La nostra emorragia di anima e il sogno di Federico

La scienza e l’Europa: il declino del Vecchio continente e quello della sua ombra

[14 maggio 2015]

Siamo all’aperto, in una di quelle ore in cui le ombre si allungano. Ci rendiamo conto all’improvviso di non avere più la nostra di ombra. Rabbrividiamo: oddio, forse credo di esser vivo ma sono morto! L’ombra dell’Europa, che l’accompagna fedele come ogni ombra sin dalla sua nascita, è la scienza. Ha ancora l’Europa la propria ombra? Il che vuol dire: è ancora viva questa nostra Europa o è un fantasma che cammina? L’inquietante interrogativo sorge dalle prime pagine di La scienza e l’Europa* di Pietro Greco. C’è un declino dell’Europa, economico, sociale, culturale, che riguarda gli europei tutti per lo più ignari del dramma che stanno vivendo: anche le cosiddette locomotive europee declinano. Un declino iniziato secondo Greco quando l’Europa cominciò a perdere la supremazia mondiale nella scienza, con la fuga di scienziati o il loro massacro nei lager.

Un’emorragia di scienziati, che è ancor più un’emorragia di anima, che continua, inarrestabile, oggi, e che riguarda l’esistenza di tutti noi come individui: molti guai del nostro quotidiano non sono accidentali, ma dipendono dal destino che ci accomuna come europei. Intuiva il nesso già Husserl: “considero la nascita della filosofia, di una filosofia che include tutte le scienze, il fenomeno originario dell’Europa spirituale”, perciò l’attuale “crisi delle scienze”, argomentava, comporta una “crisi dell’esistenza europea”, con il conseguente presagio di un “tramonto dell’Europa”, a meno di un estremo “eroismo della ragione” (Vienna 1935, in Krisis).

Greco non cita Husserl, e ci esenta dalle asperità filosofiche. Il suo è un libro di storia, scritto con lo stile chiaro e scorrevole di un autore incline alla divulgazione. La sua storia della scienza diverge da quella che aveva in mente Husserl, in quanto fa propri i recenti punti di vista che hanno recuperato la Rivoluzione scientifica ellenistica (vedi le tesi di Lucio Russo), e quelli che hanno illuminato il buio con cui una lunga tradizione ci ha oscurato l’Occidente medievale latino-germanico.

Non a caso il libro, che ci è stato promesso come il primo di una trilogia, si concentra a lungo su un periodo emblematico del Duecento europeo: “L’Europa – vi leggiamo – non nasce in un giorno. E nemmeno in un secolo. […] Tuttavia, se dovessimo scegliere una data simbolo in cui far iniziare la civiltà europea, la faremmo cadere in uno dei giorni di luglio dell’anno 1226”. Ma cosa accade in quella data simbolo? L’imperatore Federico II incontra a Pisa il matematico Fibonacci. Federico “è il primo uomo di Stato che nelle terre occidentali dell’Eurasia […] propone un nuovo progetto di società: laico, tollerante, creativo, fondato sulla cultura. E’ il primo europeo che propone e ha una politica della scienza”. Fibonacci è il primo matematico creativo dell’Occidente europeo. Così quel giorno “la civiltà politica, sociale e culturale europea, ancora allo stato embrionale, incontra la sua anima: la scienza, appunto”.

Pietro Greco sembra anche aver catturato nel libro il sogno di Federico: europeistico, nazionale e meridionalistico, poetico e scientifico. Questo nipote del Barbarossa è italianissimo, come lo è la sua crociata, combattuta pacificamente e vinta con l’arma della diplomazia. Sotto il suo scettro la Sicilia diviene raggiante. La sua corte un giardino di filosofi, scienziati e poeti, dove le culture greco-bizantina, araba, latina e nordica si intrecciano festosamente. Qui nasce anche l’italiano, la casa comune che noi abitiamo, come insegna Heidegger. Ascoltiamola, la nostra lingua ancora bambina: “La vostra gran bieltate m’ha fatto, donna, amare, e lo vostro ben fare m’ha fatto cantadore. […] Sollazzo e gioco mai non vene mino: così v’adoro como servo e ‘nchino” (Da Gioiosamente canto di Guido delle Colonne). Chi può negarne la sicilianità, chi l’italianità?

di Leone Montagnini per greenreport.it

 

*Pietro Greco, La scienza e l’Europa. Dalle origini al XIII secolo. Roma, L’Asino d’oro edizioni, (settembre) 2014, pp. XXVI – 448, euro 20,00 ISBN 978-88-6443-251-9