fattori ecologici, sociali e tecnologici che influenzano il sonno durante un periodo di 24 ore. Questo comportamento è simile a quello delle popolazioni occidentali che, ad esempio, si adattano a dormire in un nuovo ambiente, come una stanza d’albergo, affidandosi di più al sonno in un emisfero del cervello e aumentando la sensibilità dell’emisfero agli stimoli devianti come il rumore o la luce.

Samson fa notare che forse le preoccupazioni occidentali per i “disturbi” del sonno sono eccessive: «Mentre tendiamo a guardare ogni deviazione dal normale schema del sonno come un problema, può essere che faccia solo parte della variabilità umana. Stiamo cercando di trovare un pezzo del puzzle evolutivo».