Scoperte a Km sotto la superficie oceanica forme di vita estreme che potrebbero influenzare il ciclo del carbonio

I microbi zombie che si riproducono una volta ogni 10.000 anni

[9 settembre 2013]

La notizia sui microbi zombi è di quelle che potrebbero cambiare la nostra concezione su cosa sia “vita” e sui meccanismi che regolano il nostro pianeta, eppure è passata praticamente inosservata in Italia, nonostante lo studio sia stato presentato dagli scienziati dell’ Scientists from the Integrated Ocean Drilling  alla Goldschmidt conference, che tra il 25 e 30 agosto ha riunito a Firenze ben 4.000 geochimici.

Ma andiamo con ordine: dei batteri vecchissimi, che si riproducono una volta ogni 10.000 anni sono stati trovati in sedimenti sotto il fondale oceanico che risalgono a 100 milioni di anni fa, insieme a loro in quest’ambiente così estremo da essere alieno, ci sono anche virus e funghi. Le scoperte hanno sollevato molti interrogativi su come la vita riesca a resistere in queste condizioni “impossibili”.

Intervenendo al meeting di Firenze, Fumio Inagaki dell’Agency for Marine-Earth Science and Technology del Giappone, ha spiegato che questi microbi si trovano a concentrazioni molto basse,  «Circa 1.000 microbi per ogni cucchiaino pieno di roccia, a fronte di miliardi o migliaia di miliardi di batteri che in genere si trovano in stessa quantità di suolo sulla superficie terrestre».

Accanto ai semplici organismi unicellulari (procarioti) trovati nelle rocce profonde, Tim Engelhardt, dell’università tedesca di Oldenburg, ci sono virus più abbondanti, «Che superano i microbi di più di 10 a uno, con questo rapporto che cresce con la profondità». Intervistato da Bbc News, Engelhardt ha sottolineato che «Questi virus sono abbastanza stabili in questi sedimenti, tanto più che i tassi metabolici delle cellule sono così bassi, ed esistono in sedimenti fino a 100 milioni di anni fa».

Invece il numero di microbi era così basso che le distanze tra di loro erano molto più grandi di quelle delle comunità sulla superficie terrestre, per questo gli scienziati sono stati sorpresi dalla scoperta che potrebbero sostenere il ciclo vitale di un virus. La statunitense Beth Orcutt, del Bigelow Laboratory for Ocean Sciences del Maine, US, ha detto alla Bbc News: «Ci stiamo spingendo verso i confini di quello che abbiamo capito su come potrebbe funzionare il  ciclo dei virus sulla Terra ed altrove, studiandoli nella biosfera profonda. Uno dei più grandi misteri della vita sotto il fondo del mare è che se anche ci sono microbi laggiù è davvero difficile capire come abbiano abbastanza energia per vivere e quanto incredibilmente a rilento stanno crescendo. Più in profondità guardiamo, più in profondità troviamo le cellule che stiamo cercando, e la discussione ora è dove è il limite? Sarà la profondità, sarà la temperatura? Dove è il limite tra dove c’è la vita e dove la vita non c’è più?»

Ma questi vecchissimi batteri hanno un metabolismo talmente lento che gli scienziati si chiedono se si tratti ancora di vita. Infatti, come spiega la Orcutt, «L’altro problema che abbiamo è che anche se stiamo trovando delle cellule, è proprio vero che si possano chiamarle vita, visto che su duplicano ogni migliaia di anni? È quasi come lo stato di uno zombie».

Ma che siano zombie o meno, nonostante il loro lentissimo ciclo vitale, i geochimici credono che l’esistenza di comunità microbiche in profondità nelle rocce della Terra potrebbero cambiare la chimica delle rocce più profonde e del nostro stesso  pianeta. Queste comunità di batteri, funghi e virus che vivono a ritmi per noi inimmaginabili in condizioni estreme, contribuirebbero a stoccare il carbonio nelle rocce e potrebbero essere il primo e più nascosto anello della modifica del ciclo del carbonio sulla Terra e, in ultima analisi, avere un certo impatto sui tassi di rilascio di CO2 in atmosfera da parte dei vulcani che hanno segnato la storia naturale (e non solo) della Terra.