Scoperte anche le tracce di una profonda divisione evolutiva nella popolazione di trichechi atlantici

I vichinghi avevano conquistato la Groenlandia per commerciare avorio di tricheco nel Medioevo

I marinai norreni furono probabilmente i primi europei a sbarcare in quello che qualche secolo dopo sarebbe diventato il Continente americano

[13 agosto 2018]

Lo studioAncient DNA reveals the chronology of walrus ivory trade from Norse Greenland” pubblicato su Proceedings of the Royal Society B da un team di ricercatori norvegesi e britannici ha analizzato il DNA estratto da resti di trichechi risalenti fino a 1100 anni fa e ha confermato che l’avorio dei trichechi è stata la ragione sia del successo che del declino di un’antica coloni vichinga in Groenlandia. Inoltre, questo studio sul commercio di avorio dei trichechi nell’Europa medievale ha scoperto le tracce di una profonda divisione evolutiva nella popolazione di trichechi atlantici.

I vichinghi – in realtà erano marinai norreni che, tra la fine dell’VIII e dell’XI secolo compivano razzie e commerciavano in vaste aree dell’Europa – riuscirono a stabilirsi persino in una remota area della Groenlandia, diventando così probabilmente i primi europei a sbarcare in quello che qualche secolo dopo sarebbe diventato il Continente americano.

Negli scavi archeologici vengono ritrovati spesso resti di materiale animale e vegetale che venivano utilizzati e commerciati nell’antichità e i progressi nella tecnologia del DNA hanno reso possibile analizzare il DNA antico presente in alcuni di questi resti.

A partire dal  2014, il Forskningsrådet, il Consiglio per la ricerca norvegese, ha finanziato il progetto “ Tracking Viking-assisted dispersal of biodiversity using ancient DNA  capeggiato dall’università di Oslo e nello stesso peruiodo il Leverhulme Trust del Regno Unito finanziava il progetto archeologico “Northern Journeys” sul commercio artico medievale guidato dall’università di Cambridge. I due progetti  hanno unito le forze e hanno utilizzato il DNA antico per scoprire nuove storie sull’era vichinga, come quando nel 2017 hanno scoperto che i resti di merluzzo trovati a Viking Age Haithabu in Germania provenivano dalle Isole Lofoten, nell’attuale Norvegia.

Questa volta i ricercatori norvegesi e il britannico James H. Barrett dell’Università di Cambridge hanno analizzato campioni di DNA estratti da crani e zanne di trichechi – la maggior parte datati tra il 900 e il 1400 dopo Crsto – custoditi nei musei di Bergen, Oslo, Trondheim, Copenaghen, Dublino, Le Mans, Londra, Schleswig e Sigtuna ed è cosi che hanno scoperto nuove informazioni sulla storia naturale del tricheco atlantico e hanno anche rivelato le rotte degli scambi di avorio di tricheco in Europa durante il Medioevo.

All’università di Oslo dicono che «questi risultati forniscono una nuova comprensione economica degli insediamenti scandinavi in Groenlandia» e il principale autore dello studio, Sanne Boessenkool del Centre for ecological and evolutionary synthesis del dipartimento di bioscienze dell’università di Oslo, spiega: «Sapevamo fin dall’inizio che analizzare il DNA antico aveva un potenziale per arrivare a  nuove intuizioni storiche. Ma i risultati dell’analisi del DNA nei crani e nelle zanne dei trichechi si sono rivelati particolarmente spettacolari. Le indagini sul DNA antico sono uno strumento molto prezioso sia per i biologi che per gli archeologi».

Gli esploratori vichinghi partirono dall’Islanda nell’VIII secolo e raggiunsero la costa sud-occidentale della Groenlandia e la colonizzazione norrena della grande isola durò quasi 500 anni, rimpinguata da emigranti dalla Norvegia e dall’Islanda. Archeologi e storici avevano a lungo ipotizzato che il commercio dell’avorio di tricheco avesse un ruolo importante nel successo della colonia norrena in Groenlandia e che la fine del commercio potesse aver portato al suo collasso e prima che il progetto iniziasse, i ricercatori norvegesi sapevano già che i prodotti di tricheco potevano provenire da diverse regioni dell’Artico. Una fonte orientale, quella del Mare di Barents, è stata documentata già alla fine del IX secolo dC, quando il capo norreno  Ohthere (Ottar) di Hålogaland fece visita alla corte del re Alfredo di Wessex in Inghilterra. Un incontro descritto in un documento nel quale per la prima volta viene menzionata la Norvegia artica.

Più tardi, nel XIII e XIV secolo, si hanno numerose descrizioni storiche di un florido commercio di prodotti di trichechi – avorio, corde di cuoio e persino un cranio di tricheco decorato – dalla Groenlandia all’Europa come regali, decime e merci. Ma prima delle analisi del DNA, era impossibile capire quante di queste merci provenissero dalle colonie norrene in Groenlandia.

Un altro autore, Bastiaan Star, anche lui dell’università di Oslo, evidenzia che «Fino ad ora, non c’erano dati quantitativi a sostegno della storia dell’avorio di tricheco proveniente dalla Groenlandia. I trichechi potevano anche essere cacciati nel nord della Russia, e forse, in quel periodo, anche nel Finnmark, in Norvegia. Alcuni potrebbero anche essere venuti dall’Islanda. Ma la nostra ricerca dimostra oltre ogni dubbio che gran parte dell’avorio commercializzato in Europa durante il Medioevo proveniva davvero dalla Groenlandia».

I ricercatori sono stati in grado di stabilire l’origine biologica di 23 campioni archeologici provenienti dall’Europa e Barrett del Department of archaeology dell’università di Cambridge dice che «I risultati suggeriscono che entro il 1100 dC la Groenlandia era diventata il principale fornitore di avorio di tricheco in Europa. Il nostro studio fornisce prove empiriche su come la sua piccola e lontana comunità fosse  integrata in una rete medievale e paneuropea».

I vichinghi si insediarono in Groenlandia tra il 980 e il 1100 e, oltre alla Groenlandia.. i norreni avrebbero commerciato avorio di tricheco proveniente del Mare di Barents e dall’Islanda in città come Sigtuna e Dublino.  I ri cercatori norvegesi sono convinti che «Le prove del DNA potrebbero anche suggerire che l’inospitale Groenlandia orientale fosse stata esplorata in questa fase iniziale in cui i coloni prendevano familiarità con il loro ambiente, prima che venissero si stabilissero nei territori di caccia nord-occidentali intorno alla Baia di Disko, ben noti da fonti successive». Tuttavia, il Dna dimostra che nel periodo compreso tra il 1125 e il 1400 dC «la maggior parte dei reperti di tricheco europei che sono stati analizzati provenivano dalla Groenlandia occidentale e c’è un’alta probabilità che anche tutti gli esemplari di questo periodo di tempo provenissero da questa regione».

Si credeva che nel Medioevo l’avorio di zanne di tricheco fosse un sostituto del più prezioso e ambito avorio di elefante, ma Barrett non è d’accordo: «Durante l’epoca romanica, in particolare nel 1100 dC, l’avorio di tricheco era proprio quello che la gente voleva. Allo stesso tempo, non era affatto impossibile ottenere l’avorio di elefante. L’avorio del tricheco atlantico era certamente un materiale popolare per la fabbricazione di oggetti di lusso nell’Europa medievale».

Un famoso esempio sono gli scacchi di Lewis, che furono probabilmente realizzati a Trondheim intorno al 1200 dC e che sono stati scoperti nel 1832 sull’isola di Lewis nelle Ebridi Esterne della Scozia. La maggior parte degli scacchi di Lewis sono scolpiti in avorio di tricheco, altri sono invece ricavati da denti di cetacei. Oggi, 11 pezzi sono di proprietà del National Museum of Scotland di Edimburgo, mentre i rimanenti 67 sono al British Museum di Londra.

Ovviamente i ricercatori non potevano analizzare il DNA da oggetti preziosi come gli scacchi di Lewis, quindi si sono concentrati sui pezzi di crani e zanne. Le zanne di tricheco venivano spesso vendute a coppie, ancora attaccate alla parte anteriore del cranio dell’animale. Questi frammenti di cranio risalenti a Medioevo hanno fornito un materiale ideale per l’analisi. I ricercatori hanno analizzato l’intero mitogenoma, ovvero il DNA che si trova nei mitocondri, di 37 esemplari di tricheco venuti fuori in scavi archeologici in Europa, nelle isole Svalbard e in Groenlandia. Star spiega ancora: «Abbiamo confrontato i nostri dati con quelli di 306 esemplari di trichechi moderni e del XIX secolo provenienti dalla regione del Mare di Barents, dalla Groenlandia e dall’Artico canadese. Questo è stato fatto per dedurre l’origine geografica delle importazioni di tricheco europeo durante il periodo dell’occupazione norvegese della Groenlandia».

Ma il DNA dei trichechi ha raccontato anche storie diverse da quelle dei commerci: «L’antico DNA ci ha anche detto che i trichechi dell’Atlantico devono essere composti da due principali popolazioni riproduttive che si sono separate oltre 20.000 anni fa, probabilmente durante importanti eventi glaciali, come l’ultima era glaciale – spiega Boessenkool – Quando il ghiaccio invase le coste atlantiche a sud, i trichechi furono costretti a vivere in due regioni separate su entrambi i lati dell’Atlantico. I discendenti della popolazione occidentale si possono ancora trovare lungo la costa del Canada e della Groenlandia, mentre quelli del versante orientale si trovano intorno alle Svalbard in Norvegia, in Russia attorno all’arcipelago della Terra di Francesco Giuseppe e anche lungo la costa russa Mare di Barents».

Questo progetto sul DNA antico ha dimostrato ancora una volta il valore dell’interdisciplinarità nella ricerca: le zanne e i teschi di tricheco sono state ottenute dai musei dall’archeologo Barrett. Agata Gondek dell’università di Oslo ha estratto gran parte del DNA dal materiale archeologico, Sanne Boessenkool e Bastiaan Star si sono concentrati sul sequenziamento e sull’analisi del DNA. Infine, Barrett ha lavorato alle interpretazioni archeologiche insieme al team di Oslo. Per garantire il successo di questa collaborazione interdisciplinare, il team ha lavorato spesso insieme, sia nei musei, a Oslo e nei remoti e antichi insediamenti vichinghi.