I Neanderthal cacciavano in gruppo ed erano cooperativi

Gli scheletri di daini uccisi 120.000 anni dimostrano che questi nostri parenti non erano dei bruti e condividevano i rischi della caccia ravvicinata

[28 giugno 2018]

Lo studio “Evidence for close-range hunting by last interglacial Neanderthals” pubblicato su Nature Ecology & Evolution, da un team di ricercatori tedeschi, svizzeri, olandesi e statunitensi  riporta le più antiche e certe ferite da caccia documentate nella storia dell’umanità. Gli archeologi del Römisch-Germanisches Zentralmuseum (RGZM). che hanno guidato il team di ricerca spiegano che «Le lesioni sono state trovate sugli scheletri di due daini estinti di grandi dimensioni che sono stati uccisi da Neandertals circa 120.000 anni fa, nei dintorni delle rive di un piccolo lago (Neumark-Nord 1), nei pressi dell’attuale Halle, nella parte orientale della Germania. Lo studio costituisce un significativo passo in avanti nella nostra conoscenza della nicchia dei Neandertal: dimostra come i Neandertal catturassero le loro prede, prima di tutto in termini dell’attrezzatura da caccia sulla quale si è molto dibattuto e facendo luce allo stesso tempo sulle loro abilità di caccia».

Grazie a un’innovativa impostazione balistica sperimentale che include la tecnologia all’avanguardia del  motion-sensor,  si è potuto capire che una delle ferite, che aveva una forma precisa. era stata prodotta da una lancia in legno che ha avuto un impatto a bassa velocità. «Ciò suggerisce  – dicono i ricercatori – che i Neanderthal si avvicinarono molto agli animali e che le affondavano,  non le lanciavano, negli animali, molto probabilmente dal basso verso l’alto». Un modo di cacciare  così “conflittuale” da richiedere un’attenta pianificazione, anche con agguati e occultamenti, e una stretta collaborazione tra i singoli cacciatori.

Gli esperimenti balistici sono stati condotti presso il Monrepos Archaeological Research Center and Museum for Human Behavioural Evolution un’istituzione del RGZM – Leibniz-Research Institute for Archeology de alla ricerca hanno partecipato anche l’Istituto di robotica e sistemi intelligenti del Politecnico federale di Zurigo e la Facoltà di archeologia dell’università di Leida.

I ricercatori sottolineano che «Il lago in cui si è svolta  la caccia era circondato da una stretta foresta frondosa, un tipo di ambiente che è considerato particolarmente difficile per i cacciatori-raccoglitori, anche quelli umani moderni. E’ interessante notare che gli scavi nell’area di Neumark-Nord hanno prodotto decine di migliaia di ossa di grandi mammiferi (tra cui cervi rossi e daini, cavalli e bovidi) e migliaia di manufatti litici provenienti da questo territorio lacustre interglaciale unico, il che testimonia il successo della sopravvivenza dei Neandertal negli ambienti boschivi».

Sebbene gli ominidi abbiano iniziato a cacciare con le armi più di mezzo milione di anni fa, le prove reali su come venivano usati oggetti simili a una lancia come quelli trovati a Clacton (Regno Unito), Schöningen e Lehringen (entrambi in Germania) erano assenti prima dell’identificazione delle lesioni da caccia a Neumark-Nord. «Per quanto riguarda l’uso della lancia – evidenziano al  RGZM – ora abbiamo finalmente la “scena del crimine” adatta per trovare la proverbiale “pistola fumante”».

La principale autrice dello studio, Sabine Gaudzinski-Windheuser del Monrepos e dell’università Johannes Gutenberg, spiega ancora: «Come parte della nostra ricerca focalizzata sulla nutrizione, abbiamo analizzato per anni le strategie di caccia e le tecnologie delle armi dei primi esseri umani» e quello che  è stato scoperto a Neumark-Nord 1  «Ha molte implicazioni, dal momento che gruppi di cacciatori hanno dovuto cooperare strettamente, fare affidamento l’uno sull’altro. Le nostre scoperte devono essere viste come una delle migliori prove finora conosciute che forniscono informazioni sull’assetto sociale dei Neanderthal».

E’ l’ultimo tassello che demolisce l’immagine brutale del Neanderthal sostituito dall’Homo sapiens più “gentile”: precedenti ricerche avevano dimostrato che questi nostri parenti estinti  erano i nostri cugini genetici e forse culturali: ominidi con comportamenti complessi che erano in grado di formulare pensieri astratti, di creare arte simbolica e strutture geometriche, accendere e tenere sotto controllo il fuoco, utilizzandolo modellare utensili e cucinare cibo.  Inoltre,  i Neanderthal hanno sfruttato con successo qualunque ambiente vivessero, sia nella tundra innevata dell’era glaciale, sia nelle zone lacustri boscose durante i periodi interglaciali.

Penny Spikins, docente di archeologia all’Università di York che non ha partecipato allo studio, commenta su Smithsonian Magazine: «Forse 10 anni fa la storia [di questo studio] sarebbe stata; i Neanderthal non potevano lanciare, perché avevano una diversa struttura della spalla e c’è un’implicazione della limitazione cognitiva; non riuscivano a utilizzate lance. Ora lo vediamo in termini di continuità dell’adattamento umano. Hanno scelto tra varie opzioni di caccia che avevano di fronte  e questa scelta dimostra molta collaborazione».
La Spikins è particolarmente interessato alle strategie di caccia  perché la sua ricerca si basa sulla “assistenza sanitaria” tra i Neanderthal che è ormai accertato si aiutavano a vicenda a riprendersi dalle ferite subito durante una caccia percolosa come quella a distanza ravvicinata. Sec ondo la Spikins,  «Questo suggerisce fitti intrecci sociali e un sostegno empatico dell’uno verso l’altro.  La gente ha cercato tradizionalmente le differenze tra le due specie [Neanderthal e Homo sapiens ] e se state cercando dei motivi per cui i Neanderthal sono scomparsi dai reperti fossili, allora dovreste vedere se le loro vite ferano più rischiose.  Oggi, i Neanderthal sono considerati un percorso parallelo di ciò quel che potrebbe significare essere un tipo di essere umano. Le origini di questo cambio di paradigma risalgono al 2010, quando i ricercatori hanno scoperto che il DNA dei Neanderthal sopravvive negli umani moderni di discendenza europea e asiatica. In altre parole, le due specie si incrociarono. All’improvviso i Neanderthal non erano solo un vicolo cieco evolutivo, in effetti erano più simili a una parte di noi».  Altre ricerche hanno messo in luce la possibilità che altre specie di ominidi popolasserola Terra contemporaneamente, dall’Homo heidelbergensis dell’Eurasia all’Homo naledi del Sud Africa. La Spikins conclude: «I nostri antenati erano solo una delle molte diverse opzioni di esseri umani dell’epoca e questo ci ha dato una prospettiva nella quale possiamo vedere che ci sono stati diversi tipi di umani che si sono adattati in modi diversi».