La potenza della neuroplasticità del cervello per curare i disturbi della visione

Studio di ricercatori pisani: con un neurotrasmettitore, possibile recuperare funzionalità visive

[22 maggio 2015]

Lunghi Morrone

Uno studio condotto da ricercatori dell’Università di Pisa in collaborazione con Holly Bridge e Uzay E. Emir dell’Università di Oxford e pubblicato su Current Biology, ha dimostrato che  «Sfruttando la neuroplasticità del cervello si aprono nuove prospettive per la cura di alcuni disturbi della visione».

Gli scienziati assicurano che «Grazie al neurotrasmettitore GABA, la corteccia visiva è capace di recuperare alcune sue funzionalità dopo un deficit».

Claudia Lunghi e Maria Concetta Morrone,  docenti al dipartimento di edicina clinica e sperimentale e di ricerca traslazionale dell’ateneo piasano, spigano: «La nostra ricerca ha provato che un breve periodo di esperienza visiva anormale è in grado di modificare la percezione visiva e i circuiti del cervello in soggetti umani adulti  Il sistema GABAergico può essere modulato farmacologicamente e quindi queste scoperte possono essere utilizzate per lo sviluppo futuro di strategie terapeutiche mirate a esaltare la neuroplasticità, come per esempio nel caso di danno cerebrale, o per il recupero della funzionalità visiva in disturbi della visione binoculare quali l’ambliopia, anche dopo il periodo critico».

Per studiare i meccanismi alla base della neuroplasticità del sistema visivo nell’adulto, il team italo-britannico ha «bendato un occhio a soggetti volontari adulti e ha utilizzato la spettroscopia di risonanza magnetica per misurare la concentrazione di GABA a livello della corteccia visiva prima e dopo il periodo di visione monoculare. Per quantificare la concentrazione di GABA al meglio, è stata utilizzata una macchina di risonanza magnetica a 7 Tesla, uno strumento grazie al quale è possibile misurare di proprietà del cervello che fino a poco tempo fa erano ottenibili solamente utilizzando metodi invasivi negli animali».

Nello studio si legge che «Il cambiamento percettivo è proporzionale alla diminuzione del neurotrasmettitore inibitorio GABA (acido γ-aminobutirrico) a livello della corteccia visiva primaria» e Lunghi e Morrone evidenziano che «La neuroplasticità, ovvero la capacità del sistema nervoso centrale di essere modificato dall’esperienza, è massima durante lo sviluppo, quello che si chiama periodo critico. Questa capacità di modificarsi da parte del sistema nervoso garantisce all’organismo di adattarsi all’ambiente esterno che cambia continuamente, e costituisce un vantaggio evolutivo. È importante che la neuroplasticità sia limitata dopo la chiusura del periodo critico per evitare fenomeni di mal adattamento. Per questo motivo, fino a poco tempo fa si riteneva che la corteccia visiva adulta non fosse affatto plastica».

Le due scienziate pisane concludono: «Lo studio che abbiamo realizzato dimostra la forte plasticità del cervello dell’adulto e quindi la sua potenziale capacità di riorganizzarsi anche dopo una lesione invalidante. Il fatto che l’inibizione GABAergica sia modificata dall’esperienza visiva è importante, perché dimostra che la neuroplasticità nell’adulto è mediata da meccanismi neurali simili a quelli osservati negli animali durante lo sviluppo nella regolazione dei periodi critici».