La depressione umana si capisce studiando gli storni

Una ricerca sull’effetto della privazione del cibo negli storni, il progettoComstar

[30 novembre 2017]

Il bollettino scientifico della Commissione europea Cordis spiega che «Negli esseri umani, le avversità nelle prime fasi della vita, come per esempio una negligenza fisica ed emotiva, abusi e traumi, sono associate a una maggiore vulnerabilità a disturbi dell’umore in età più adulta. Recenti studi sembrano indicare che il tipo e le tempistiche dell’esposizione durante l’infanzia a delle avversità potrebbe avere un ruolo chiave per determinare le successive conseguenze per lo sviluppo di disturbi dell’umore».  Però, a causa della diversa  natura delle avversità a cui gli esseri umani possono essere esposti, è difficile identificare effetti specifici usando dati epidemiologici.  Ma gli studi sugli animali permettono la manipolazione delle fonti di avversità, permettendo di testare in modo definitivo ipotesi causali ed è quello che ha fatto, con il sostegno dell’Unione europea, il progetto “The effects of early-life adversity on cognition: A comparative approach” (Comstar), i cui risultati sono stati appena presentati nello studio “Dissociating the effects of alternative early-life feeding schedules on the development of adult depression-like phenotypes” pubblicato su Scientific reports da un team di ricercatori (Vikki Neville, Clare AndrewsDaniel Nettle e Melissa Bateson) dell’ Institute of Neuroscience and Centre for Behaviour and Evolution della Newcastle University.

Nettle, uno scienziato comportamentale a capo di Comstar, spiega che «E’ un progetto quinquennale, finanziato dal Consiglio europeo della ricerca, per indagare sulle conseguenze delle avversità della prima infanzia per la salute e il comportamento degli adulti. In modo univoco, stiamo analizzando lo stesso argomento relativamente agli umani e agli storni europei . Vogliamo sapere se lo stress iniziale e le avversità accelerano l’invecchiamento, che misuriamo principalmente attraverso i cambiamenti nella lunghezza dei telomeri, i “cappucci” protettivi del DNA alle estremità dei nostri cromosomi. Vogliamo anche capire come gli individui adattano le loro decisioni comportamentali in base al loro stato corporeo e alla loro età biologica».

Il team sottolinea che «Si è lavorato molto per analizzare l’impatto delle avversità affrontate durante le prime fasi della vita su roditori di laboratorio, di solito allontanando temporaneamente I cuccioli dalla madre, per vari periodi, nelle prime due settimane dopo la nascita. Ma come per i limiti degli studi sugli umani, la maggior parte degli esperimenti normalmente confonde fonti diverse di avversità (per es. Malnutrizione, ipotermia, mancanza di cura di sé, contatto fisico e protezione). Solo uno degli esperimenti citati ha testato l’impatto di una specifica avversità, la privazione di cibo, mettendo cuccioli con una femmina che non produceva latte».
I ricercatori britannici dicono che «Il cibo (…) è presumibilmente il più importante input dello sviluppo. Oltre al ruolo fondamentale del cibo per alimentare la crescita e lo sviluppo normali, esso è anche un rinforzante primario, in grado di formare il comportamento attraverso l’apprendimento. I programmi di alimentazione influenzano il modo in cui I soggetti percepiscono la ricompensa, ma anche la punizione per allontanamento, quando il cibo è negato. L’equipe quindi ha deciso di analizzare fino a che punto l’alimentazione all’inizio della vita possa avere un ruolo per calibrare il modo in cui gli individui cercano, valutano e reagiscono a ricompense e punizioni».
Dato che «la depressione è caratterizzata da ipo-sensibilità alla ricompensa e iper-sensibilità agli stimoli negativi», l’interesse dei ricercatori era vedere se I programmi di alimentazione nelle prime fasi della vita potessero essere importanti per lo sviluppo di fenotipi simili alla depressione e, per non confondere le acque, sono stati attenti a «garantire che ai soggetti degli esperimenti, storni europei, fosse dato più cibo rispetto allo sforzo per ottenerlo, dissociando così gli effetti da quelli derivanti dalle semplici esigenze di alimentazione». Dopo hanno «manipolato la quantità (trattamento della quantità) e lo sforzo di richiesta (trattamento dello sforzo) per creare diverse combinazioni» e hanno scoperto che «il programma di alimentazione provato per appena 10 giorni all’inizio della vita può causare effetti duraturi sulla motivazione all’alimentazione e la sensibilità a ricompense e perdite».

Secondo gli scienziati della Newcastle University, «Questi risultati mettono in luce l’importanza dei programmi di alimentazione nelle prime fasi della vita per lo sviluppo di fenotipi simili alla depressione.
L’ansia e la depressione spesso si presentano nello stesso momento».

Finora questo è stato interpretato come la dimostrazione del fatto che fossero provocate dalla stessa causa, ma i risultati di Comstar però suggeriscono «la possibilità che possano avere cause diverse relative all’esperienza di punizione e ricompensa».

I ricercatori concludono: «I nostri risultati contribuiscono alle recenti affermazioni secondo le quali il ruolo giocato dai programmi di alimentazione per dar forma al comportamento umano adulto potrebbero essere state sottovalutate e devono essere prese in seria considerazione».