Le donne preistoriche erano più forti delle moderne atlete d’élite (VIDEO)

Una contadina del neolitico aveva arti più forti di una vogatrice olimpionica

[1 dicembre 2017]

E’ stato pubblicato su Science Advances, lo studio “Prehistoric women’s manual labor exceeded that of athletes through the first 5500 years of farming in Central Europe”, il primo che ha confrontato ossa femminili antiche e con quelle di donne viventi dimostra che le contadine che vivevano agli albori dell’era agricola avevano braccia più forti delle rematrici del famoso club di canottaggio dell’università di Cambridge che ha dato alla Gran Bretagna campionesse olimpioniche e mondiali. Secondo i ricercatori del Dipartimento di archeologia dell’università di Cambridge che hanno condotto lo studio  «I risultati suggeriscono la “storia nascosta” dell’estenuante lavoro manuale eseguito dalle donne che è durato per millenni».

Lo studio, pubblicato da Alison Macintosh (Phenotypic Adaptability, Variation and Evolution – Pave Research Group, del dipartimento di archeologia dell’università di Cambridge) e dagli antropologi  Ron Pinhasi (Università di Vienna) e Jay Stock (Western University – Ontario), fa parte del progetto Adaption, Dispersals and Phenotype (ADaPt) finanziato dal Consiglio europeo delle ricerche e ha confronta le ossa di donne che vivevano nell’Europa centrale durante i primi 6.000 anni dell’era agricola con quelle delle moderne atlete e ha dimostrato che una contadina preistorica media aveva braccia molto più forti di quelle delle attuali campionesse di canottaggio.

Secondo gli archeologi di  Cambridge, questa forza fisica era probabilmente dovuta sia alla lavorazione dei terreni e poi al raccolto fatto a mano, ma anche alla macinazione del grano per fare la farina, che richiedeva almeno 5 ore al giorno di durissimo lavoro.

Fino ad ora, le indagini bioarcheologiche sugli stili di vita del nostro passato avevano analizzato le ossa delle donne preistoriche unicamente confrontandole con quelle degli uomini, ma le ossa maschili rispondono allo sforzo in modo visibilmente più forte delle ossa femminili. Secondo gli scienziati di Cambridge, «Questo ha portato alla sistematica sottostima della natura e della portata delle esigenze fisiche delle donne nella preistoria».

La Macintosh sottolinea che »Questo è il primo studio che confronta effettivamente le ossa preistoriche con quelle delle donne viventi. Interpretando le ossa delle donne in un contesto specifico per le donne, possiamo iniziare a vedere quanto fossero intensi, variabili e laboriosi i loro comportamenti, suggerendoci così una storia del lavoro delle donne rimasta nascosta per migliaia di anni».

Lo studio, che ha utilizzato un piccolo scanner TC nel laboratorio Pave di Cambridge per analizzare le ossa del braccio (omero) e delle gambe (tibia) delle modderne atlete che praticano diverse attività fisiche: dalla corsa, al canottaggio e al calcio fino a quelle con stili di vita più sedentari. I punti di forza delle ossa delle donne moderne sono stati paragonati con quelli delle donne dalle prime epoche agricole neolitiche fino ada arrivare a quelle che vivevano nelle comunità agricole del Medioevo.

La Macintosh  evidenzia che »Può essere facile dimenticarsi che l’osso è un tessuto vivente, che risponde agli sforzi a cui abbiamo sottoposto il corpo. L’impatto fisico e l’attività muscolare mettono a dura prova le ossa, quel che si chiama carico. L’osso reagisce cambiando nel tempo forma, curvatura, spessore e densità per adattarsi allo sforzo ripetuto. Analizzando le caratteristiche ossee delle persone viventi il ​​cui sforzo fisico normale è noto e confrontandole con le caratteristiche delle ossa antiche, possiamo iniziare a interpretare il tipo di lavoro chele nostre antenate facevano nella preistoria».

Per oltre 3 settimane, durante la stagione dei trial, la Macintosh e il suo team hanno scannerizzato le ossa degli arti delle squadre Open e Lightweight del Cambridge University Women’s Boat Club, che nel 2017 hanno vinto la prestigiosa Boat Race battendo il precedente record della gara. Queste donne, quasi ventenni, si allenavano due volte al giorno e remavano in media a 120 km alla settimana.

Le donne neolitiche analizzate nello studio, che hanno vissuto tra i 7400 e i 7000 anni fa, avevano una forza ossea delle gambe simile a quella delle moderne vogatrici, ma le ossa delle loro braccia erano, per le loro dimensioni, più forti dell’11-16% rispetto alle rematrici moderne e di quasi il 30% più forti delle normali studentesse di Cambridge .

Il carico degli arti superiori era ancora più forte nelle donne dell’età del bronzo (da 4300 a 3500 anni fa) analizzate nello studio, che avevano nelle braccia una forza  del 9 – 13% superiore a quella delle rematrici agonistiche, mentre le loro gambe erano del 12% più deboli di quelle delle moderne atlete.

Gli antropologi dicono che «Una possibile spiegazione per questa enorme forza nelle braccia è la macinazione del grano» e la Macintosh aggiunge: «Non possiamo dire specificamente quali comportamenti avessero causato il carico osseo che abbiamo scoperto. Tuttavia, un’importante attività nell’agricoltura primitiva era la conversione del grano in farina e questa veniva probabilmente realizzata dalle donne. Per millenni, il grano è stato macinato a mano tra due grosse pietre chiamate macina e macinello. Nelle poche società rimanenti che usano ancora macina e macinello, le donne macinano il grano fino a cinque ore al giorno. L’azione ripetitiva del braccio per macinare con queste pietre per ore potrebbe aver caricato le ossa delle braccia delle donne in un modo simile al faticoso movimento avanti e indietro del canottaggio».

Ma la Macintosh fa notare che difficilmente il lavoro femminile nella preistoria si limitasse alla macinazione del grano: «Prima dell’invenzione dell’aratro, l’agricoltura di sussistenza prevedeva la semina e la lavorazione e la raccolta manuali di tutte le colture. Era anche probabile che le donne portassero cibo e acqua al bestiame domestico, trasformassero latte e carne e convertissero le pelli e la lana in tessuti. La variazione del carico osseo riscontrata nelle donne preistoriche suggerisce che durante l’inizio dell’agricoltura si siano verificati una vasta gamma di comportamenti. In effetti, crediamo che possa essere l’ampia varietà di lavoro delle donne che rende in parte così difficile identificare le firme di un comportamento specifico dalle loro ossa».

Stock, responsabile del progetto ADaPt, conclude: «I nostri risultati suggeriscono che per migliaia di anni il rigoroso lavoro manuale delle donne è stato un fattore cruciale per le prime economie agricole. La ricerca dimostra ciò che possiamo imparare sul passato umano attraverso una migliore comprensione delle odierne variazioni umane».

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  • Prehistoric women’s manual work was tougher than rowing in today’s elite boat crews