Record per la scienza, con sorpresa

La storia intrigata dell’uomo in Europa: sapiens, gli stranieri siamo noi

Analizzato il Dna umano più antico mai esaminato a livello molecolare

[10 dicembre 2013]

Gli stranieri siamo noi, sostiene il genetista Guido Barbujani in uno dei suoi libri più fortunati, Europei senza se e senza ma. Già, perché noi sapiens siamo giunti buoni ultimi in quella propaggine più occidentale della massa continentale Eurasia che chiamiamo Europa. Una terra che ha una storia lunga e anche piuttosto confusa. Come dimostra il nuovo studio proposto su Nature dal gruppo di Svante Pääbo, il famoso genetista che lavora al Max Planck Institute di Antropologia Evolutiva di Leipzig, in Germania.

Pääbo e i suoi hanno analizzato il Dna mitocondriale tratto dal femore di uno dei 28 fossili rinvenuti anni fa nella Sima de los Huesos in Spagna. Stabilendo un record assoluto. E trovando quello che proprio né loro né altri non si aspettavano. I fossili, infatti, vengo attribuiti (giustamente) a quel gruppo di europei vissuti in Europa a partire da 700.000 anni fa. Molto, ma molto tempo prima dei sapiens, la nostra specie, che è giunta nel Vecchio Continente solo 40.000 anni fa.

Il record assoluto realizzato dal team di Svante Pääbo è quello di essere riusciti ad analizzare il Dna umano più antico mai esaminato a livello molecolare. Il femore di Sima de los Huesos risale, infatti, a oltre 300.000 anni fa. È vero che per ora il gruppo tedesco ha analizzato solo il Dna mitocondriale (l’unico Dna che si trova fuori dal nucleo cellulare, negli organelli, i mitocondri appunto, considerati la “fabbrica di energia biochimica” delle cellule). Ma è anche vero che nessuno prima di loro era riuscito a studiare a livello molecolare un Dna umano così antico.

Ma – record a parte – a destare sorpresa è il risultato dell’analisi. Quel Dna non è di un Neandertal, ma di un (anzi di una, perché il Dna mitocondriale si trasmette solo per linea femminile, di madre in madre) Denisoviano. Un gruppo (o una specie?) di umani che ha abitato, in quei millenni, in Siberia, o più precisamente nella parte orientale della Siberia.

Com’è possibile che il Dna mitocondriale di una Denisoviana si trova in una cellula femorale di un uomo di Neandertal? E perché gli uomini di Neandertal successivi non hanno mai mostrato un Dna mitocondriale simile?

Alla seconda domanda è più facile rispondere. Come abbiamo detto, il Dna mitocondriale si trasmette per linea femminile. La madre trasmette il suo Dna a tutti i figli, maschi e femmine. Ma solo le femmine lo possono trasmettere alla loro discendenza. Basta, dunque, che la catena familiare delle donne si interrompa e quel Dna si perde. Detto in altre parole, il ramo familiare che abitava la Sima de los Huesos non ha generato più donne e l’antico Dna, memore di un incontro con i Denisoviani, se è perduto.

Resta la prima domanda: com’è che in Spagna ci fosse Dna denisoviano? Le ipotesi sono due. O un incontro tra un maschio Neandertal e una donna denisoviana, che ha dato luogo a una famiglia per così dire ibrida. Oppure, molto più probabile, quel Dna è il ricordo di una discendenza comune tra uomini di Neandertal e uomini di Denisova. I due gruppi di umani discendono, infatti, da Homo heidelbergensis e hanno avuto il loro ultimo antenato comune circa 700.000 anni fa. Dopodiché i Neandertal colonizzarono l’Europa e i Denisoviani raggiunsero la Siberia.

Ma c’è di più. Svante Pääbo ha annunciato che presto pubblicherà i risultati delle analisi del Dna nucleare (nel nucleo cellulare risiede la gran parte del Dna, che discende per metà dai  maschi e per metà dalle femmine). E lascia intendere che in questo Dna ci sono evidenze che i Denisoviani hanno avuto rapporti interfertili con un altro gruppo umano, non ancora identificato. Questo gruppo potrebbe essere Homo antecessor, un ramo, poi interrotto, di Homo erectus sbarcato in Europa circa un milione di anni fa. Fossili di uomini antecessor, tra l’altro, sono stati trovati nei pressi della Sima de los Huesos.

Tutto questo quadro, ancora confuso, ci dice alcune cose. La prima è che la storia dell’uomo è tutta ancora da scrivere. E che l’antropologia molecolare ci sta dando un aiuto formidabile a ricostruire il nostro passato. Che questo nostro passato è molto complesso, fatti non solo di divisioni di gruppi umani, ma anche di rapporti (interfertili) tra questi gruppi. E che, infine, le terre europee sono state un ambiente ecologico adatto allo sviluppo di questo intrigo, consumatosi ben prima che, 40.000 anni fa, arrivasse Homo sapiens. E che non si è interrotto con Homo sapiens, che, lo testimonia il Dna di molti europei, con i Neandertal ha avuto notevoli rapporti. Interfertili.