Una nuova ricerca conferma la tortuosità dei flussi migratori

Il ritorno in Africa dell’homo sapiens

Ecco perché le razze non esistono

[18 settembre 2013]

Homo sapiens è una specie migrante. La nostra specie è una delle poche che, partendo da un luogo specifico – l’ambiente dove è nata, probabilmente nella valle dell’Omo in Etiopia, in Africa, 200.000 anni fa – si è diffusa in tutte le terre emerse.

È questo lo scenario prospettato dall’Ipotesi di un’origine unica e recente (RSOH dall’inglese Recent Single-Origin Hypothesis), l’ipotesi suffragata ormai da prove inoppugnabili convergenti di natura archeologica, linguistica e genetica.

Sulla base di quest’ipotesi sempre più solida i biologi che si occupano dell’evoluzione umana si sono interessati all’out of Africa, ai modi e ai tempi con cui la specie sapiens dall’Etiopia si è diffusa in tutta l’Africa e poi, all’incirca 100.000 anni fa, ha esperito numerosi tentativi, coronati da successo, per uscire dal continente nero e diffondersi prima in Asia, poi in Australia e in Europa e, infine, nelle Americhe. Questo processo radiativo si è concluso da poco. È da meno di un millennio che i sapiens hanno raggiunto le ultime isole polinesiane. E, in fondo, sono pochi decenni che la nostra specie è approdata in Antartide, l’ultima delle terre che abbiamo esplorato e dove abbiamo stabilito insediamenti che potremmo assimilare a piccole colonie.

In questi ultimi anni abbiamo scoperto che i flussi di queste migrazioni che hanno portato l’uomo fuori dall’Africa sono stati diversi. Che i percorsi seguiti sono stati tortuosi. E che nel corso di questa diffusione ci sono state contaminazioni con i  Neadertaliani in Europa e con i Denisoviani in Asia.

Pochi, tuttavia, hanno posto l’attenzione al flusso inverso. Al ritorno di popolazioni di sapiens nel continente originario: al ritorno in Africa. Quasi che il continente nero fosse capace solo di espellere e non di assorbire. Questo ha generato una sorta di mito della “purezza genetica” dei sapiens africani. In un articolo pubblicato di recente su arXiv, un gruppo di genetisti della Harvard School of Medicine di Boston, negli Stati Uniti, ha dimostrato che, almeno in epoche recenti, ci sono state “migrazioni al contrario” o, se si vuole, di un “ritorno all’Africa”.

I genetisti delle popolazioni di Boston hanno studiato il Dna dei Khoe-San, un piccolo gruppo etnico oggi presente in Sud Africa. E hanno scoperto che quel Dna è il frutto di due diversi flussi migratori. Uno, iniziato 3.000 anni fa, che ha portato popolazioni di sapiens dal Medio Oriente verso le vallate del Kenya e dell’Etiopia: proprio dove è nata la nostra specie. E un altro, recentissimo, risalente ad appena 900 anni fa, che ha portato quelle popolazioni a spostarsi dall’Africa orientale verso l’estremo sud del continente.

Insomma, l’uomo non è solo uscito dall’Africa, ma vi ha fatto anche ritorno. Il che corrobora due tesi. Primo: la tortuosità dei flussi migratori. Homo sapiens si è diffuso per il pianeta non in maniera lineare, ma attraverso una serie infinita di esplorazione di nuove terre, di ritorni indietro, di passaggi da un luogo a un altro. Secondo: la continuità dei rapporti. In questo girare a zig zag, avanzare e tornare indietro, i sapiens sono rimasti sempre in contatto tra loro. E questi contatti hanno determinato una sostanziale continuità genetica e hanno impedito la formazione di razze. Ma, elemento forse ancora più importante, hanno determinato una sostanziale continuità culturale. Le culture dei vari gruppi di sapiens si sono sempre ibridate. Non è un caso, per esempio, che l’arte rupestre sia esplosa in contemporanea circa 35.000 anni fa in Europa, in Asia e nella stessa Africa con una straordinaria omologia di caratteri. Non sappiamo se la genetica avrà modo di confermarlo. Ma è molto probabile che i sapiens siano tornati in Africa e siano usciti di nuovo più e più volte. Facendo dell’intero pianeta un crogiolo in cui i geni e i memi (unità di informazione) si sono fusi e confusi. Ed è questa fusione e confusione che ha consentito la straordinaria evoluzione culturale della nostra specie.