Il Mediterraneo si sta alzando: un laboratorio galleggiante monitora (anche) la Toscana

Ricercatori delle Università di Trieste e Pisa, Enea e Medshark tornano in acqua per il progetto Geoswim 2018: «Esplorando la costa da vicino riusciamo a osservare quello che satelliti e imbarcazioni non riescono a vedere»

[16 agosto 2018]

I cambiamenti climatici espongono il mondo, l’Europa e l’Italia ai forti rischi legati all’innalzamento del mare: secondo gli ultimi studi condotti dal Centro comune di ricerca (Jrc) dell’Ue, entro il 2100 le inondazioni costiere potrebbero colpire ogni anno fino a 3,65 milioni di persone in Europa (rispetto alle circa 102.000 di oggi), e conseguentemente il computo dei danni potrebbe aumentare dagli 1,25 miliardi di euro oggi ai 961 miliardi entro la fine del secolo. Per questo è molto importante monitorare le variazioni del livello del mare: un’operazione cui l’Enea e l’Università di Trieste tornano a dedicarsi sul campo con l’edizione 2018 di Geoswim, il progetto scientifico nato per mappare i 23 mila chilometri di costa rocciosa del Mediterraneo. A partire dall’Argentario, in Toscana.

«Esplorando la costa da vicino riusciamo a osservare quello che satelliti e imbarcazioni non riescono a vedere, rivelando le variazioni della costa, i meccanismi di erosione costiera e formazione di grotte marine e individuando la presenza di sorgenti d’acqua dolce», spiega il geomorfologo dell’Enea Fabrizio Antonioli. Oltre ad Antonioli e Stefano Furlan (Università di Trieste), la tappa all’Argentario vede la partecipazione anche dei ricercatori Valeria Vaccher, Federica Muro (Università di Trieste), Marco Taviani (Cnr-Ismar), Silas Dean (Università di Pisa) ed Eleonora De Sabata (Medshark).

Nato nel 2012, il progetto Geoswim vede i ricercatori operare in acqua con maschera e pinne spingendo a nuoto un piccolo laboratorio galleggiante, equipaggiato con telecamere, sonar e sonda per le analisi chimico-fisiche. Dopo la circumnavigazione dell’Argentario, questa edizione di Geoswim comprende anche l’esplorazione del limitrofo promontorio di Ansedonia. Dopo la prima campagna del 2012, nella quale sono stati percorsi 250 km dall’Istria a Trieste, Geoswim ha fatto tappa a Malta e Gozo, in Sicilia (Egadi e Ustica), in Sardegna (alcune isole dell’arcipelago della Maddalena, Capo Caccia e Tavolara), nel Lazio (promontorio di Gaeta) e in Grecia (Paros), per un totale di oltre 550 km percorsi a nuoto.

Un lavoro certosino che permette di mettere insieme dati molto utili per monitorare anche l’innalzamento del mare lungo le nostre coste, e dunque i rischi collegati. Come mostra un recente studio internazionale coordinato proprio dall’Enea, negli ultimi 1000 anni le acque del Mediterraneo sono salite da un minimo di 6 a un massimo di 33 centimetri, lunghezze che si attende triplicheranno nei pochi decenni che ci separano dal 2100. Ponendo a serio rischio inondazione anche ampie fette di Toscana: le pianure costiere della Versilia e l’area di Marina di Campo all’isola d’Elba, ad esempio, fino a minacciare (secondo altri studi) nel lunghissimo periodo Livorno e finanche la Torre di Pisa. Rischi per mitigare i quali è necessario attivarsi da subito, usando le doppie leve della prevenzione – ovvero frenando l’avanzata dei cambiamenti climatici riducendo le emissioni di gas serra antropiche – e della resilienza.

L. A.