Oggi a Losanna il via al Forum internazionale

Human Brain Project, i neuroscienziati scettici sul progetto europeo avevano ragione

Anche un report interno al progetto di ricerca sul cervello chiede profonde modifiche

[30 marzo 2015]

Una delle più eccitanti aree d’esplorazione per la scienza nell’immediato futuro si trova nella testa di ogni essere umano, in quell’organo fantastico e ancora misterioso che è il nostro cervello. L’Europa s’è gettata nella sfida con un suo progetto, lo Human brain project, al quale si affiancano le ambizioni statunitensi (con la Brain activity map) ma anche le meno note iniziative cinesi, australiane e giapponesi. Una vera e propria caccia all’oro che ha rischiato però di vedere l’Ue subito estromessa dai giochi che contano.

Lo Human Brain Project, partito con grandi speranze, ha infatti subito iniziato a collezionare forti scetticismi da parte di neuroscienziati di tutto il mondo, culminati in una lettera aperta che ha raccolto in poco tempo centinaia di firme, chiedendo di ripensare drasticamente natura e forma del progetto. Una battaglia d’idee che più volte abbiamo affrontato su queste pagine, indagando da entrambi i lati della barricata, sia tra chi vede nello Hbp la possibilità di un nuovo linguaggio comune per l’integrazione tra neuroscienze e Ict, sia tra chi considera l’idea alla base del progetto alla stregua di una costosa chimera: «Il nostro cervello – osservò su greenreport il neuroscienziato italiano Benedetto De Martino (ora a Cambridge, ma affiliato al milanese Cresa Research) – è composto da circa 83 miliardi di neuroni, con multiple connessioni l’uno con l’altro, e il numero di queste connessioni è stato stimato essere pari ad almeno 100 trilioni. Per avere un idea di quanto sia mastodontico questo numero bisogna tener presente che è 1000 volte più grande del numero di stelle nella nostra galassia. Come è ovvio, è inconcepibile pensare di simulare dettagliatamente questo circuito, e lo sarà probabilmente per molti anni a venire. Inoltre c’è anche da discutere (per quanto sia possibile) l’utilità di una tale simulazione».

Dubbi condivisi da un’ampia schiera di colleghi, e che alla fine sembrano essere riusciti a produrre un primo cambiamento nella struttura dello Human brain project. All’interno dell’HBP mediation report, atteso da mesi e pubblicato pochi giorni fa, si sottolinea come la commissione incaricata di valutare il progetto europeo supporti ampiamente «la critica espressa da parte della comunità scientifica per quanto riguarda gli obiettivi, l’approccio scientifico, la governance e pratiche di gestione» finora seguiti all’interno dell’HBP, riconoscendo che sono necessari grandi cambiamenti per evitare di mettere a rischio l’intero progetto.

Le raccomandazione della commissione, sintetizzate da Alexandre Pouget e Zachary Mainen (in prima fila tra i neuroscienziati che da sempre chiedono una revisione del progetto), sono chiare: «Una nuova struttura di governante; la reintegrazione delle neuroscienze cognitive in seno al progetto principale; una rifocalizzazione del progetto sullo sviluppo tecnologico in stretta concertazione con la comunità dei neuroscienziati; una migliore comunicazione con il pubblico, sulla base di obiettivi realistici».

Grandi e positivi passi avanti, che hanno già prodotto i primi risultati – «l’executive board dello Human Brain Project, composto da Markram, Frackowiak e Meier, si è dimesso» –, ma sui quali a pesare rimangono comunque grandi interrogativi: chi verificherà che le raccomandazioni della commissione d’inchiesta (messa in moto nel settembre 2014 dallo stesso Consiglio d’amministrazione del progetto HBP) vengano davvero implementate? E con quali conseguenze pratiche?

Per l’ormai sempre più nutrito gruppo dei neuroscienziati scettici, lo Human brain project è viziato alla base – ovvero negli obiettivi stessi che si pone, e per come lo fa –, e per impedire il suo fallimento necessiterebbe di essere rivoltato come un calzino. In attesa di un rinnovo del Framework Partnership Agreement (e dei conseguenti fondi europei per il proseguo della ricerca), che dovrebbe avvenire in estate recependo le richieste di rinnovamento della commissione, è impossibile dare una risposta affidabile sul futuro dello Human Brain Project. Gli stessi Pouget e Mainen non esitano a definirsi ancora «profondamente preoccupati», nonostante i passi avanti ottenuti nell’analisi della commissione.

Il vero problema è che nella battaglia attorno allo Human Brain Project non gravitano “soltanto” i 1,2 miliardi di euro (soldi pubblici) coi quali l’Ue sta finanziando il progetto, ma la possibilità stessa per il Vecchio continente di non lasciare la frontiera della scienza in un suo settore fondamentale, e proprio mentre il resto del mondo già avanza. Le sue buone carte da spendere oggi l’Europa ce l’ha ancora, e le possibili ricadute mediche, tecnologiche e anche sociali di una vittoria scientifica a proposito della comprensione del cervello umano sono tali che non possiamo permetterci di fallire. All’interno del Brain Forum, che inizia oggi a Losanna – città sede del Politecnico federale ha finora diretto lo sviluppo dell’Hbp – si spera sia già possibile intravedere la svolta di cui l’Europa ha disperato bisogno, ancora una volta.