Il terremoto che ha spostato il corso del Po di 20 chilometri

E prima del sisma il Delta del fiume era a 40 Km di distanza dalla sua posizione attuale

[20 agosto 2015]

Po

Livio Sirovich e Franco Pettenati, dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale di Trieste, hanno pubblicato sul Journal of Geophysical Research: Solid Earth  lo studioSource inversion of the 1570 Ferrara earthquake and definitive diversion of the Po River (Italy)” che dimostra come negli ultimi 2.800 anni il Po si sia spostato di 20 Km a nord di Guastalla e Ficarolo, in Emilia Romagna. Uno spostamento che è stato bruscamente accelerato dal terremoto di magnitudo 5,8 del 1570, che produsse una faglia geologica che obbligò il Po a seguire un altro corso, deviandolo significativamente.

Secondo i due geofisici italiani, il sisma produsse un innalzamento di 15 centimetri della riva destra del Po, che alla fine a portato il Delta del fiume addirittura a 40 Km dalla sua posizione originaria. Sirovich e Pettenati spiegano che «questi risultati sono compatibili sia con i fronti più esterni di spinta dell’Appennino settentrionale, che sono sepolti sotto depositi alluvionali della pianura del Po», sia con altri fenomeni riguardanti la crosta terrestre.

Il terremoto di Ferrara del 1570 si sviluppo con altre due scosse principali: il 20 Maggio 2012 (magnitudo 6.1) e il 29 maggio 2012 (magnitudo  5.9), e i due ricercatori italiani affermano che «i tre terremoti avevano cinematiche simili» e che gli epicentri erano a 20-30 km l’uno dall’altro.

Sirovich e Pettenati  concludono: «Le evidenze geomorfologiche e storiche esistenti suggeriscono quanto segue: i) Il sollevamento di lunga durata del fronte appenninico sepolto ha spostato la parte centrale del corso del fiume Po a circa 20 km a nord in epoca storica, e ii) il terremoto del 1570 ha segnato la definitiva deviazione della parte finale del Po da Ferrara e la chiusura del delta del Po 40 km a sud della sua attuale posizione».

Uno studio che farà sicuramente preoccupare ancora di più chi si oppone alle trivellazioni petrolifere e gasiere in Emilia Romagna, e che dà l’idea di quanto sia dinamico un territorio solo a prima vista immutabile.