Ingv, anche il Mediterraneo è una zona soggetta a tsunami

Negli ultimi 100 anni a livello globale questi eventi hanno provocato una media di 4.600 vittime per maremoto, un bilancio che supera per gravità quello di qualsiasi altro disastro naturale

[6 novembre 2018]

L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) ha dedicato un approfondimento al rischio tsunami, in occasione della Giornata mondiale – celebrata ieri – nata per promuovere la consapevolezza dei rischi legati a questi eventi estremi.

Il termine tsunami deriva dal giapponese (津波 = onda di porto) ed è un sinonimo della parola italiana maremoto: si tratta di eventi rari ma con un potenziale distruttivo enorme: «Negli ultimi 100 anni più di 260.000 persone sono decedute in 59 differenti tsunami – sottolinea il Cat (Centro allerta tsunami) dell’Ingv – Con una media di 4.600 vittime per disastro, il bilancio ha superato quello di qualsiasi disastro naturale. Gli tsunami, peraltro, non conoscono confini, rendendo la cooperazione internazionale la chiave per una profonda comprensione politica e pubblica delle misure di riduzione del rischio».

Un rischio dal quale i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, Italia compresa, non sono al riparo. «Sappiamo che anche il Mediterraneo è una zona soggetta a terremoti tsunamigenici, come si vede – sottolinea l’Ingv – nella mappa sopra che riporta gli tsunami conosciuti nella regione (da Maramai et al., 2014). Nel 2017 si è concluso il progetto europeo Tsumaps-Neam, coordinato dall’Ingv, che ha realizzato la prima mappa di pericolosità per tsunami generati da terremoti nell’area del Mediterraneo (e mari connessi) e dell’Atlantico nord-orientale. Per i dettagli si veda il sito web Tsumaps-Neam. Nel documento Layman’s report Tsumaps-Neam sono spiegati i principi e i risultati del progetto».

Esiste dunque in Italia, attualmente, un sistema di monitoraggio e allerta relativo al rischio tsunami? «Nel 2017 una Direttiva del presidente del Consiglio dei ministri ha istituito – spiega al proposito l’Istituto – il Sistema d’allertamento nazionale per i maremoti di origine sismica (SiAM), coordinato dal dipartimento della Protezione civile nazionale, con Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) e l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). L’Ingv con il suo Centro allerta tsunami (Cat), effettua la prima parte dell’allertamento, determinando rapidamente i parametri del terremoto, stimando in tempo reale il loro potenziale tsunamigenico e fornendo al Dpc e ai Paesi dell’area euro-mediterranea i messaggi di allerta. Nel caso del terremoto di Zante, la prima allerta è stata diramata dal Cat dopo circa 8 minuti dal tempo origine dell’evento sismico. Le prime rilevazioni mareografiche in Italia mostrano l’arrivo delle prime onde di tsunami in Calabria e Puglia dopo circa 55 minuti dal terremoto, come descritto in un articolo precedente. Attualmente il SiAM sta lavorando per migliorare l’efficacia dell’allertamento alle autorità locali e alla popolazione».