A greenreport.it Benedetto De Martino, dell’università di Cambridge

Human Brain Project, le ragioni di un neuroscienziato scettico

Le connessioni tra neuroni nel nostro cervello sono 1000 volte più numerose delle stelle nella nostra galassia. Davvero possiamo simularle al computer?

[17 luglio 2014]

Insieme a molti altri neuroscienziati europei ho firmato una lettera indirizzata alla Commissione europea riguardo lo Human Brain Project (HBP), il progetto da 1,2 miliardi di euro finanziato dall’Ue. La lettera chiede un maggiore controllo e trasparenza sui risultati e gli obiettivi dello Human Brain Project, prima di erogare ulteriori fondi.

Come qualunque scienziato so come sia difficile reperire fondi per la ricerca, e non posso essere che felice che l’Unione europea abbia deciso di investire in un progetto che ha la nobile aspirazione di capire e “simulare” la complessità del cervello umano. La mia preoccupazione, come quella di altri miei colleghi, è che l’approccio dello Human Brain Project sia quanto meno prematuro, se non addirittura mal concepito.

Il nostro cervello è composto da circa 83 miliardi di neuroni, con multiple connessioni l’uno con l’altro, e il numero di queste connessioni è stato stimato essere pari ad almeno 100 trilioni. Per avere un idea di quanto sia mastodontico questo numero bisogna tener presente che è 1000 volte più grande del numero di stelle nella nostra galassia.

Come è ovvio, è inconcepibile pensare di simulare dettagliatamente questo circuito, e lo sarà probabilmente per molti anni a venire. Inoltre c’è anche da discutere (per quanto sia possibile) l’utilità di una tale simulazione.

Le simulazioni sono come delle mappe che noi ricercatori utilizziamo per guidarci nelle nostre esplorazioni. Inoltre sono utilissime a predire il comportamento di un sistema complesso – pensiamo al meteo – e a studiarne possibili interventi (i sostenitori dello Human Brain Project spingono molto sui potenziali benefici ottenibili nella cura di malattie mentali). Il problema con le mappe è che sono utili proprio in quanto sono approssimazioni – molto imprecise – della realtà, e nella misura in cui questo le rende maneggevoli. Ricordo la storia creata dalla fantasia di Jorge Luis Borges di un impero in cui l’arte della cartografia raggiunse una tale perfezione da rendere possibili mappe 1:1 dei domini imperiali, in cui ogni punto sulla mappa corrispondeva esattamente a un punto del territorio. Queste mappe furono ovviamente abbandonate in quanto grandi quanto l’impero stesso, e perciò del tutto inutilizzabili.

Le neuroscienze moderne stanno rapidamente avanzando: è un periodo davvero eccitante quello che questa disciplina sta attraversando. Ogni giorno capiamo un po’ di più dei meccanismi attraverso cui il nostro cervello genera la nostra mente che ci permette di sognare, ricordare, decidere e emozionarci. Questo è sicuramente dovuto all’avanzamento delle tecnologie ma anche al lavoro e creatività di tante ricercatrici e ricercatori, che generano e testano nuove ipotesi. Questo lavoro va sostenuto (anche economicamente) dalla società intera, che usufruirà di queste conoscenze. È però nostra responsabilità anche quella monitorare di continuo che questi sforzi procedano nella direzione giusta, e che ogni centesimo di questo denaro sia speso appropriatamente per non deludere le speranze riposte nella scienza. O, peggio ancora, per ingannare noi stessi.

di Benedetto De Martino