Domande e riflessioni sull'esperimento dell’equipe internazionale guidata da Lancaster e Knoblich

Il cervello in provetta

Fino a che punto è lecito spingersi?

[5 settembre 2013]

Creato, in provetta, un cervello umano. Sia pure mini.  È un blob biancastro di quattro millimetri, un ammasso di neuroni senza forma, ma perfettamente funzionante. Nel senso che, al suo interno, i neuroni hanno iniziato a differenziarsi.

Il minicervello è stato creato, a partire da cellule staminali embrionali umane, da un’equipe internazionale guidata da Madeline Lancaster e da Juergen Knoblich dell’Istituto di Biologia Molecolare dell’Accademia Austriaca delle Scienze a Vienna. Il gruppo ne ha dato annuncio nei giorni scorsi dalle pagine della rivista scientifica inglese Nature.

Nessuno c’era mai riuscito prima. Non a questo stadio di sviluppo, almeno.

Il cervello creato in vitro, non ha certo la complessità di quello di un uomo adulto. E neppure di quello di un feto. Non è capace di esprimere funzioni mentali. Tuttavia non è una mera assemblea di neuroni umani. Le cellule di quello che Madeline Lancaster e Juergen Knoblich chiamano “cerebral organoids”, organoide cerebrale, hanno iniziato per così dire, a ricapitolare alcune delle caratteristiche più complesse di un cervello umano in crescita, come strati e regione distinte che sono i precursori della corteccia frontale, del lobo occipitale, dell’ippocampo, della retina. Somiglia in qualche modo a quello di un feto giunto alla nona settimana.

Non entriamo nei dettagli tecnici. Diciamo solo che l’equipe diretta dai ricercatori austriaci è riuscita dapprima a generare, a partire da cellule staminali pluripotenti, un neuroectoderma, ovvero il tessuto embrionale da cui poi si sviluppa il cervello. Frammenti di questo tessuto neuronale sono stati poi disposti su una sorta di guida e chiusi in un bioreattore, con tutti i nutrienti necessari. I neuroni si sono auto-organizzati e nel giro di quattro mesi hanno formato un piccolo cervello informe che si è sviluppato nelle tre dimensioni e ha raggiunto i quattro millimetri di larghezza. Poi si sono rifiutati di continuare a crescere. Non si sa perché. Ma certo ha avuto un peso il fatto che l’”organoide cerebrale” non è irrorato dal sangue e, dunque, le sue cellule interne hanno difficoltà ad approvvigionarsi di ossigeno.

Il nostro esperimento, ha dichiarato Juergen Knoblich, ha dimostrato la straordinaria capacità che hanno le cellule umano di auto-organizzarsi.

Il valore scientifico dell’esperimento austriaco è chiaro. Perché non solo porta nuove conoscenze sull’oggetto che, per quanto ne sappiamo, è il più complesso dell’intero universo: il cervello. Anzi, il cervello di Homo sapiens. Si iniziano a conoscere e a controllare i meccanismi ontogenetici del cervello. Che, tradotto dal linguaggio dei neuroscienziati, significa che stiamo imparando a conoscere e a controllare come, a partire da poche cellule embrionali, si sviluppa il cervello.

Ma la notizia è di quelle importanti anche perché promette di alimentare la discussione intorno ai temi della cosiddetta neuroetica. L’etica che riguarda, appunto, lo studio del cervello e della mente.  Le domande di natura etica connesse all’esperimento di Madeline Lancaster e da Juergen Knoblich sono molte. Fino a che punto è lecito spingersi nella creazione in provetta di un cervello umano? Quel cervello in provetta, per ora senza corpo, sarà in grado di provare sensazioni e, magari, di produrre pensiero come il cervello di un uomo in carne ed ossa? È portatore di diritti? E quali? Potrà essere dotato di un “corpo” per interagire con l’ambiente? Potremmo continuare. Ma per ora fermiamoci qui. Non prima però di aver sottolineato tutti i benefici potenziali connessi alla capacità di controllare la crescita di tessuti cerebrali, per esempio nel contrasto alle malattie neurodegenerative.