Le neuroscienze e l’ICT insieme per raggiungere l’obiettivo

Human Brain Project, per comprendere la mente serve un linguaggio comune

A greenreport Francesco Pavone, tra i protagonisti del progetto con il Lens di Firenze

[8 agosto 2014]

Una delle maggiori ambizioni dell’umanità, ad oggi, rimane la comprensione della mente umana. Data la sua complessità, una strategia di studio scientifico e di approfondimento dei vari temi che la riguardano non può che essere multidisciplinare, arrivando a toccare conoscenze nel campo della medicina, delle metodiche di misura, della “computer science” come analisi e interpretazione dei dati e capacità di memorizzarli.

Ovviamente una squadra così variegata ha bisogno di essere coordinata attraverso un linguaggio comune, una metodica condivisa, un contenitore materiale del sapere accessibile a tutti, più o meno con uno schema “cloud”, come di direbbe oggi. Si tratta quindi di realizzare un nuovo schema e una metodica di ricerca che metta a sistema le conoscenze e i progressi scientifici inter-correlandoli in maniera intelligente in modo da ottenere delle deduzioni completamente nuove e inaspettate, non altrimenti raggiungibili attraverso il lavoro dei singoli.

Questo enorme sforzo di “coordinamento” e di “respiro” all’unisono è uno degli obiettivi metodologici dello Human Brain Project, una strategia decennale di ricerca che la comunità europea ha deciso di finanziare, insieme alla proposta Graphene, dopo un’accurata selezione tra molte proposte attraverso una commissione di 25 esperti internazionalmente riconosciuti ed indipendenti.

La particolarità della decisione della comunità europea è stata quella di selezionare tale progetto sotto l’ombrello FET-ICT (Future and Emerging Technologies, nell’ambito dell’Information and Communication Technology) proprio a rimarcare il ruolo importante della tecnologia diagnostica, di elaborazione e comprensione dati, di inter-correlazione delle informazioni, come conoscenza e sviluppo al servizio delle scienze della vita. Sovente purtroppo si pongono degli steccati tra l’ICT e il settore Health (salute, o più in generale scienze della vita): si tratta di una scelta strategica fuori dalle coordinate attuali di sviluppo della conoscenza e sicuramente poco visionaria.

Certamente, il carattere molto visionario dello Human Brain Project, ovvero la comprensione e la simulazione di molti meccanismi di funzionamento della mente umana, potrebbe lasciare molti neuroscienziati dubbiosi sulla sua reale capacità di raggiungerli. Vorrei però ricordare la storia del progetto genoma, che non poche critiche attirò all’inizio: la storia ci ha insegnato che tale progetto, apparentemente troppo visionario, ha spinto enormemente la ricerca nel campo della genomica e ha moltiplicato a dismisura i finanziamenti dei vari governi in tale ambito.

Sono convinto che HBP avrà lo stesso effetto nel campo delle neuroscienze e dell’ICT: forse non tutti gli obiettivi scientifici saranno raggiunti, ma sicuramente si creerà un nuovo modo di fare ricerca e si raggiungerannodei risultati scientifici inimmaginabili e non ottenibili con il lavoro dei singoli.

Il percorso di coinvolgimento della comunità scientifica di questo progetto è stato strutturato dalla comunità europea in più fasi. Dopo una prima fase, chiamata “ramp up” (fase di lancio), della durata di 30 mesi ed iniziata ad ottobre 2013, seguirà una seconda fase che vedrà coinvolti sia i gruppi della prima fase che nuovi gruppi su tematiche complementari e che vanno a completare il panorama di interventi scientifici.

A tal proposito la comunità europea ha finanziato la creazione di una rete europea ERANET, denominata FLAG-ERA, che servirà proprio a finanziare la ricerca di nuovi gruppichepotrannoassociarsiai due progetti Flagship per aumentare la massacritica di risorse dedicate,in modo da creare una comunità la più vasta e variegata possibile nel campo delle neuroscienze e dell’ICT: ci stiamo davvero avviando verso una nuova fase della ricerca che speriamo possa accelerare la conoscenza nella comprensione della mente umana, la sfida del 21° secolo.

di Francesco Pavone*, per greenreport.it 

* alla guida del gruppo di biofotonica del Laboratorio Europeo di Spettroscopia Non-lineare (LENS) dell’università di Firenze, che coordina il lavoro sull’imaging ottico dell’intero progetto